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Le cinque maggiori banche italiane hanno chiuso i primi nove mesi dell'anno con un utile aggregato di 8,9 miliardi, in crescita del 5,5% rispetto agli 8,25 miliardi dello stesso periodo del 2021. La componente di maggior rilievo è stata quella del margine di interesse, salito di quasi 1,5 miliardi (+9,1%) grazie all'aumento dei tassi da parte della Bce. È quanto emerge dall'analisi sui bilanci di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper fatta da Value Partners, che osserva: «Gli istituti hanno beneficiato delle mutate condizioni di politica monetaria e, grazie anche agli sforzi di contenimento dei costi operativi, tale situazione ha consentito di procedere con la riduzione dei crediti deteriorati, con rettifiche in aumento del 16,8%, a cui si è sommato il calo delle esposizioni sul mercato russo dei principali istituti».
Nel periodo, inoltre, «è proseguito nel periodo lo sforzo di efficientamento dei modelli operativi per mantenere il presidio sui costi (in diminuzione dell'1,2% quelli del personale e dell'1,5% gli altri costi amministrativi) con attività mirate a compensare gli impatti dell'inflazione e con il rapporto cost/income sostanzialmente invariato rispetto al 2021».
Quanto ai singoli istituti, aggiunge Value Partners, «al netto della situazione di Mps, soltanto Intesa Sanpaolo ha mostrato una flessione dei profitti (-18%) pur registrando un buon risultato, pesantemente influenzato dalle rettifiche di valore per il conflitto russo-ucraino per 1,3 miliardi, al netto delle quali l'utile sarebbe stato in crescita del 9%».
«I dati confermano la tendenza, già evidenziatasi nel primo semestre, di una robusta crescita degli utili in linea con gli obiettivi dei piani industriali», osserva Marco De Bellis, partner di Value Partners. «Questa performance ha consentito di assorbire l'esposizione sul mercato russo e di proseguire con le attività di deleveraging e alleggerimento degli stock di crediti deteriorati iscritti a bilancio». Inoltre, rileva De Bellis, «contrariamente a quanto si era temuto alla fine dello scorso trimestre, durante il terzo trimestre non sono emerse evidenze sulla contrazione dei volumi della raccolta indiretta, la cui minor contribuzione è funzione del calo del valore dei listini e non dei volumi interessati».
Marco Abbondi, senior manager di Value Partners, rileva che «durante il terzo trimestre le banche hanno beneficiato del contesto macroeconomico di normalizzazione dei tassi avviato dalla Bce che ha sostenuto l'ulteriore crescita dei proventi incidendo molto positivamente sulla gestione caratteristica e contribuzione del margine d'interesse». Ma, aggiunge Abbondi, «per quanto concerne la remunerazione degli azionisti, nonostante le brillanti performance e gli utili conseguiti, nel prossimo futuro potrebbe non essere possibile proseguire con la politica di distribuzione di dividendi e buy-back di azioni proprie per effetto delle decisioni che assumerà la Bce a fronte dell'andamento macroeconomico e della potenziale recessione dell'Eurozona». Le banche, osserva Value Partners, dovranno anche adeguare i tassi applicabili ai prestiti Tltro chiesti alla Bce, che finora hanno ridotto il costo della raccolta.
Per quanto riguarda la qualità del credito, c'è stata una decisa riduzione dei crediti deteriorati (-17,9%) il cui peso sui crediti lordi totali è sceso al 3,1% (-0,7%). Il costo del rischio delle banche esaminate si è attestato a 49 punti base, in leggero aumento (+4 punti base). Dal punto di vista patrimoniale i dati hanno confermato la solidità complessiva del settore ma il capitale Cet1 fully phased è sceso di 78 punti base al 13,4%. (riproduzione riservata)
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