Mentre nel mondo le ipo rallentano, in Italia il numero delle società che sbarcano in borsa è in crescita. Questo è il riassunto dello scenario che emerge dai nuovi dati analizzati nell’EY Global Ipo Trends 2023, secondo il quale quest’anno si sono realizzate sul mercato mondiale 1.298 offerte pubbliche iniziali, per una raccolta pari a 123,2 miliardi di dollari. Nel 2023 il volume delle ipo nel mondo è così sceso dell’8%, mentre il calo della raccolta è addirittura del 33% su base annua.
Il mercato globale delle ipo ha vissuto uno scenario mutevole nel corso dell’ultimo anno, con un miglioramento della propensione alle operazioni dei mercati occidentali e una ripresa dei volumi sia nelle Americhe che nell’area Emeia. Fattori però controbilanciati da un raffreddamento dell’economia cinese, oltre che dalla prevalenza di operazioni a piccola capitalizzazione in mercati in via di sviluppo rispetto alle offerte più grandi, su cui ha inciso anche il contesto di tassi di interesse in rialzo in risposta ai tassi di inflazione più elevati registrati negli ultimi decenni a livello globale.
Eppure in questo contesto il numero delle ipo sul mercato italiano nel 2023 è aumentato del 10%, con un incremento del 9% per quanto riguarda i capitali raccolti. «Dopo l’anno record registrato nel 2021 per le ipo sia in Italia sia nel mondo, che ha lasciato il posto a una forte riduzione nel 2022, il 2023 ha visto un complessivo miglioramento in Italia, anche se caratterizzato da una doppia velocità», spiega Paolo Aimino, Ipo e Capital Markets Leader di EY in Italia. Il riferimento alla doppia velocità si spiega con il fatto che grandi offerte pubbliche, come ad esempio quelle di Lottomatica e Ferretti nei primi sei mesi, sono mancate nella seconda parte dell’anno.
«Dopo un primo semestre in cui il mercato italiano ha mostrato segnali di controtendenza grazie a tre operazioni rilevanti sul mercato principale, che hanno permesso a Euronext Milano di diventare il decimo mercato in termini di raccolta di capitali nel semestre», sottolinea Aimino, «il secondo semestre ha mostrato un certo rallentamento, specie nell’ultimo trimestre, prevalentemente attribuibile alle incertezze del contesto macroeconomico e alla continua volatilità connessa alle tensioni geopolitiche internazionali».
Tornando all’analisi a livello globale, sia il settore industriale sia quello dei prodotti di consumo hanno avuto un andamento positivo nel 2023, con il primo che ha registrato il maggior numero di operazioni, mentre il secondo è l’unico a mostrare un aumento sia del numero che dei proventi delle ipo. Il settore tecnologico ha continuato invece a registrare un calo, a causa della deludente accoglienza degli investitori alle ipo di società di alto profilo negli Stati Uniti nel settore e tenuto conto del fatto che le startup focalizzate sull’Intelligenza Artificiale generativa sono ancora nella fase di sviluppo attraverso il venture capital. Nonostante questo, le ipo tecnologiche hanno guidato la classifica della raccolta nel 2023.
Ma quali sono le prospettive globali per il 2024? Secondo EY, una riduzione dell’inflazione e potenziali tagli ai tassi di interesse nel 2024 potrebbero tornare ad attirare gli investitori verso le ipo, migliorando la liquidità e le prospettive di rendimento. Resta però l’incognita dell’instabilità geopolitica prolungata, che potrebbe minare la fiducia.
In generale, la ripresa delle ipo nel corso prossimo anno dipende soprattutto dal miglioramento dello scenario macroeconomico. La maggior parte aziende, nei diversi settori, sono in attesa di condizioni di mercato più favorevoli per ampliare le finestre delle ipo. «Quando i venti contrari si calmeranno, la fiducia potrebbe riprendersi e i mercati presenteranno nuovamente opportunità per le ipo», conclude EY. (riproduzione riservata)