Il governo ha una ragione in più per provare a risolvere, una volta per tutte, il problema dei crediti fiscali incagliati legati al Superbonus. Da una loro corretta quantificazione può dipendere la possibilità che tali crediti vadano a pesare sul deficit del 2023, del 2024 o dei prossimi anni. Tema di stretta attualità a pochi giorni dal Consiglio dei ministri che forse già domani, al più tardi giovedì, licenzierà la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e quindi le stime sulle quali costruire la prossima manovra.
Tra le variabili da considerare per mettere a punto il prossimo quadro macro-economica si attende il parere Eurostat sulla contabilizzazione come «pagabili» o «non pagabili» dei crediti fiscali. Nel primo caso andrebbero contabilizzati nel 2023 tutti i crediti emersi quest’anno, nel secondo invece andrebbero spalmati sui prossimi, quando saranno usati dai beneficiari.
Nelle interlocuzioni tra Roma e Lussemburgo si lavora per confermare la classificazione di pagabili per il 2023, caricando l’impatto sul deficit di quest’anno, ancora protetto dalla clausola che ha congelato le regole del Patto di Stabilità e Crescita. Dal 2024, quando secondo Reuters il deficit potrebbe essere attonro al 4,1%, si potrebbe invece tornare alla vecchia classificazione di «non pagabili», anche perché con la stretta al Superbonus sarebbero meno i crediti fiscali generati il prossimo anno.
Secondo le ultime linee guida dell’istituto europeo di statistica gli incentivi all’edilizia possono rientrare nella categoria dei pagabili, ossia con un’alta probabilità di essere incassati, in quanto cedibili, compensabili e differibili nel tempo.
L’ostacolo è al momento rappresentato dall’ammontare dei crediti da sbloccare, arrivati a pesare, secondo le stime di Ance, circa 30 miliardi. Senza una soluzione anche il prossimo anno i crediti potrebbero essere considerati pagabili.
Di recente il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dichiarando al question time che il Superbonus, «nelle forme conosciute finora» è finito, ha anche detto che il mercato dei crediti è ripartito.
Sono peraltro allo studio soluzioni come l’intervento delle partecipate delle regioni, capofila la Basilicata con 40 milioni, che potranno acquistare i crediti in compensazione F24 o un bollino di certificazione dell’Agenzia delle entrate per rendere i crediti appetibili.
Un antipasto di manovra, intanto, si è avuto ieri con l’ok al dl Bollette: interventi per 1,3 miliardi, con la proroga o il rafforzamento delle misure contro il caro energia e di sostegno alla famiglie nei trasporti. Nella prima categoria rientra la decisione di modulare il bonus riscaldamento a seconda del numero dei figli. Previsto anche un bonus benzina da 80 euro, accreditato sulla social card e destinato alle famiglie con Isee fino a 15mila euro.
Prorogata anche la riduzione al 5% dell’iva sul gas. In materia fiscale, gli esercenti potranno regolarizzare entro il 15 dicembre le mancate certificazioni dei corrispettivi dal primo gennaio 2022 al 30 giugno 2023. E dal consiglio dei ministri è arrivata la norma sblocca-Ita, in risposta alle sentenze che imporrebbero alla nuova compagnia di assumere ex dipendenti Alitalia ostacolando così l’ingresso di Lufthansa, che ha un’opzione di recesso dopo 100 di queste assunzioni. «Tenuto conto che è sorto un contrasto giurisprudenziale in merito al fatto che vi sia o meno una discontinuità aziendale tra Alitalia-Società Aerea Italiana e Ita, si è ritenuto necessario approvare una norma interpretativa che, in coerenza con le decisioni della Commissione europea, esclude che nel passaggio da Alitalia a Ita vi sia continuità». (riproduzione riservata)