Nel nuovo Patto di Stabilità e Crescita «il concetto di investimento, e cioè il pensiero lungo, non è adeguatamente valutato. Questo costringe gli Stati Nazionali, nelle decisioni di politica e di bilancio, a fare inevitabilmente valutazioni di breve e corto respiro». Le parole sono del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, pronunciate durante il Meeting per l’Amicizia fra i popoli a Rimini.
«Il primo capitale dell’impresa è la persona. (Il titolo del panel, ndr) lo contesterei così: il primo capitalista dell’impresa è l’imprenditore», questa la prima battuta del ministro che sul palco di Rimini ha poi deciso di lanciare una serie di «contestazioni» e «provocazioni» su diversi fronti, dal Patto di Stabilità all’erogazione del credito, all’inverno demografico al Pnrr. Piano pieno di «progetti che ricordano i piani quinquennali dell’Unione Sovietica», dice il ministro, per poi scusarsi della battuta.
«Il fattore umano è il principale determinante di crescita e produttività. Se la banca non riesce a cogliere la dimensione che va oltre i freddi numeri, poi si fa fatica ad alimentare l’impresa». È il messaggio portato dal ministro Giorgetti sul palco di Rimini con cui ha voluto fare «una provocazione» nei confronti del responsabile Divisione banca dei territori di Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, che aveva parlato poco prima di lui durante il panel.
«La persona imprenditore è il fattore determinante dello sviluppo». Ma questo «dovrebbe essere compreso da tutti e, siccome devo fare delle provocazioni, richiamando il mio intervento all’Assemblea dell’Abi (del 9 luglio 2024, ndr), faccio una stoccata a Barrese: io dissi allora che la banca non può essere un algoritmo, perché ha di fronte una persona fatta di cuore e anche di anima, come diceva qualche economista di grande spessore, che è l’imprenditore».
Giorgetti sottolinea di aver compreso nella sua carriera da ministro che «le decisioni di investimento da parte di soggetti stranieri in questo Paese non dipendono dal sistema fiscale o da quello giudiziario, ma dalla disponibilità e dalla qualità del capitale umano».
«Il nostro Paese, povero di molte cose, è ricco di intelligenza. Ed è su questa risorsa che va costruita una frontiera di sviluppo futuro». Come? Attraverso gli strumenti che si hanno a disposizione. «Nel Pnrr», ricorda il ministro, «abbiamo a disposizione miliardi per la crescita delle skills. Potrei riempirvi di titoli di progetti che ricordano i piani quinquennali dell’Unione Sovietica», ride, aggiungendo «scusate la battuta».
«Il tema è capire se la formazione, l’apprendimento e la crescita può essere spinta dallo Stato o deve essere tirata dalle imprese. A mio avviso probabilmente è più efficiente l’apprendimento trainato dalle imprese, rispetto a quello immaginato da qualche politico o burocrate».
«L’equilibrio del sistema Paese» non è però legato solo al privato, ma bisogna considerare anche il pubblico. «Un ragionamento che vorrei fare è relativo alla pubblica amministrazione», spiega Giorgetti. «Soprattutto lì, in una dimensione che sfugge alla dinamica di mercato, abbiamo tremendamente bisogno di portare formazione continua e aggiornamento permanente per far crescere la produttività come elemento di equilibrio».
L’ultima battuta dal palco di Rimini il ministro ha scelto di rivolgerla al tema della demografia. «Diciamoci la verità», premette, «l’interconnessione con la natalità e l’inverno demografico è un tema che si pone e si intreccia per immaginare il futuro del Paese».
«Che il Pnrr sia fatto di interventi sovietici mi pare una battuta del resto conosco bene il ministro Giorgetti e le sue battute». A smorzare i toni ci ha pensato poche ore dopo il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, intervenendo sempre dal Meeting di Rimini.
Il Pnrr, ha aggiunto «è una cosa molto importante per l’Italia: sono 190 miliardi di Eurobond. Qui vicino c’è il Rubicone, c’è stato l’attraversamento del Rubicone da parte dell’Unione Europea sull’emissione di Eurobond e sapete che l’Italia ne è il principale beneficiario».
«Certo», ha osservato Gentiloni parlando in veste di cittadino italiano, «se non riuscissimo a spendere questi quattrini, attuare questi investimenti, allora ci sarebbe un problema di burocrazia, ma da parte nostra, non da parte di chi ha immaginato i progetti, cioè i governi italiani e chi li ha autorizzati, cioè la Commissione Europea». (riproduzione riservata)