AstraZeneca schiva il crollo dei vaccini anti-Covid e archivia il 2023 con un aumento del fatturato e utili quasi raddoppiati rispetto al 2022. Eppure, il titolo della casa farmaceutica britannica cede oltre il 6% a Londra alle 12:30. I risultati della società, infatti, non devono aver convinto gli analisti con Deutsche Bank che ha declassato il titolo a sell da hold.
Nel 2023 la casa farmaceutica ha registrato ricavi pari a 45,9 miliardi di dollari, in crescita del 6% nel confronto con il 2022. L’utile è stato di 5,96 miliardi (3,8 dollari per azione), l’81% in più dei 3,29 miliardi dell’anno precedente (2,11 dollari per azioni). Escludendo i farmaci anti-Covid, i ricavi totali sono cresciuti del 15%. All’incremento delle vendite ha giovato soprattutto la performance dei farmaci del ramo oncologico, che hanno registrato un +21%.
Tuttavia, i risultati del quarto trimestre hanno deluso le aspettative: il fatturato si è fermato a 83 milioni di dollari contro i 100 milioni stimati da Bloomberg con un utile per azione di 1,45 dollari, al di sotto delle previsioni di 1,51 dollari.
Nel 2024 l’azienda si aspetta una crescita low-double-digit (11-13%) dei ricavi netti e dell’utile per azione core e ha annunciato un secondo acconto sul dividendo di 1,97 dollari per azione con stacco della cedola il 23 febbraio. Il dividendo annuale è rimasto invariato a 2,9 dollari. La pharma, inoltre, punta a completare il 16 febbraio l’opa sul produttore di vaccini Icosavax dopo che la finestra temporale per la vendita delle azioni è stata prorogata rispetto alla scadenza iniziale del 26 gennaio.
«I margini potrebbero diventare una per gli investitori, dato che i costi continuano a crescere più velocemente del previsto», ha dichiarato Intron Health che mantiene il rating hold sul titolo. Deutsche Bank, invece, ha declassato AstraZeneca a sell da hold, tagliando anche il target price a 9.500 pence dai precedenti 11.000 pence. Emmanuel Papadakis, analista di Deutsche Bank, ha definito «deludente» il quarto trimestre della società britannica.
Più soft il giudizio di Jefferies: «Il fatturato del quarto trimestre, in linea, è dovuto principalmente alle forti vendite di farmaci tradizionali dell'azienda, mentre i prodotti chiave per l'oncologia sono stati più deboli», ha scritto in una nota l’analista Peter Welford. «L'ebit core ha disatteso le aspettative, a causa di un margine lordo più basso e di spese operative più elevate». Infine, Citi mantiene la raccomandazione buy sul titolo della pharma ma AstraZeneca non è più il titolo di prima scelta: «Il nostro livello di convinzione sul titolo si è ridotto», scrivono gli analisti. «Dopo nove anni abbiamo sostituito AstraZeneca con Merck come nostro titolo farmaceutico globale preferito». (riproduzione riservata)