Il drenaggio di liquidità sui mercati è salito a livelli di allerta. Lo strumento di pronti contro termine messo a punto dalla Federal Reserve nei confronti delle autorità monetarie estere e internazionali ha toccato i massimi.
Il Fima Repo Facility ha infatti registrato una richiesta di liquidità in dollari (la storica valuta rifugio) per 60 miliardi, secondo quanto riporta il terminale Bloomberg. La cifra rappresenta il limite massimo per una controparte. Questo servizio di pronti contro termine overnight è stato istituito durante il periodo di emergenza del Covid, nato per sostenere la liquidità e il regolare funzionamento dei mercati finanziari.
E’ riservato alle banche centrali che non hanno attive linee di swap in dollari con la Fed, ma detengono titoli del Tesoro Usa. Secondo il terminale, si è trattata della maggiore richiesta mai ricevuta a fronte di un uso praticamente nullo negli ultimi tre anni, salito di recente a 32 miliardi di dollari. Il dato di 60 miliardi fa riferimento alla giornata di mercoledì 22 marzo.
Il settore bancario resta sotto forte stress in Europa, venerdì 24 marzo Deutsche Bank perde in mattinata il 13% a 8,12 euro (chiude poi a 8,7 euro- -6,75%) dopo un brusco aumento del costo dell'assicurazione contro il rischio di default. Il gruppo tedesco ha annunciato che riscatterà 1,5 miliardi di dollari di bond Tier 2 con scadenza nel 2028. Questo dopo che le autorità svizzere hanno cancellato 16 miliardi di bond At 1 di Credit Suisse prima del merger con Ubs. Nel frattempo, le due banche svizzere sono indagate negli Usa per i loro rapporti con gli oligarchi russi sotto sanzione.
E in Austria Raiffeisen Bank perde il 6,6% a 13 euro dopo l’indiscrezione di Reuters che la Banca centrale europea sta facendo pressioni sull’istituto austriaco per ritirarsi dalla Russia.
Secondo poi quanto risulta a milanofinanza.it da fonti primarie, Unicredit sta preparando il richiamo di un suo At 1 (Isin XS1619015719) la cui call è prevista il 3 giugno. Un fatto non scontato, visto che due banche tedesche giovedì hanno avvertito il mercato che non intendono esercitare la call sui propri At1 in scadenza dopo il caso Credit Suisse, dati i rendimenti al rialzo.
Il bond di Unicredit, che vale 1,25 miliardi, fa parte di una serie di At 1 da 6,1 miliardi, ha un prezzo di 95,5 con un rendimento alla call del 32%. Il termine ultimo di Unicredit per comunicare al mercato le intenzioni sul bond sono gli inizi di maggio.
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«Guardando al futuro, più a lungo le condizioni finanziarie rimarranno in tensione, maggiore sarà il rischio che gli stress si diffondano oltre il settore bancario, scatenando danni finanziari ed economici maggiori di quanto previsto», scrive Moody's nel suo ultimo rapporto sulle condizioni del credito globale.
«La nostra aspettativa di base è che (banche centrali e governi politici) riusciranno ampiamente a gestire la situazione... che resta impegnativa, aumentando quindi il rischio che passi falsi, limitazioni o conseguenze indesiderate possano comportare un ulteriore deterioramento del contesto creditizio», aggiunge Moody’s.
Giovedì il segretario al Tesoro Janet Yellen ha detto che le autorità di regolamentazione sono pronte a intraprendere ulteriori azioni per garantire che i depositi degli americani siano al sicuro, dopo aver escluso la copertura di tutti i depositi non assicurati presso le banche statunitensi solo 24 ore prima mandando Wall Street in deciso rosso.
Nel frattempo, i prestiti di emergenza nell'ambito delle due strutture di sostegno della Fed (Discount Window Lending e Bank Term Funding Program) hanno raggiunto quota 163,9 miliardi questa settimana, poco sotto ai massimi di 164,8 miliardi registrati la scorsa settimana. Le cifre indicano l'entità dell'attuale crisi e le sue misure di contenimento, con prestiti settimanali inferiori in precedenza ai 10 miliardi di dollari.
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