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Borsa, l'Egm attira le ipo ma non i soldi: tutti i problemi del listino. Parlano le aziende
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Borsa, l'Egm attira le ipo ma non i soldi: tutti i problemi del listino. Parlano le aziende

Milano Finanza - Numero 232 pag. 14 del 25/11/2023

Euronext Growth Milan si conferma il listino di Piazza Affari più attraente per la quotazione, ma poi le società lamentano carenza di investitori, di liquidità sul titolo e di scambi. Il governo e le istituzioni cercano soluzioni | Borsa, Antonio Tajani: il Manifesto per il mercato dei capitali buona base per il confronto governo-parti sociali. Il documento

Dal Ddl Capitali al Manifesto per lo Sviluppo dei Mercati in Italia, forse mai come nell'ultimo periodo Governo e istituzioni hanno ben chiara l'impellenza di ridare ai mercati dei capitali nuova linfa vitale.

L'Euronex Growth Milan, il segmento delle piccole e medie imprese, continua a rappresentare la punta di diamante di Piazza Affari. La lista delle ipo sul segmento resta lunga e attrattiva ma dopo la quotazione c'è carenza di investitori, di liquidità e di scambi. A dirlo sono le dirette interessate del listino che, interpellate sull'andamento della quotazione, hanno disegnato un vero e proprio chiaroscuro sulla situazione.

I benefici

Sul lato dei benefici l'ipo «ha il vantaggio principale di dare visibilità, nei confronti delle istituzioni finanziarie e dei clienti», spiega ad esempio Andrea De Micheli, presidente e ad di Casta Diva Group, «gli obblighi di trasparenza ci hanno reso riconoscibili e più affidabili ai loro occhi». Sul punto concorda Green Oleo, anche se approdata in borsa solo da qualche mese, così come Enrico Arras, presidente e ad dell'omonimo gruppo, che aggiunge come la quotazione sia importante per «i rapporti intrapresi con gli advisor, le banche d'affari, gli studi legali» poiché «aiutano la crescita dell'imprenditore e dell'azienda».

Nonostante gli obblighi di quotazione a cui adempiere siano tanti, Luca Lastrucci, ceo di Powersoft, evidenzia come la scelta di approdare in borsa abbia permesso all'azienda di essere «molto più strutturata» e di aver «acquisito maggiore capacità competitiva». Un aspetto non da poco conto quello della struttura aziendale anche secondo Alberto Franchi, presidente e ad di Franchi Umberto Marmi. «La quotazione», spiega, «ci ha spinto a riorganizzare le nostre attività e a strutturare i nostri processi produttivi e organizzativi in maniera efficace».

L'ipo può essere anche un catalizzatore d'innovazione. È il caso di Osai, il cui presidente Mirella Ferrero sottolinea come l'arrivo sull'Egm abbia innescato il cambiamento «grazie all'acquisizione di talenti, l'adozione di criteri Esg nella cultura aziendale, la formazione intrapresa». Sulla stessa scia Federico Girotto, amministratore delegato di Masi, racconta che per la società l'arrivo in borsa «ha contribuito al rafforzamento dell'assetto organizzativo e in particolare dell'infrastruttura aziendale, intesa sia come presidi di compliance, sia soprattutto come cultura della trasparenza e della rendicontazione».

Il volano quotazione

Insomma, la quotazione può indubbiamente produrre benefici tanto da portare aziende come Dotstay a definire l'ipo «un vero spartiacque col passato, se non proprio una rinascita», così come racconta l'ad Alessandro Adamo. O come spiega Daniele Peli, co-founder e ad di Intred che, guardando i bilanci dal 2018, anno della quotazione, ad oggi, paragona la quotazione a «un volano». Per altre società come Cy4Gate, invece, l'Egm è stato un trampolino di lancio: «il passaggio all'Euronext Star Milan», racconta Emanuele Galtieri, ceo e general manager dell'azienda parlando del passaggio avvenuto a giugno 2023, «ha rappresentato per Cy4gate un fondamentale passo avanti nel percorso in atto verso una crescita robusta e sostenibile».

Stessa storia quella di Unidata: «Le condizioni avverse non ci hanno demotivato ma hanno rappresentato per noi una sfida che abbiamo affrontato e superato brillantemente, arrivando, il 6 giugno 2023, a debuttare sul mercato principale nel segmento Star», racconta Roberto Giacometti, cfo e investor relations officer dell'azienda.

Titoli non valorizzati e scarsa liquidità

Ma al di làdegli innegabili vantaggi della quotazione in borsa e dell'Egm come strumento di crescita per le piccole e medie imprese italiane ci sono però numerosi aspetti critici. Alcuni si sono acuiti nel corso degli ultimi mesi e in particolare in questo 2023. Si prenda come esempio il caso di Nocivelli. La società a settembre ha rivisto al rialzo l'outlook per fine anno, confermando il rating buy da parte di Banca Akros che ha alzato il target price a 5,7 euro. «Tuttavia questo ottimo andamento non si riflette nella valorizzazione del titolo in borsa», spiega la società. E così «Nocivelli non ha ancora visto i benefici che sperava di avere dalla quotazione». Come tante altre, la società si confronta con la sfida della scarsa liquidità.

