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Fabio Panetta al Meeting di Rimini
Fabio Panetta al Meeting di Rimini
Analisi Leggi dopo

Sulla cittadinanza agli stranieri indietro di un quarto di secolo

di Angelo De Mattia
22 agosto 2024, 20:00

Ius soli, ius scholae e ius sanguinis: il dibattito politico si riaccende. Panetta richiama l'urgenza di lavoratori regolari e integrazione, mentre il passato di Fazio torna d'attualità. Il rischio di ripetere gli errori del passato incombe | Cittadinanza: gli italiani promuovono lo Ius scholae, ma dicono no allo Ius soli

Il tema dello ius soli, ius scholae e ius sanguinis si carica sempre più, con riferimento alle prime due categorie, di motivazioni economiche essenziali. A volte, nel dibattito politico e pubblico aperto sull’argomento, sembra che si possa convergere, ad opera di una parte oltre gli stretti schieramenti di partito, verso l’affermazione per i migranti dello ius scholae, cioè per il riconoscimento della cittadinanza italiana agli immigrati nati in Italia dopo uno o due cicli di studio che, in sostanza, sancirebbero una piena integrazione.

Profili demografici ed equilibri pensionistici

I connessi profili demografici e i riverberi sugli equilibri pensionistici e sulla spesa sanitaria sono stati sottolineati dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, con l’intervento nel meeting di Rimini. Come sempre accade, le parti politiche prendono questo o quell’aspetto dei discorsi che fanno gli esponenti della Banca e lo esaltano, a seconda dell’inquadrabilità nelle rispettive posizioni e del sostegno che può derivare dalle analisi e dalle indicazioni di un’Autorità che si ritiene neutra.

L’intervento di Fabio Panetta

Nel caso dei migranti, Panetta ha detto che servono più lavoratori regolari gestiti in modo coordinato a livello di Unione europea, bilanciando le esigenze produttive con gli equilibri sociali e rafforzando l’integrazione degli stessi migranti. Panetta non si pronuncia sulle diverse modalità di riconoscimento dello ius, verosimilmente ritenendo che sia esclusiva responsabilità del governo e del Parlamento, più in generale delle forze politiche, progettare e approvare scelte su questo complesso tema.

Un ritorno al passato

Ma non si può dimenticare che l’argomento in questione è stato affrontato da un governatore, Antonio Fazio, un quarto di secolo fa con parole che suonano di stretta attualità. In una serie di interventi, in particolare nel 1999, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Statistica da parte dell’Università Cattolica, Fazio sosteneva che una immigrazione legale e sicura rappresenta per il Paese una ricchezza. In specie, nell’accennata lectio della Cattolica - che veniva svolta in un sabato di gennaio in cui Milano era deserta per una dura manifestazione anti-immigrati promossa dalla Lega e l’immigrato curdo Abdullah Ocalan veniva trasferito fuori dall’Italia - l’allora governatore sviluppava questo concetto e nei giorni successivi si apriva un dibattito che poi però restò definitivamente a mezz’aria. Fazio sosteneva questa linea con coerenza anche per ragioni morali e per la sua concezione della persona che è alla base anche della Costituzione. Qualche anno dopo, in occasione della commemorazione, nel Teatro Argentina di Roma, dell’indimenticabile sacerdote romano don Luigi Di Liegro, Fazio affrontava proprio il tema dello ius sanguinis e dello ius soli optando, già allora, per il sostegno a quest’ultimo.

Un déjà vu storico

Se si ha presente la storia recente si deve concludere, dunque, che nihil sub sole novi. O meglio, a volte il nuovo sta non nelle tesi che l’Istituto di via Nazionale espone, perché si tratta di un adattamento e di una diversa rappresentazione formale, ma in una estesa condivisione che si manifesta con una sottolineatura di allarmi e moniti che sarebbero lanciati da Via Nazionale a cui seguono puntuali dimenticanze e archiviazione del problema ad opera di un ampio arco di forze politiche. Vedremo ora se la prassi negativa si confermerà e si dovrà ritenere che, dopo 25 anni di scelte sbagliate o parziali sulle migrazioni, si dovrà parlare di una nuova predica inutile, secondo l’espressione einaudiana.

Il ricordo dei richiami di Fazio

D’altro canto chi, seguendo l’evoluzione della politica economica nei decenni e le trasformazioni bancarie e finanziarie, non ricorda gli insistenti richiami di Fazio su produttività, crescita, competitività (il famoso bradisismo economico)? I successori Mario Draghi e Ignazio Visco hanno seguito la stessa strada.

L’era di Fabio Panetta

Adesso è l’ora di Panetta e si reagisce a quel che dice - plaudendo, ma restando inerti - come se fossero questioni sorte l’altro ieri, mai dunque affrontate in precedenza, mai accantonate come purtroppo è invece accaduto. È un dovere di chi ha vissute queste vicende ricordarlo. La vera lezione da trarre dal discorso di Rimini da parte di chi ha memoria storica dovrebbe essere proprio la famosa frase di Ovidio «video meliora proboque, deteriora sequor». Si continua ad essere consapevoli delle scelte migliori e le si approva, ma poi si compiono quelle deteriori. (riproduzione riservata)



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