Si va verso un'accelerazione della costituzione, in Europa, del mercato unico dei capitali? Anche nel recente Ecofin di Gand sono emerse sul tema proposte e controproposte. La Francia, con il ministro Bruno Le Maire, sottolinea la necessità di tale costituzione che, per ora, dovrebbe essere fondata su di una sorveglianza comunitaria, sull'istituzione di un prodotto europeo di risparmio e su di una garanzia unica che dovrebbe facilitare le cartolarizzazioni comunitarie di debiti nazionali. Il punctum dolens è che Le Maire, verosimilmente consapevole delle difficoltà della realizzazione di questo progetto, sostiene che il mercato unico in questione si dovrebbe formare sulla base di una cooperazione rafforzata tra i Paesi - come si dovrebbe ritenere - che «ci stanno». Una tale opzione, dopo che si parla di questa innovazione da circa venti anni, è chiaramente minimale. Da questo punto di vista, ha buon gioco il ministro tedesco delle finanze Christian Lindner il quale sostiene di volere la suddetta unione non a più velocità, ma a tutta velocità, che sia propria di tutti i ventisette partner europei.
Intanto, siamo in presenza di un'unione bancaria realizzata solo parzialmente, mancando il completamento della parte riguardante la risoluzione delle banche in dissesto ed essendo lungi dall'essere istituita l'assicurazione europea dei depositi. Sussiste altresì la più volte richiamata necessità di mettere ordine nella relativa normativa comunitaria, un tema, questo, che trova ampie convergenze sulle sollecitazioni al riguardo del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. Andrebbe, poi, valutato come finora ha operato la Vigilanza bancaria unica, quali sono stati i meriti e quali i limiti che non sono affatto secondari. L' esperienza incompleta e non esaltante dell'Unione bancaria dovrebbe costituire una base di riflessione per il progetto di unione dei mercati dei capitali, se non altro per non incorrere negli stessi errori e inadeguatezze e, prima ancora, per imprimere una spinta al completamento della prima unione, che dovrebbe ritenersi propedeutica all'altra.
Quali dovranno essere i poteri della Vigilanza sul mercato unico è un tema che andrà approfondito adeguatamente, avendo presente che oggi l'Esma, l'authority dei mercati, non ha complessivamente pregnanti poteri di intervento. Come una nuova supervisione si debba collegare con le autorità nazionali è un argomento centrale, se si vogliono prevenire scelte facilone, alla stregua di quelle compiute per la Vigilanza bancaria accentrando la parte più importante nella Vigilanza unica alla quale spettano anche poteri in materia di istituti less significant per cui, alla fin fine, si potrebbe dire che la supervisione tout court è ormai accentrata con punti di forza e punti evidenti di debolezza. Un pari approfondimento andrebbe condotto per le garanzie che si pensa di introdurre, per i rapporti con la borsa - materia quest'ultima particolarmente delicata - ovviamente per la normativa regolatrice. Fondamentale dovrebbe essere l'osservanza dei principi di sussidiarietà, adeguatezza, proporzionalità, per non parlare del principio cardine della ragionevolezza. Tutto ciò milita per un mercato unico a diverse velocità?
Sarebbe un scelta sbagliata, una contraddizione in termini, che, mentre afferma di istituire un tale mercato, ne negherebbe proprio l'unicità. Magari la posizione tedesca è mossa da altre finalità, tuttavia, quanto all'approdo finale, essa coincide con una posizione ragionevole e suscettibile di un esteso consenso. Si operi, allora, per l'introduzione di un vero mercato unico avendo presenti i principi indicati e i rapporti tra l'accentramento e il livello nazionale, con un ampio coinvolgimento delle autorità competenti dei singoli Paesi - per l'Italia la Consob. Bisogna evitare realizzazioni incomplete che trascurino quadro d'insieme, collegamenti e opportunità, come nel caso dell'euro digitale nella stesura del cui progetto si è preferito volare molto basso, trascurando la vera, decisamente innovativa riforma proposta da Paolo Savona. (riproduzione riservata)