Dalla metà di luglio a oggi i titoli bancari italiani hanno guadagnato in media il 30% in piazza Affari, recuperando la caduta seguita all’invasione dell’Ucraina. In alcuni casi come quello di Unicredit il salto è stato ancora più sostenuto e i titoli hanno messo a segno un +50%. Rimbalzo tecnico o svolta storica?
Con i tassi arrivati al 2% (livello più elevato da gennaio 2009) e quelli di deposito all'1,5%, da qualche mese la politica monetaria ha messo il turbo al margine di interesse che ha iniziato a crescere con percentuali a doppia cifra. Già in estate l'agenzia di rating S&P aveva stimato che un rialzo del 2% avrebbe comportato un aumento del margine d'interesse medio delle banche europee di circa il 18% rispetto al 2021.
Una prova generale la si è vista nei risultati dei nove mesi: le cinque maggiori banche italiane hanno registrato un utile aggregato di 8,9 miliardi, in crescita del 5,5% rispetto agli 8,25 miliardi dello stesso periodo del 2021. La componente di maggior rilievo è stata per l’appunto quella del margine di interesse, salito di quasi 1,5 miliardi (+9,1%). Questa performance ha consentito di assorbire l'esposizione sul mercato russo e di proseguire con le attività di deleveraging e alleggerimento degli stock di crediti deteriorati iscritti a bilancio.
Gli azionisti potrebbero beneficiare del quadro favorevole. In un recente report gli analisti di Citi si aspettano annunci positivi in termini di dividendi con i risultati dell'esercizio 2022 e prevedono un rendimento del capitale per il 2023 del 10% e oltre. Già oggi peraltro Santander e Ing continuano a riacquistare azioni, mentre Bnp Paribas inizierà il proprio programma di riacquisto non appena si concluderà l'operazione BancWest. Anche le banche italiane sono state generose. Intesa Sanpaolo ha maturato nei nove mesi 2,3 miliardi di dividendi e ha appena deliberato la distribuzione di 7,38 centesimi di euro per azione come acconto a valere sui risultati del 2022. Tra cedole e buyback invece Unicredit quest’anno ha distribuito 3,75 miliardi, un settimo della propria capitalizzazione.
Sarà vera riscossa? Malgrado l’ottimismo del mercato, le nubi all’orizzonte non mancano. L’economia europea si sta deteriorando e l’escalation militare in Ucraina prosegue. Al punto che la Vigilanza della Bce non manca di raccomandare prudenza ai gruppi bancari. «Se i tassi di interesse più alti e i margini sui tassi stanno sostenendo la redditività delle banche in questa fase, possono anche intaccare la capacità degli utenti che hanno fatto elevato ricorso alla leva finanziaria di restituire i loro debiti», ha avvertito il numero uno della Vigilanza Andrea Enria nella sua ultima audizione al Parlamento europeo. «Le banche devono prepararsi per il potenziale impatto avverso negativo del contesto di incertezza delle loro attività. Il nuovo contesto di rischi giustifica alcuni aggiustamenti nel nostro approccio di vigilanza», ha rincarato Enria. Sia chiaro: il regolatore ha escluso uno stop unilaterale ai dividendi, come accaduto all’inizio della pandemia. Quello che diversi banchieri temono è una stretta sui requisiti di capitale che spinga implicitamente gli istituti a essere meno generosi con gli azionisti.
I forti segnali di incertezza si riflettono anche nelle vicende di alcuni gruppi. Sotto i riflettori in questi giorni c’è soprattutto Unicredit. Venerdì 9 dicembre Bloomberg ha ventilato un aumento del requisito patrimoniale Pillar 2, sulla base delle comunicazioni preliminari della Bce. La banca guidata da Andrea Orcel ha subito messo le mani avanti, assicurando che l’incremento sarà «in misura minima rispetto all'attuale livello di 175 punti base». Tradotto: i dividendi sono assicurati. «Non c’è alcun impatto sulle politiche distributive per il 2022 e per il futuro, sul funding plan né sul target di capitale, che rimangono come da guidance», ha precisato Unicredit, che fornirà al mercato un ulteriore aggiornamento dopo aver ricevuto la lettera formale dello Srep con il risultato finale. Già oggi l’intervento della Bce ha aperto un dibattito all’interno del board di piazza Gae Aulenti, dove non manca qualche segnale di perplessità sulle scelte più recenti. Di sicuro il caso Unicredit sarà un test importante per saggiare la solidità di una riscossa a cui, malgrado tutto, banchieri e investitori avevano iniziato a credere. (riproduzione riservata)