All’indomani dei conti da record storico e del balzo del 12% a Piazza Affari ai livelli del 2018, pre-guerra e pre-Covid, arriva una serie di promozioni e di rialzi di target price degli analisti su Unicredit. Il titolo sale, mercoledì 1 gennaio, del 2% a 18,24 euro per 35,3 miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari.
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A trainare gli acquisti, anche la notizia che Edoardo Mercadante, in passato uno dei soci di rilievo di Ubi Banca, di cui deteneva oltre l’8% del capitale dell’istituto (quota poi azzerata nell’estate 2020 in seguito alla conclusione dell’opas di Intesa Sanpaolo), è salito al 5,022%
di Unicredit con la sua società di investimento Parvus Asset Management Europe Limited. Lo stesso era accaduto a maggio 2022. Un segnale che l’investitore scommette ancora sul titolo nonostante il fatto che Unicredit abbia già messo a segno un corposo rialzo.
La data dell’operazione, secondo gli avvisi Consob, è il 20 gennaio 2023. Ora Parvus è il secondo socio di riferimento della banca italiana guidata dall’ad Andrea Orcel con il 5,022% dietro a Blackrock (5,938%) e davanti ad Allianz (3,592%).
Mercadante, 55 anni, laureato in Scienze Sociali alla Pontificia Università Gregoriana nel 1990 e con un master alla City University, dopo 11 anni in Merrill Lynch ha fondato nel 2004 Parvus Asset Management con il danese Mads Eg Gensmann. Si è fatto conoscere dal mercato nel 2020 quando il suo fondo era diventato secondo socio di Ubi Banca, alle spalle di Silchester International (8,6%), giocando un ruolo rilevante nel corso nell’opas di Intesa Sanpaolo sul gruppo bergamasco.
Nel frattempo, diversi analisti hanno alzato il target price su Unicredit dopo i conti e dopo la conference call con con i broker. Secondo il database di Bloomberg, ad oggi vi sono 22 analisti con rating buy su Unicredit, 5 hold e 1 sell.
Equita Sim parla di «spunti positivi che confermano l’ottima capacità di generare capitale e remunerare gli azionisti. Post revisione delle stime» il prezzo obiettivo viene portato da 15,6 a 23,5 euro.
Fra i principali spunti dalla call, Equita indica il Cet1 pro forma al 14,9% atteso crescere ulteriormente nei prossimi trimestri, con Unicredit che non si aspetta problemi regolamentari significativi
per il 2023. A questo si aggiunga che l’obiettivo sul Cet 1 è in area 12,5%-13% (piuttosto alto). Entro fine piano la banca milanese definirà come utilizzare l’eccesso di capitale (6-7,5 miliardi), che potrà essere distribuito (17-20% della market cap) oppure impiegato in operazioni di M&A. Durante la call è stata non è stata esclusa la «possibilità di internalizzare alcune fabbriche prodotto».
Deutsche Bank a sua volta ha alzato da 15,4 a 20,2 euro il prezzo obiettivo su Unicredit confermando la raccomandazione buy. «Nonostante la notevole performance del titolo già messa a segno da inizio anno e dopo il +12% di ieri in seguito alla pubblicazione dei conti del quarto trimestre 2022», spiegano gli analisti, «confermiamo il rating buy su Unicredit perché tra le banche europee è quella che offre la più alta remunerazione organica degli azionisti nel 2023».
Gli analisti aggiungono poi che il titolo «scambia ancora a una valutazione bassa rispetto al settore nonostante la banca abbia un Cet1 ratio che la posiziona tra i migliori». La guidance sul 2023 è «prudente, soprattutto riguardo il margine di interesse (Net Interest Income)» che sale in proporzione al rialzo dei tassi Bce.
Deutsche Bank ha migliorato le stime 2023-2025 in media del 9% e si aspetta ora un utile netto 2023 di 5,4 miliardi di euro.
Unicredit è stata promossa a overweight from equal-weight da Barclays, con il prezzo obiettivo alzato da 17,4 a 24 euro. Gli analisti sottolineano che i manager intendono distribuire il capitale in eccesso agli azionisti o impiegarlo per fusioni e acquisizioni.
Inoltre «non sono previsti ostacoli normativi significativi nel 2023, mentre la crescita limitata dei prestiti dovrebbe consentire alla banca di tenere sotto controllo le attività ponderate per il rischio (Rwa)».
Barclays ritiene che il progetto di Unicredit «sia solido anche in un ambiente macro in deterioramento grazie al cuscinetto di capitale in eccesso».
Gli analisti di Mediobanca Securities hanno confermato il rating buy e alzato il prezzo obiettivo da 18 a 23 euro. Per gli esperti di Piazzetta Cuccia il quarto trimestre 2022 «segna un punto di svolta nella storia di Unicredit. Gli standard di redditività e remunerazione degli azionisti sono stati innalzati di un ulteriore altro livello, rendendo Unicredit di fatto il più grande bancomat europeo».
Infatti la promessa di cashback presente nel piano industriale per 16 miliardi «ora sembra più vicina a raggiungere i 20 miliardi, ovvero il 15% della market cap mantenendo il capitale in eccesso» e portando il titolo, che scambia attorno a 0,5-0,6 volte il rapporto price/tangible book value (prezzo/valore di libro), a salire verso quota 1 (+40%).
JP Morgan ha mantenuto il giudizio overweight su Unicredit e alzato il prezzo obiettivo da 20 a 21 euro parlando di remunerazione del rischio interessante per una banca che scambia ancora con un rapporto di 0,5 volte prezzo/valore di libro e con un rendimento del capitale ancora non completamente scontato nei prezzi.
Credit Suisse (outperform) ha alzato il target price da 17,2 a 21,2 euro, BofA (buy) ha portato il prezzo obiettivo da 19,5 a 22,5 euro, Societe Generale ha promosso il titolo da hold a buy (19,6 euro), Citi (buy) ha alzato l’obiettivo di prezzo da 16,4 a 22, euro. (riproduzione riservata)