La distribuzione dei dividendi nel 2023 non sarà in discesa per le banche europee. Da qualche mese la Bce ha iniziato a martellare gli istituti vigilati chiedendo una rigoroso presidio dei rischi e un’adeguata dotazione di capitale. Eppure qualche banchiere si è già spinto a fare promesse ambiziose agli azionisti.
Così è stato per il ceo di Unicredit Andrea Orcel che, nel corso del World Economic Forum di Davos, ha ventilato un aumento di dividendo e buy back: «All'inizio dell'anno abbiamo indicato che avevamo l'ambizione di essere in linea o superiori al 2021 e, sulla base dei numeri che avevamo al traguardo dei nove mesi, possiamo essere più alti», ha spiegato il banchiere in una intervista a Bloomberg Tv. La notizia potrebbe trovare conferma martedì 31, quando la banca presenterà i risultati dello scorso anno.
Già nei mesi scorsi peraltro il tema della remunerazione è stato sotto la lente di Unicredit e della Bce. All’inizio di novembre erano circolate indiscrezioni su attriti con la Vigilanza sui dividendi, oltre che sulla presenza in Russia. Un pressing coerente con le indicazioni che il responsabile della Vigilanza Andrea Enria aveva dato al sistema bancario: «Gli istituti europei non stanno prendendo abbastanza seriamente i rischi economici, con molti istituti che continuano ad aspettarsi il basso livello delle insolvenze ereditato dagli ultimi due anni e altri che contano sulla spinta agli utili arrivata dal rialzo dei tassi d'interesse». Il regolatore ha comunque escluso uno stop unilaterale ai dividendi, come accaduto all’inizio della pandemia. Quello che semmai diversi banchieri temono è una stretta sui requisiti di capitale che spinga implicitamente gli istituti a essere meno generosi con gli azionisti.
In aggiunta rispetto ai concorrenti Unicredit deve fare i conti anche con la grana Russia, paese dove rimane presente con quattromila dipendenti e 70 filiali. La banca ha ridimensionato la propria total cross border exposure del 50% a 3,1 miliardi e ha tagliato la local exposure di un ulteriore 30% in valuta locale, ma la Bce sta chiedendo alle banche sforzi ulteriori che arrivino a neutralizzare il rischio verso Mosca. Una richiesta ragionevole? Dipende. Grazie al rally del rublo, il mercato russo finora si è rivelato più profittevole del previsto. Per Unicredit ad esempio grazie all'effetto valuta nel terzo trimestre la Russia ha portato 340 milioni di profitti, mentre nei nove mesi i ricavi sono cresciuti dell'85% a 905 milioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Se insomma le incognite non mancano, va osservato che sinora il mercato sembra confermare la fiducia in Unicredit. Il consensus 2022 appena pubblicato prevede un utile netto a 5,07 miliardi includendo la Russia e ricavi a 19,7 miliardi, in crescita del 10% sul 2021 grazie al traino del margine di interesse (+14,6% a 10,4 miliardi) delle commissioni nette (+2% a 6,8 miliardi) e dei risultati del trading (+44% a 2,3 miliardi). Stime in crescita insomma riflesse nell’andamento del titolo che, negli ultimi sei mesi, ha guadagnato il 61,43% a quasi 15 euro, riportandosi ai valori del febbraio 2022.
Oltre a rendere felici gli azionisti storici (a partire dalle fondazioni Crt e Cariverona e dalla Delfin dei Del Vecchio), il rally potrebbe rivelarsi propizio anche per un aggregazione. I dossier sul tavolo rimangono quelli di un anno fa: da un lato Banco Bpm (resa però meno contendibile dall’ingresso del Credit Agricole) e dall’altro Mps che Orcel non ha messo da parte. A Siena «stanno facendo un buon lavoro. E questo è quanto. Quindi devono fare questo, e poi vedremo», ha del resto recentemente dichiarato il ceo che, con l’arrivo al Tesoro del nuovo dg Riccardo Barbieri Hermitte, potrebbe tornare a essere un’interlocutore di via XX Settembre per la privatizzazione del Monte.
Se tutto andasse come previsto, l’ultimo anno di mandato potrebbe insomma dare soddisfazioni a Orcel e c’è chi ritiene che il board potrebbe premiare il ceo con un aumento di stipendio (che nel 2021 era stato di ben 6,7 milioni). Tutto però dipenderà dalla linea della Bce che, per più di una ragione, sembra intenzionata a non fare sconti alle banche europee. (riproduzione riservata)