I Pnrr europei vanno troppo al rilento. La sentenza arriva dalla Corte dei Conti europea che, nella sua ultima relazione spiega come, a fine 2023, i Paesi dell’Unione hanno attinto a meno di un terzo delle risorse destinate alla ripresa post-pandemica (213 miliardi) e appena la metà dei fondi trasferiti ha raggiunto i destinatari finali, dalle società pubbliche di servizi energetici alle scuole.
Quasi tutti i Paesi membri, prosegue la Corte, hanno presentato in ritardo le richieste di pagamento alla Commissione per una serie di motivi che vanno dall’inflazione alla capacità amministrativa insufficiente, passando per l’incertezza sulla normativa ambientale. Alla fine del 2023, dicono i giudici, è stato presentato il 70% delle richieste previste per un ammontare inferiore alle attese per ben il 16%.
«Un assorbimento tempestivo è indispensabile – ammonisce la componente della Corte, Ivana Maletic – aiuta a evitare strozzature nell’esecuzione delle misure verso la fine del ciclo di vita del dispositivo e riduce il rischio di spese inefficienti e irregolari».
Un giudizio complessivo, quello dei giudici contabili di Lussemburgo, che torna ad accendere la polemica al di qua delle Alpi proprio mentre il ministro degli Affari Ue plenipotenziario del Pnrr, Raffaele Fitto, si appresta a prendere la via di Bruxelles come commissario europeo designato dall’Italia.
Alle rassicurazioni di Giorgia Meloni che – ancora il 30 agosto, nel corso del primo cdm dopo la pausa estiva – rassicurava sul fatto che «la messa a terra del Pnrr è e rimarrà una priorità assoluta dell’intero governo», forte del primato italiano su fondi ricevuti (113,5 miliardi, il 58% del totale), obbiettivi raggiunti e avanzamento finanziario, fa da contraltare la rilevazione della Corte dei Conti Ue che – pur non facendo riferimento esplicito all’Italia – mette in guardia dal rischio che «i progetti non siano completati» entro la deadline di metà 2026.
Deadline strenuamente difesa da Fitto e messa invece esplicitamente in discussione dal titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, che in occasione dell’Eurogruppo del prossimo 13 settembre potrebbe approfittare dell’assist di Lussemburgo per tornare alla carica sulla richiesta di una proroga. (riproduzione riservata)