Un problema, e lo dimostrano i dati, che è esploso nell'ultimo anno e sta condizionando quasi l'intero listino delle pmi di Piazza Affari. «La maggiore attrazione del mercato obbligazionario, che da rendimenti inesistenti si è portato a livelli che non si vedevano da tanti anni, ha causato e causa una mancanza di liquidità», sottolinea Alessandro Mutinelli, ceo di Iwb, avvertendo che «nonostante le aziende continuino a produrre utili, c'è un'erosione del valore». Lo racconta anche Paolo Mainetti, ad di Valtecne, sull'Egm dallo scorso marzo: «La nota dolente riguarda proprio la scarsa liquidità del mercato azionario delle pmi in Italia, che tiene lontani numerosi investitori, soprattutto internazionali, e penalizza i titoli delle small cap quotate, anche se hanno business in crescita e redditività interessanti». Il cuore del problema, segnala Reway, è che «la maggior parte delle società ha pochissimi scambi giornalieri e anche le emittenti più virtuose diventano poco attrattive per gli investitori: la conseguenza è una generale sottovalutazione delle quotate nell'Egm rispetto ad altri mercati».

I limiti che l'Egm ha

La scarsa liquidità produce anche altri effetti e diventa un limite. «La poca movimentazione di capitale all'interno di questo mercato e le bassa valutazione del titolo, assolutamente non realistica, limitano alcune delle operazioni che una quotata potrebbe fare», spiega Alberto Abbo, presidente e ad di Bifire, «come sfruttare la presenza sul mercato per fare acquisizioni utilizzando le proprie azioni come strumento di scambio». In effetti, concorda Nazzareno Gorni, ceo di Growens, «il titolo non è allineato al reale andamento aziendale certificato dai numeri e in queste fasi è stato più difficile sia raccogliere capitali sia fare operazioni di m&a».

I limiti dell'Egm non li nasconde nemmeno Paolo Delprato, ceo di Racing Force: «È stato un primo passo per noi ma, anche se oggi in cantiere non c'è ancora nulla, non nascondiamo di puntare a mercati più importanti perché Euronext Growth Milan, quando si inizia ad avere una dimensione più importante, è troppo limitativo e i volumi su quel mercato sono troppo bassi». Inoltre, aggiunge Delprato, «quello che era uno degli obiettivi principali, una maggiore rilevanza a livello internazionale, l'abbiamo ottenuta di più grazie al dual listing a Parigi». L'Egm «è ancora un mercato poco sviluppato, dove non c'è il volume tipico delle operazioni dei mercati regolamentati», anche secondo Veronica Leonardi, executive board member di Cyberoo. «Aiuterebbe qualche incentivo in più che permetta agli investitori istituzionali e professionali di guardare con maggiore interesse a questo mercato».

Del resto è un innegabile dato di fatto che l'Egm stia registrando pochi scambi e riteniamo che l'attuale andamento del titolo non rifletta ancora il valore della società», segnala Valeria Sandei, ad di Almawave, «ma la nostra strada è corretta e orientata al medio-lungo periodo». Anche Francesco Mosconi, presidente e ad di Gentili Mosconi, conferma che «in questo momento il mercato non sta assolutamente riconoscendo il valore reale del gruppo, ma l'importante è che i fondamentali e la società siano sani ed è così. Alla lunga questo verrà riconosciuto».

Un pensiero simile a quello di Pasquarelli Auto, che di fronte ai volumi di scambi poco significativi che si vedono sul mercato Egm resta convinta «che, con il tempo, la nostra professionalità e il nostro impegno verranno certamente apprezzati dal mercato e quindi verranno anche rispecchiati dall'andamento del titolo». L'ottimismo quindi non manca, anche perché, e a spiegarlo è Michele Corradi, ceo di Lindbergh, se la valorizzazione di molti titoli è penalizzata da questa situazione, «dall'altro lato questo offre al mercato ottime opportunità di investimento. Con un orizzonte di lungo termine, credo che queste situazioni debbano essere considerate contingenti».

Pir, speculazione e costi

La situazione attuale è figlia anche dei riscatti dei fondi Pir (Piani individuali di risparmio) lanciati nel 2017 per convogliare una parte degli investimenti sulle pmi. «A fronte dei deflussi dei Pir non ci sono stati nuovi fondi che abbiano assorbito le vendite», segnala la quotata Energy, «e il nostro titolo ne ha risentito in modo particolare perché presente in quasi tutti i portafogli». Quello dei Pir è un problema anche secondo Vincenzo Polidoro, consigliere esecutivo di First Capital: «Con la liquidazione di molte posizioni, molte quotate sono sottovalutate nella capitalizzazione, portando spesso l'imprenditore a non credere più nella quotazione come supporto per la crescita della società». Anche perché un'altra criticità è riuscire sempre a capire chi investe sulla propria azienda: «La borsa a volte impone investitori istituzionali che poco conoscono i modelli di business e spesso hanno un obiettivo di speculazione nel breve: questa è una non positiva constatazione successiva alla quotazione», dice Deodato Salafia, fondatore, ad e presidente di Deodato.Gallery.

Paolo Pescetto, founder e presidente di Redfish LongTerm Capital, segnala invece che «l'essere quotati comporta obblighi e oneri di compliance e governo societario non sempre strettamente necessari per la gestione di un veicolo di investimento di size media come il nostro». Inoltre, «il processo di quotazione non è stato sempre fluido e semplice», sottolinea Giovanni Di Pascale, ceo di Altea Green Power, «ma ha comportato un cambio di mentalità importante nella nostra azienda e rifarei questa scelta».

In realtà non sono tanto i costi a inibire l'avvio di questo percorso, «quanto l'idea di dover condividere le scelte e le strategie aziendali», aggiunge Giuseppe Russello, presidente e ceo di Omer. «Il mio consiglio agli imprenditori è valutare con attenzione, prima di prendere la strada dei mercati finanziari, se si è mentalmente predisposti ad accogliere nel modo più produttivo possibile questo importante cambiamento». (riproduzione riservata)



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