
Brasile, Messico e l’effetto cambi spingono i ricavi di Buzzi. Il gruppo del cemento ha registrato ricavi netti consolidati nel primo trimestre 2023 pari a 955,9 milioni di euro, +19,5% rispetto al 2022, sopra la stima di Equita Sim a 934 milioni e poco sotto quella di Citi a 960 milioni. Le variazioni nei tassi di cambio hanno inciso positivamente per 27,6 milioni. A cambi costanti, il fatturato sarebbe aumentato del 16%. Inoltre, il rafforzamento dei prezzi, in tutti i mercati in cui il gruppo è presente, ha compensato le minori quantità vendute di cemento e calcestruzzo: -8,8% a 5,8 milioni di tonnellate e -12,2% a 2,4 milioni di metri cubi, rispettivamente.

Scendendo più nel dettaglio, le vendite, sottolinea Buzzi, hanno mostrato un andamento particolarmente negativo in Europa Centrale e Orientale, dove l’andamento delle consegne è stato penalizzato sia dal clima avverso sia dal calo della domanda, su cui ha impattato la minor attività nel comparto residenziale. Le vendite in Europa Orientale sono state ancora fortemente penalizzate dal difficile contesto operativo in Ucraina (fatturato a 9,7 milioni, -26,1%). Meglio negli Stati Uniti (+24,2% a 375,0 milioni di euro) e in Italia (+24,8% a 203,7 milioni) e soprattutto in Messico (+45,2% a 242 milioni con l’apprezzamento del peso messicano, +12,8%, che ha inciso positivamente sulla conversione in euro) e in Brasile (+23,1% a 92,5 milioni, grazie all’apprezzamento del real brasiliano, +5%).
Infine, in Russia il management locale che presidia le attività ha reso noto che i volumi di vendita sono stati di poco superiori a quelli dello stesso periodo nell’anno precedente. La variazione dei prezzi di vendita, in valuta locale, è risultata anch’essa favorevole. In tale contesto, i ricavi netti hanno raggiunto 60,1 milioni, in aumento del 57,3% rispetto ai 38,2 milioni del 2022. L’effetto della rivalutazione del rublo è stato molto considerevole, avendo come periodo di confronto quello di apertura del conflitto in Ucraina (+21,1%); in valuta locale il fatturato avrebbe espresso un incremento del 24,1%.
La posizione finanziaria netta a fine periodo è risultata positiva per 279,2 milioni (246 milioni la stima di Equita) contro i 288,2 milioni di fine 2022 pur a fronte di spese per 60,9 milioni (61,9 milioni il corrispondente valore nel 2022). I risultati raggiunti, ha affermato Buzzi, «sono coerenti con le previsioni per l’anno in corso delineate a fine marzo. Riteniamo che le dinamiche delineate possano confermarsi anche nel prosieguo dell’anno in corso. In particolare, negli Stati Uniti prevediamo che la domanda continui a beneficiare del contributo positivo delle infrastrutture e di alcuni segmenti dell’edilizia non residenziale, a discapito di una evidente contrazione dell’attività nel comparto residenziale».
Tuttavia, il gruppo non ha escluso che i recenti dissesti nel sistema bancario possano portare ad un’ulteriore stretta monetaria, con ripercussioni sul settore delle costruzioni. In Europa, invece, nonostante la dinamica positiva del comparto infrastrutture, «prevediamo che la domanda continuerà a essere penalizzata dal rallentamento dell’attività nel comparto residenziale. In Messico e Brasile, stimiamo che la combinazione volumi, prezzi e costi conduca, anche nei prossimi mesi, ad un certo sviluppo positivo. La stabilizzazione dei prezzi dell’energia, sebbene su livelli superiori rispetto al 2022, se confermata ci permette di avere una miglior visibilità sulla dinamica dei costi di produzione dalla primavera in poi. In conclusione», dice, «riteniamo che il margine operativo lordo raggiunto lo scorso esercizio possa essere pareggiato agevolmente anche nel 2023».
A Piazza Affari, dopo i conti, il titolo Buzzi Unicem spunta solo un +0,18% a 22,62 euro. «Il fatturato è risultato in linea con le nostre stime e il gruppo ha mantenuto invariate le precedenti previsioni, ovvero che l'ebitda ricorrente dell'esercizio 2023 rimanga simile a quello dell'esercizio 2022 (892 milioni di euro, attualmente il consenso lo vede a 879 milioni e Citi a 893 milioni, ndr)», commenta Citi, «ma abbiamo notato un miglioramento del sentiment del management, in quanto la formulazione è cambiata da “l'ebitda ricorrente del gruppo potrebbe raggiungere un risultato simile a quello dell'anno scorso a l'ebitda raggiunto l'anno scorso dovrebbe essere facilmente eguagliato anche nel 2023”. Tutte e quattro le regioni hanno registrato una buona crescita dei ricavi, con l’Europa centrale rimasta indietro rispetto alle altre regioni, con una crescita del 10% circa su base annua, a causa della debolezza della domanda e del clima meno favorevole. Il mercato ucraino rimane difficile, soprattutto in presenza di una base di confronto difficile, dato che i primi due mesi dell'anno scorso non erano stati in gran parte influenzati dalla guerra». Per altro, nota Citi, il primo trimestre dell’anno è tipicamente modesto a causa della stagionalità, con ricavi che rappresentano circa il 20% dei risultati dell'intero anno. Attualmente i ricavi del primo trimestre 2023 sono pari a circa il 24% dei ricavi stimati dal consenso per fine esercizio (4,028 miliardi di euro) e Citi ritiene che ciò possa avere un impatto positivo sulle stime di fine anno. Citi, che ha ribadito il rating neutral e il target price a 23 euro su Buzzi, per fine 2023 si aspetta ricavi a 4,103 miliardi di euro (3,995 miliardi nel 2022) e un utile netto a 517,3 milioni (458,8 milioni nel 2022) con un dividendo di 0,50 euro (da 0,45 euro per azione, yield del 2,2%). (riproduzione riservata)