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Escalation di controlli
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Escalation di controlli

Milano Finanza - Numero 224 pag. 16 del 12/11/2022

Bce/2Francoforte intensifica il pressing sulle banche innervosendo i ceo. Dalla leverage finance ai dividendi, dalla Russia alla svolta green, oggi i terreni di confronto (e scontro) si stanno moltiplicando

La lettera che il presidente di Société Générale, Lorenzo Bini Smaghi, ha mandato alla Vigilanza Bce per protestare contro le interferenze sul lavoro dei board è un gesto a cui molti banchieri europei hanno guardato con un senso di liberazione. La percezione diffusa è infatti che negli ultimi mesi la pressione regolamentare si sia intensificata, andando ben oltre i livelli già impegnativi raggiunti negli anni scorsi. Del fenomeno si danno letture diverse. C'è chi ritiene che l'organo guidato da Andrea Enria voglia preparare gli istituti maggiori all'entrata in vigore di Basilea 4. C'è invece chi pensa che a preoccupare il regolatore sia soprattutto il deterioramento del quadro macroeconomico e la prospettiva sempre più concreta di una recessione.

Quale che sia la ragione, il pressing per i banchieri è aumentato su molteplici fronti. Prima di tutto su quello del credito. Lo scoppio della guerra in Ucraina e il rapido aumento dell'inflazione ha spinto Bce a mettere subito sotto esame gli istituti, per verificarne la tenuta finanziaria. A settembre per esempio le banche hanno dovuto presentare un aggiornamento sullo stato di salute del portafoglio crediti alla luce dei rincari energetici in corso.

Nel dettaglio, alle banche è stato richiesto di stimare gli effetti di un rallentamento e perfino di uno stop delle forniture di gas dalla Russia sui finanziamenti sia verso le aziende energivore che verso quelle colpite indirettamente dalla stretta decisa da Vladimir Putin. A fine ottobre invece gli istituti hanno dovuto fornire a Francoforte le informazioni relative all'impatto del quadro macroeconomico sulle principali grandezze di bilancio. Anche in questo caso le stime sono state articolate su due scenari, uno base e l'altro avverso, e hanno tenuto conto delle previsioni qualitative e quantitative fornite sinora dalla banca centrale. Tutti questi esercizi hanno uno scopo principale: testare quelle che Bce chiama le traiettorie di capitale, cioè l'evoluzione possibile del capitale a fronte di shock esogeni come può essere appunto una recessione. In questo ambito, va da sé, grande attenzione è rivolta alla remunerazione dei soci. Il 2022 è stato sinora un anno di grandi soddisfazioni per il settore bancario europeo. La risalita dei tassi di interesse e il contenuto impatto del rallentamento economico sugli attivi hanno spinto al rialzo ricavi e profitti per la gioia degli azionisti che sono stati ripagati con dividendi e buyback. Una politica che però non piace alla vigilanza. Giovedì 10 novembre Enria è stato molto chiaro: le banche devono riconsiderare le loro previsioni sui livelli patrimoniali e le loro policy di distribuzione di dividendi o buy-back sulla base di uno scenario previsionale che consideri una possibile recessione, o un blocco alle forniture di gas dalla Russia. Il numero uno della Vigilanza è stato comunque molto chiaro nell'escludere uno stop ai dividendi come quello varato in via eccezionale nel 2020: «Ho detto varie volte, e lo ripeto, che quella era una situazione straordinaria, in cui non avevano alcuna visibilità previsionale e non potevamo differenziare tra banca con alti livelli di capitale e una banca con meno capitale». Al di là delle dichiarazioni quello che molti banchieri si aspettano è una stretta sui requisiti di capitale che spinga implicitamente le banche a essere meno generose con gli azionisti. Per esempio, si confida il manager di una grande banca italiana, un ambito a cui si guarda con preoccupazione è quello della cosiddetta leverage finance, cioè le operazioni di finanziamento verso aziende investment grade ma con basso livello di patrimonializzazione. Tradotto: soprattutto (anche se non esclusivamente) il credito verso le pmi. Se già nel 2017 Bce ha iniziato a mettere sotto pressione le banche sotto questo aspetto, l'aspettativa è che il prossimo anno la moral suasion possa trasformarsi in un'imposizione di carattere formale attraverso la richiesta di requisiti di capitale aggiuntivi. Una mossa che, se da un lato andrebbe a ridurre i ricavi delle banche, dall'altro potrebbe aggravare le difficoltà dell'economia reale ostacolando l'accesso al credito.

Un altro terreno di confronto e talvolta di scontro con i joint supervisory team (i gruppi responsabili della vigilanza day to day sulle banche rilevanti) è quello della svolta green. Anche se la crisi energetica ha messo in stand-by gli obiettivi green dell'Unione Europea, la Bce ha scelto infatti di non allentare il pressing sul fronte climatico. Pur in assenza di metriche definite, solo nell'ultimo anno ci sono stati uno stress test e una thematic review sui rischi climatici-ambientali. Anche in questo ambito i giudizi formulati dal regolatore sono stati severi, soprattutto per quanto riguarda gli istituti medi e piccoli. Le maggiori criticità si sono registrate nel risk management framework (dal processo di concessione integrato del credito al pricing degli impieghi), in cui la metà del campione ha mostrato prestazioni inadeguate.

Altro terreno scivoloso è l'esposizione verso la Russia, sia diretta (attraverso controllate) che indiretta. In questo ambito Bce gradirebbe una rapida uscita delle banche dal paese per neutralizzare i rischi. La cosa però è di difficilissima attuazione, specie dopo il decreto con cui nell'estate scorsa il governo di Vladimir Putin ha difatto congelato le exit dei gruppi finanziari occidentali. A ciò si aggiunga che all'orizzonti non si vedono investitori disposti a subentrare alle banche europee su asset dal valore ormai alquanto incerto. Lo dimostra il fatto che dalla Russia è di fatto uscita sinora solo la francese SocGen, incassando peraltro una perdita pesante. Sebbene non riguardi la Vigilanza ma il braccio monetario della Bce, anche la stretta sui prestiti agevolati Tltro è stata ovviamente alimentato tensioni: «Quello era un contratto stipulato con le banche, di cui sono state unilateralmente cambiate le regole», si confida un banchiere precisando che: «se alcuni istituti avevano contemplato il rischio dei loro piani, altre sono state colte di sorpresa e potrebbero avere effetti non trascurabili».

Se gli jst non trascurano le questioni di governance, dove anzi chiedono ai consigli di amministrazione competenze e responsabilità via via maggiori anche per i ruoli non esecutivi, nel dialogo con le banche si registrano anche incursioni in ambiti oggettivamente lontani dalla tradizionale sfera di intervento della Vigilanza. Nelle scorse settimane per esempio a un istituti italiano è stata chiesta un'informativa sulla customer experience aziendale, mentre un altro è stato incalzato sulla copertura commerciale dei territori.

Con tanti fronti aperti e giudizi spesso severi, non stupisce che alcune interlocuzioni possano surriscaldarsi. Se la scorsa settimana sono circolati rumor su frizioni tra la Bce e il ceo di Unicredit Andrea Orcel, sono molti in banchieri esasperati dall'escalation di controlli. Soprattutto perché le tensioni rischiano di trasmettersi ai canali di trasmissione del credito che nei prossimi mesi saranno essenziali per contrastare gli effetti della recessione. (riproduzione riservata)



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