Il traguardo è vicino, e che traguardo. Andrea Orcel, l’ad di UniCredit si presenterà all’approvazione dei conti della banca il 30 gennaio con un grande risultato. Il raddoppio delle quotazioni da quando il banchiere si è insediato ai vertici di Piazza Gae Aulenti. Arrivato sulla tolda di comando nell’aprile del 2021 con il titolo che quotava intorno agli 8 euro, oggi si ritrova l’azione UniCredit a quota 15,74 euro. Il raddoppio è quindi vicino. Orcel ha di fatto compiuto in poco più di 20 mesi un piccolo grande capolavoro. Portare la capitalizzazione di Borsa dai minimi di 15 miliardi ai 30 miliardi di questi giorni. Una sonora creazione di valore ottenuta in breve tempo. Del resto Orcel ha rivoltato come un calzino la banca, reduce da un passato assai travagliato.
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UniCredit ha ripreso con forza a fare ricavi che erano in fase calante. Ha fatto efficienza sui costi, ha fatto accordi per potenziare la presa sul risparmio gestito, assai trascurato in passato. E soprattutto ha promesso (e lo sta ottenendo) agli investitori, assai mortificati negli ultimi anni, la restituzione di gran parte degli utili che la banca sta producendo. Nel piano 2021-2024 ha promesso una mole di 16 miliardi complessivi di dividendi, una dote che lo avvicina alle copiose cedole che da anni la rivale Intesa garantisce ai suoi soci.
Serviva remunerare gli azionisti in modo più che evidente per far salire (come è accaduto) il titolo in Borsa che all’atto del suo arrivo capitalizzava meno del 30% del capitale netto. La Borsa ci ha creduto e voilà ecco che la banca ha cominciato a correre sul listino. Accompagnata dagli ottimi risultati di bilancio. Nei primi 9 mesi del 2022 i ricavi sono saliti di oltre l’8% sui 12 mesi prima, i costi sono scesi del 2,8% e il risultato lordo di gestione ha fatto un +21%. Ma soprattutto già nei primi 9 mesi l’utile netto contabile ha sfiorato i 4 miliardi.
Quando è arrivato Orcel nell’aprile del 2021, la banca era reduce da una perdita di 2,8 miliardi nel 2020 e l’utile del 2019 era stato di 3,3 miliardi. In attesa dei conti dell’intero 2022 che saranno resi noti martedì, il consenso prevede ricavi sopra i 19 miliardi con un utile netto sopra i 4,8 miliardi. Vedremo se le attese saranno rispettate, se non battute. Il “Ronaldo dei banchieri” ha fatto un ottimo lavoro, soprattutto sulla linea dei ricavi, ma deve anche ringraziare i suoi predecessori: da Ghizzoni e Mustier. Si è ritrovato infatti una banca ripulita dalla zavorra delle sofferenze che per anni hanno funestato i conti della banca. Basti pensare che solo tra il 2019 e il 2020 UniCredit ha messo a bilancio rettifiche sui crediti malati per la bellezza di 8,4 miliardi. Nella sua gestione, con la banca sgravata dal grosso della zavorra, le rettifiche si sono fermate a fine settembre a poco più di 2 miliardi. E così è stato relativamente facile veder crescere gli utili netti.
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Intanto anche il portafoglio personale del capo di UniCredit festeggia: la sua remunerazione prevede 2,5 milioni di compenso fisso e 5 milioni di controvalore in azioni. Nel 2021 la banca gli ha riconosciuto 673mila azioni di UniCredit al prezzo di 7,42 euro, la quotazione dell’azione alla data della firma del suo contratto. Valevano appunto 5 milioni di euro controvalore. Ora quel pacchetto, cui si aggiungeranno le stock del 2022, vale 10,5 milioni di euro. Raddoppiato, come del resto il valore della banca.
Resta sullo sfondo il tema controverso delle attività di UniCredit in Russia che forse verrà chiarito nel corso della presentazione dei conti di martedì prossimo. Dopo i primi annunci all’inizio del conflitto di voler abbandonare la Russia dove la banca è attiva con Ao UniCredit Bank, Orcel si è fatto nel tempo sempre più tiepido. E di fatto mantiene gran parte delle sue posizioni nella Federazione. Certo l’exit strategy avrebbe per la banca un costo elevato. Il volume dei crediti netti alla clientela di UniCredit Bank in Russia erano a fine settembre del 2022 di 9,6 miliardi di euro.
Andarsene su due piedi non è semplice data l’alta profittabilità del business. Nel 2020, ad esempio, Ao UniCredit bank con le sue 70 filiali e i 4mila dipendenti ha portato a casa 145 milioni di euro di utili netti su poco più di 500 milioni di euro di ricavi. Ma nell’intero ultimo decennio era arrivata a produrre utili medi annui tra i 250 e i 300 milioni di euro. Non male per una banca che viaggiava a ricavi nell’ordine dei 500-600 milioni di euro ogni anno almeno dal 2011. Una profittabilità elevata che ovviamente si riversava nel gruppo con copiosi dividendi ogni anno. Poi certo con l’invasione le cose sono cambiate.
UniCredit ha provveduto a svalutare crediti della sua controllata moscovita per 985 milioni nel corso dei 9 mesi, portando Ao UniCredit Bank in perdita per 283 milioni. Il grosso della svalutazione prudenziale è stata fatta già a fine marzo, un mese dopo l’avvio della guerra, per 1,2 miliardi. Ma già nel secondo e terzo trimestre Orcel ha già rivalutato crediti per oltre 250 milioni, segno che in UniCredit si pensa di poter recuperare buona parte dell’iniziale writedown.
Del resto sui ricavi e sugli utili operativi la controllata russa si è messa a risplendere in piena guerra con un incremento dei ricavi di oltre il 100% in 12 mesi, portando il tetto delle entrate a 905 milioni dai poco più di 420 milioni di un anno prima. E con un utile operativo pre-svalutazioni salito a ben 700 milioni da 248 di 12 mesi addietro. Ci sono le ragioni sacrosante della politica e della solidarietà internazionale all’Ucraina, ma ci sono anche le ragioni del business evidentemente. (riproduzione riservata)