Dopo le tre settimane di pausa estiva, il governo Meloni è tornato in attività con un Consiglio dei ministri che ha consentito agli esponenti dell’esecutivo di fare il punto sugli impegni futuri.
Dalla ripresa dei lavori parlamentari alla fine dell’anno infatti il programma è fortemente cadenzato e tutto improntato alla legge di Bilancio 2024, passando per la definizione delle priorità e la ricerca delle risorse sufficienti per realizzarle.
La prima tappa sarà il 5 settembre con il nuovo confronto dell’esecutivo con i sindacati sulle pensioni, uno dei pilastri della manovra. Il governo lavora sulla flessibilità d’uscita dal mondo del lavoro, con l'obiettivo di confermare quota 103 ed estendere le categorie dell'Ape sociale. Mentre l’ipotesi di estendere a tutti i lavoratori, a prescindere dall’età, di andare in pensione con 41 anni di contributi sembra per ora accantonata, a causa della difficoltà di garantire un’adeguata copertura finanziaria. Quanto alla previdenza integrativa, è in programma per il 18 settembre un tavolo con le parti sociali sul tema.
Riprendendo il filo cronologico, sarà decisiva la riunione di maggioranza del 6 settembre, per delineare l’architettura effettiva e gli obiettivi della manovra a cui dare priorità in base alle risorse disponibili.
L’esecutivo conta di trovare fondi innanzitutto con la spending review. Tanto che entro il 10 settembre i ministeri dovranno comunicare le proprie proposte di risparmio, senza però poter toccare le spese per il Pnrr, la Transizione 4.0 e la ricostruzione post-calamità naturali. Inoltre il governo conta di reperire risorse tramite la riforma fiscale. La data da tenere in mente in questo caso è il 20 settembre, ultimo giorno per le 13 Commissioni di esperti messe in campo dal viceministro al Mef, Maurizio Leo, di trasmettere gli schemi dei decreti attuativi.
Dalle ultime settimane di settembre fino alla fine dell’anno, le tempistiche diventeranno ancora più concitate. Difatti entro massimo il 27 settembre, l’esecutivo dovrà presentare alle Camere la Nadef, il documento che aggiorna le previsioni economiche e finanziarie nazionali. Gli obiettivi della Nadef saranno poi ripresi dal Documento programmatico di bilancio che Palazzo Chigi dovrà inviare a Bruxelles entro il 15 ottobre. Su tale testo la Commissione europea dovrà adottare un parere entro il 30 novembre.
Nel mentre il disegno di legge di Bilancio dovrà essere presentato al Parlamento italiano, non oltre il 20 ottobre. Partirà così l’iter di approvazione alle Camere che dovrà essere portato a termine entro il 31 dicembre, pena il passaggio all’esercizio provvisorio. Anche se l’intero ciclo burocratico si concluderà davvero alla fine di gennaio 2024, con la presentazione degli eventuali disegni di legge collegati alla manovra.
Oltre alle consuete stringenti tempistiche, quest’anno la discussione della manovra coincide con la fase conclusiva del negoziato sulla riforma delle regole di bilancio europee. Difatti la sospensione del Patto di Stabilità, decisa nel 2020 in piena emergenza pandemica, scadrà alla fine del 2023 e serve quindi un nuovo accordo tra i 27 dell’Ue entro l’anno per evitare il ritorno alle precedenti rigide regole di bilancio.
Un’eventualità che non piace all’Italia perché non risponderebbe all’esigenza di continuare ad «accompagnare e aiutare famiglie e imprese nelle trasformazioni che stiamo vivendo», ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Proprio colui che rappresenterà l’Italia nell’Ecofin del 17 ottobre nella discussione con i suoi omologhi europei sulla nuova governance economica Ue. (riproduzione riservata)