Unicredit, guidata dall’amministratore delegato Andrea Orcel, ha deciso di esercitare anticipatamente l'opzione di richiamo (call) del suo bond subordinato di tipo At1 da 1,25 miliardi di euro il 3 giugno. Il gruppo con sede a Milano ha appena ricevuto l’autorizzazione della Banca Centrale Europea.
Il titolo apre bene a Piazza Affari, sale del 2,26% a 18,4 euro mentre il Ftse Mib cede lo 0,3%. Nel frattempo il prezzo del bond corre, sale da 98,4 di mercoledì a 100,16 con un rendimento (yield to maturity) del 9,5% circa.
Il titolo (codice Isin XS1619015719) è stato emesso il 22 maggio 2017. Lo ha reso noto la banca giovedì 26 aprile in una nota. La decisione arriva dopo la cancellazione a sorpresa di 16 miliardi di franchi in bond At1 da parte del governo svizzero nel salvataggio di Credit Suisse che ha creato scompiglio nel mercato mondiale di questi strumenti.
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Il rimborso anticipato dell’obbligazione avverrà alla pari insieme agli interessi maturati e non corrisposti. Unicredit, spiega la banca, «ha elevati livelli patrimoniali e una generazione organica di capitale da leader nel settore», con un cuscinetto di liquidità sull’indice di solidità patrimoniale Cet1 Fully Loaded a fine 2022, di 554 punti base.
Inoltre la banca ha già approvato dalla Bce il piano di riacquisto di azioni proprie per 3,34 miliardi. Pertanto, «Unicredit ha un bisogno limitato di funding» ai fini Tlac/Mrel per la parte rimanente dell’anno e «nessuna necessità di emettere strumenti At1 nel prossimo futuro. Il funding di UniCredit è ben diversificato sia per fonti di finanziamento che per aree geografiche», sottolinea il gruppo.
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I bond At 1 sono nati nel 2013 per rendere più solide le banche europee. Sono una forma di debito perpetuo con possibilità di rimborso anticipato e hanno lo scopo di assorbire le perdite.
In caso di deterioramento della posizione di solvibilità, le cedole vengono annullate o il capitale viene temporaneamente o definitivamente convertito in capitale o azioni della banca.
Questo meccanismo si attiva quando il coefficiente patrimoniale Cet1 dell’istituto emittente scende al di sotto di una soglia o trigger definito dalla Bce (normalmente tra 5,125-7% a seconda di ciascun regolatore nazionale). Una volta raggiunto questo livello, le obbligazioni vengono convertite in azioni bancarie o sono completamente ammortizzate.
Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence Unit, la decisione è positiva per tutto il settore bancario dal momento che «esprime la volontà della Bce di approvare i richiami di queste obbligazioni. Quella di Unicredit è arrivata a staccare una cedola del 9,5%».
La banca milanese, proseguono gli esperti, ha collocato un bond At1 l’ultima volta a luglio 2021 e ora non intende tornare sul mercato del debito perpetuo anche perché la solidità patrimoniale «è superiore alla media di mercato grazie ad un Tier 1 ratio del 18,7% nel quarto trimestre 2022 rispetto al 16,6% medio in Europa».
Secondo Bloomberg IU, i bond di Unicredit hanno spazio per correre dopo in buoni risultati di fine 2022 e le attese sui conti del primo trimestre 2023. «La banca ora punta a ridurre il suo cuscinetto MDA di liquidità (rispetto ai livelli mini stabiliti dalla Bce, ndr) al 3,5-4% dal 5,8% pro forma del quarto trimestre 2022 entro il 2024, un livello ancora solido».
Secondo gli analisti americani, l’asset quality della banca è rimasta «in salute nonostante la debolezza economica in Italia, Germania e in Europa centrale e orientale con un’inflazione ancora alta, una forbice che può alzare il tasso di crediti in sofferenza, Npl». I 35 miliardi di euro di Btp in portafoglio oltre all’esposizione alla Russia sono stati ridotti, ricordano Bloomberg.
Giacomo Alessi, analista obbligazionario indipendente, ricorda a milanofinanza.it che Unicredit è il «primo attore importante a richiamare un titolo coco dopo l’azzeramento degli ibridi di Credit Suisse. La notizia è molto positiva per il segmento che aveva subito uno scossone proprio dalla crisi di marzo dove questo titolo ad esempio veniva scambiato in area 91 (redeemed a 100)».
Anche gli altri 5 perpetui della banca sono «rimbalzati alla notizia che dimostra ancora una volta la solidità dell’istituto recentemente adocchiato da Goldman Sachs», conclude Alessi.
Per Bestinver, «il fatto che Unicredit non intenda emettere nuovi strumenti At1 può essere la prova delle attuali difficoltà delle banche nel collocare debito subordinato a causa dei rendimenti eccessivi». (riproduzione riservata)