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Vigilanza Bce, guardia alta sui rischi delle banche nonostante i bilanci record
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Vigilanza Bce, guardia alta sui rischi delle banche nonostante i bilanci record

Milano Finanza - Numero 214 pag. 14 del 29/10/2022

I pericoli per il settore sono elevati a causa della probabile recessione e della crisi energetica. I supervisori sono attenti a scenari macro avversi, modelli interni e impatti legati a turbolenze di mercato. E invitano gli istituti alla prudenza | Allarme instabilità

L'attuale scenario del settore finanziario può apparire contraddittorio. Le banche europee registrano profitti record, hanno crediti deteriorati ai minimi e solide posizioni di capitale e liquidità. Nello stesso tempo, però, le autorità esprimono forte preoccupazione per i rischi legati alla probabile recessione e alla crisi energetica. In tal senso l'Esrb, l'organo Ue che individua i rischi sistemici, ha emesso per la prima volta nella sua storia un warning sulla stabilità finanziaria (si veda Milano Finanza dell'8 ottobre).

Guardia alta sui rischi delle banche nonostante i bilanci record

La Vigilanza Bce guidata da Andrea Enria ha una guardia alta sui pericoli per gli istituti di credito europei, nonostante i bilanci positivi. «Le banche devono essere pronte ad affrontare le sfide nel breve termine», è scritto nella risposta dei supervisori di Francoforte ai rilievi del Parlamento Ue sull'Unione bancaria. «Dallo scoppio della guerra in Ucraina le prospettive macro si sono ulteriormente deteriorate, mentre i mercati finanziari si sono dimostrati particolarmente sensibili ai bruschi aggiustamenti dei prezzi delle attività e dei tassi. In questo contesto, le banche potrebbero subire pressioni su diversi fronti».

Secondo la Vigilanza, «sebbene il rischio di credito complessivo dei bilanci bancari sia rimasto contenuto, si possono osservare alcuni segnali di aumento» dei rischi, per esempio nelle esposizioni «stage 2». Inoltre, «il rallentamento dell'economia, l'inflazione elevata e il rialzo dei tassi potrebbero portare a un certo deterioramento della qualità degli attivi, in particolare nei settori corporate ad alta intensità energetica, nei mercati immobiliari residenziali e commerciali, nel credito al consumo e nei finanziamenti a leva».

La Bce vuole prepararsi a scenari peggiori rispetto alle attese

L'aumento dei tassi dovrebbe restare un fattore positivo per le banche anche in caso di lieve recessione, nonostante l'impatto negativo su costo del funding e portafoglio titoli. Ma la Bce vuole prepararsi a scenari peggiori rispetto alle attese. La crisi attuale è diversa da quella pandemica. Quest'ultima aveva registrato una forte caduta iniziale e poi un rapido recupero grazie alla risposta coordinata delle politiche fiscali e monetarie. Invece in questa fase le previsioni sono gradualmente peggiorate e non è escluso che accada anche in futuro.

Perciò la Vigilanza ha chiesto alle banche proiezioni di capitale che considerino scenari avversi, in modo da definire caso per caso se necessario le politiche su dividendi, buyback e bonus. Inoltre i supervisori stanno verificando le procedure sul credito, chiedendo modifiche e requisiti aggiuntivi nel caso non siano adeguate.

Il timore della Bce è che i modelli attuali, basandosi sul passato, siano troppo ottimisti sui tassi di default e inducano le banche a fare pochi accantonamenti. Inoltre i banchieri potrebbero avere un'attesa eccessiva riguardo a eventuali aiuti pubblici come avvenuto durante la pandemia. Stavolta i margini per sostegni sono ridotti sia a livello fiscale che monetario. Invece la fine del sostegno delle Tltro, ovvero dei rifinanziamenti a tassi di favore concessi dalla Bce, non preoccupa perché le banche avevano comunque in programma di rimborsare i prestiti, prima di decidere di mantenerli per fare carry trade sui tassi.

Il rischio macro è quello più rilevante per le banche italiane

Il rischio macro è quello più rilevante per le banche italiane, ma a livello europeo ci sono anche quelli di mercato, come ha mostrato l'esperienza inglese. L'inasprimento monetario può avere effetti negativi soprattutto sui settori ad alta leva. Inoltre la pressione sui margini di clearing delle utility e dei trader di materie prime può tradursi in una maggiore esposizione al rischio di controparte per le banche. Secondo la Vigilanza comunque non bisogna allentare i requisiti delle controparti centrali, la cui utilità è emersa dopo la crisi del 2008.

Le banche dell'Eurozona sono sottoposte a una Vigilanza unificata (con la significativa collaborazione delle banche centrali nazionali tra cui Banca d'Italia) ma non esiste ancora una vera Unione bancaria. È noto il problema dell'assenza di una garanzia comune sui depositi (Edis). I governi non vogliono proteggere i depositi di altri Paesi. Enria ha comunque proposto alcune modifiche realizzabili. Innanzitutto secondo la Bce sarebbe utile togliere la cosiddetta super-priority per i fondi di garanzia dei depositi come il Fitd, che impedisce loro di superare il test del minor onore e di conseguenza di fare interventi preventivi nelle crisi. Inoltre i fondi depositi potrebbero contribuire alle perdite per arrivare all'8% del passivo da svalutare (secondo le regole del bail-in) per accedere al Fondo di risoluzione europeo, le cui risorse di fatto sono bloccate. Anche a livello legislativo servono passi avanti per aumentare la solidità del settore bancario. Intanto, in tema di regole europee, resta possibile un ricorso della Vigilanza contro la sentenza del Tribunale Ue che ha annullato la decisione Bce di porre Carige in amministrazione straordinaria. (riproduzione riservata)



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