Il 2022 ha messo a dura prova il mercato delle costruzioni, schiacciato dall’inflazione dei costi e dalla contrazione dei volumi nella seconda parte dell’anno. Secondo gli analisti di Berenberg, il 2023 non sarà da meno: la domanda negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito si indebolirà ulteriormente del 6-7% e il mercato residenziale sarà la vittima principale. Gli esperti si aspettano anche un calo della spesa pubblica per il settore nel Vecchio Continente, un rallentamento nelle attività di ristrutturazione e un’erosione dei margini e degli utili delle principali aziende. Su titolo italiano Buzzi Unicem (-0,80% a 19,145 euro) Berenberg ha tagliato il cui rating da buy a hold e il target price da 22 a 20, ritenendo che il gruppo non utilizzerà più la sua significativa capacità di bilancio per aumentare i rendimenti per gli azionisti. Ma nonostante le prospettive negative sull’intero settore, alcuni titoli continuano a rappresentare interessanti opportunità di investimento.
Un punto di forza del settore è la sua salute finanziaria, con la maggior parte delle società che presentano bilanci solidi. Per gli analisti, questo capitale sarà impiegato in ulteriori acquisizioni trasformative (per aziende come Holcim e SaintGobain) e in operazioni di crescita bolt-on (Crh, Ferguson, Vinci), oltre che in programmi di acquisto di azioni proprie già in corso. Così Berenberg conferma il rating buy sulle azioni con profitti resilienti (Crh e Vinci), su quelle che hanno saputo accrescere la propria quota di mercato (Fergusin) e su quelle in cui riconoscono un forte valore intrinseco (HeidelbergCement).
È proprio la mancata retribuzione degli azionisti ad aver spinto Berenberg a declassare il titolo Buzzi Unicem e a tagliare le stime sull’ebitda 2023-2024 del 7%. “Continuiamo ad apprezzare il portafoglio statunitense della società, il solido bilancio e la bassa valutazione, ma con il deterioramento degli utili riteniamo che ci siano meno possibilità che il management utilizzi il bilancio per avviare un ampio programma di rientro del capitale”. Gli analisti si aspettano che l’azienda chiuda l’anno con una contrazione del 13% del margine operativo lordo, principalmente a causa delle stime più negative sulla divisione Usa. Questa, precisano da Berenberg, è sicuramente una risorsa per il gruppo nel lungo periodo, ma nel 2023 registrerà un calo organico dei volumi del 5%. Un andamento simile anche per il secondo centro di profitto di Buzzi, la Germania. Gli esperti prevedono un calo della domanda nel 2023 con un’erosione dei margini e quindi si aspettano che l’ebitda della divisione scenda del 20%. In passato, la visione positiva di Berenberg sul titolo era spiegata proprio dal potenziale di impiego del bilancio. Ma se da un lato la disciplina finanziaria ha consentito al gruppo di restare solido in un contesto economico incerto, dall’altro ha rimosso l’effetto catalizzatore. “Buzzi tratta a 4 volte il multiplo ev/ebitda per il 2023, un livello sicuramente interessante. Tuttavia, riconosciamo che il titolo è stato scambiato a questo prezzo già nell’ultimo anno e quindi, considerando il deterioramento del profilo degli utili nel 2023, fatichiamo a vedere lo slancio necessario ad alzare di nuovo il nostro giudizio nel breve termine”. (riproduzione riservata)