Per via dei costi del superbonus il governo potrebbe essere costretto a rivedere al rialzo l'obiettivo di deficit del 2023. La nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, attesa entro il prossimo 27 settembre, potrebbe quindi riportare una percentuale sul pil per l'anno in corso superiore al 4,5% indicato la scorsa primavera. Un effetto anche della riclassificazione dell'agevolazione decisa a inizio anno da Eurostat, che porta a conteggiare il bonus nell'anno in cui viene generato e non in quello in cui viene utilizzato.
L'agevolazione lanciata nel mezzo della pandemia per sostenere il settore delle costruzioni e favorire l'efficientamento energetico del patrimonio immobiliare italiano ha generato investimenti portati a detrazione per oltre 74 miliardi di euro (i dati sono al 31 luglio) e il conto supera i 100 miliardi prendendo in considerazione anche il bonus facciate. Cifre tali da provocare «mal di pancia» al ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, come da lui stesso ammesso nel corso dell'ultimo Forum Ambrosetti a Cernobbio.
In Via XX Settembre si studiano anche gli effetti che il lievitare del costo del bonus potrà avere sui conti 2024.
Al momento, come riferito da Reuters, nessuna decisione è stata presa. La volontà è comunque di agire per scongiurare deviazioni dagli obiettivi prefissati che oggi collocano l'asticella dell'indebitamento al 3,7%. Uno dei nodi è capire se i numeri in crescita del superbonus sono compatibili con i target fissati dalle previsioni del Def lo scorso aprile.
Per questa ragione fonti di maggioranza sottolineano che una delle vie su cui agire sarà diminuire i costi dell'agevolazione.
«Il superbonus è stata una misura che è uscita dal controllo, credo, degli stessi proponenti, una misura che costa circa 3 miliardi di euro al mese e che ha purtroppo generato una montagna di truffe che dobbiamo pagare tutti quanti noi», ha commentato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a margine di un incontro a Trieste. «È una misura che non va ripetuta e che va bloccata senza danneggiare coloro che in buona fede vi hanno aderito». Già con le norme attuali dal primo gennaio la percentuale della detrazione scenderà al 70%. Su come contenere ulteriormente i costi, invece, non sono ancora state fatte scelte.
Con la Legge di bilancio da mettere in cantiere entrò metà ottobre il governo cerca però risorse per finanziare interventi a favore dei redditi delle famiglie e per mettere in piedi i primi provvedimenti previsti dalla riforma del fisco, a partire dalla riduzione a tre delle aliquote Irpef.
La prossima manovra potrebbe costare circa 30 miliardi di euro. Allo stato attuale a disposizione ce ne sono circa un terzo. Ecco perché, sulle coperture, si attende il gettito della rottamazione quater a partire dal 31 ottobre prossimo. Intanto cresce il pressing per prorogare oltre il 2023 il 110% per i condomini che non completeranno i lavori entro l'anno a patto che abbiamo un avanzamento dei lavori con una percentuale molto elevata. Per le case unifamiliari, invece, non sarebbe allo studio un'ulteriore proroga, oltre il prossimo 31 dicembre, data fissata con l'ultimo decreto Asset che inizia l'iter di conversione in Senato. (riproduzione riservata)