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Francesco Gaetano Caltagirone
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Mediobanca, la lista del cda per legge e le mosse di Caltagirone. Il retroscena

di Andrea Deugeni e Andrea Pira
05 maggio 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 06 maggio 2023, 12:47

Una norma a sorpresa potrebbe cambiare le regole sui cda in caso di candidati dei soci forti. Regole che si attagliano alla galassia Mediobanca-Generali, ora più che mai con Caltagirone salito al 9,9% di Piazzetta Cuccia | Mediobanca, Caltagirone al 9,9%, ma l’oggetto del desiderio è sempre Generali. La palla ora a Nagel | EssilorLuxottica, ecco tutte le cedole incassate dalla famiglia nel post-Del Vecchio

Nella City milanese è ripreso il gioco sullo scacchiere Mediobanca-Generali. A innescarlo è stata la conferma dell’ascesa di Francesco Gaetano Caltagirone nel capitale di Piazzetta Cuccia al 9,9%, dopo i rumors rivelati lo scorso ottobre da MF-Milano Finanza. La mossa arriva mentre nella banca d’affari milanese è appena partito il complesso iter per la presentazione della «lista del cda» in vista del rinnovo del board all’assemblea del 28 ottobre. E che ora potrebbe essere influenzato in maniera rilevante da alcune decisioni tra Palazzo Chigi e Parlamento, proprio relative alle «liste del cda».

Il decreto legge omnibus del 4 maggio

La partita si gioca sul filo del diritto, tra commi e codicilli che sembrano minuzie da legulei ma che invece possono avere effetti molto concreti. Per riannodare il filo bisogna tornare al Consiglio dei ministri del 4 maggio che, all’interno di un decreto legge omnibus ha inserito una norma in base alla quale gli statuti delle società quotate possono prevedere la «lista del cda» stabilendo che questa dovrà essere presentata 40 giorni prima dell’assemblea, e non 25 giorni come per gli altri candidati.

Non è la prima volta che ci cerca di normare il fenomeno: nell’autunno del 2021 l’allora presidente Dem della commissione Finanze del Senato, Luciano D’Alfonso, presentò una proposta per regolare lo strumento, sempre più diffuso nella finanza italiana ma di fatto privo di una cornice di legge, come ricordato anche dal presidente della Consob, Paolo Savona. Da ciò quindi l’ipotetica urgenza del governo Meloni di muoversi per decreto.

La possibilità di mettere fuori gioco la lista del consiglio

Il diavolo sta nei dettagli. I contenuti della norma in questione ricalcano, in parte, un emendamento al decreto Fintech presentato in Senato da Fratelli d’Italia a meta aprile ma cassato ancora prima della partenza per estraneità alla materia del provvedimento. L’emendamento originario di Fratelli d’Italia conteneva un terzo aspetto non previsto invece nel decreto del 4 maggio: qualora lo statuto non preveda altrimenti, la lista del cda si considera «non presentata» se uno o più soci con una quota di almeno il 9% del capitale stilino una propria lista con un numero di candidati pari a quello dei consiglieri da eleggere. Insomma, una lista di maggioranza.
 

Secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, la proposta sarebbe potuta entrare anche nel ddl Capitali per incrementare le quotazioni su Piazza Affari; ma motivi di forma hanno fatto sì che restasse fuori. Ora invece ritorna: le liste dei board sono a pieno titolo nel decreto, sempre che il Quirinale non abbia nulla da obiettare sulla presenza stessa di questi provvedimenti. Se passasse il vaglio di Mattarella, nel corso dell’iter parlamentare di conversione in legge un emendamento simile a quello presentato nel decreto Fintech stavolta passerebbe il vaglio di ammissibilità.

L’assist per Caltagirone

Cosa c’entra tutto questo con la battaglia lungo l’asse Mediobanca-Generali? Secondo diversi osservatori, se quella norma tornasse e venisse approvata, sarebbe un forte assist per Caltagirone. Se un anno e mezzo fa la proposta D’Alfonso fosse diventata immediatamente operativa, avrebbe potuto tagliare fuori dalla corsa per il rinnovo l’amministratore delegato uscente di Generali Philippe Donnet, candidato nella lista del cda avversata da Caltagirone con l’appoggio di Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt e i voti dei Benetton. Ora la tenaglia sul Leone, via Mediobanca, prova a fare nuovamente leva sulla politica.

Il pressing del costruttore-editore romano su Mediobanca

Torniamo a Caltagirone. Dal quartier generale dell’imprenditore romano fanno sapere che il rafforzamento dentro Mediobanca è avvenuto circa un anno fa e oggi è secondo socio dietro a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che ha il 19,8%. Caltagirone avrebbe insomma dirottato capitali su Mediobanca, azionista di Generali al 13,1%, una volta suonato il fischio finale della battaglia (persa) per il rinnovo di Donnet, confermato per un terzo mandato.
 

Al pari del patron di EssilorLuxottica scomparso il 27 giugno scorso, il costruttore-editore romano ha sempre insistito per un cambio di passo nella strategia di crescita internazionale di Generali, puntando su acquisizioni. Inoltre spinge per un affrancamento della compagnia triestina da Mediobanca. Persa la prima battaglia nella «guerra d’indipendenza» al piano di sotto, Caltagirone dunque ha iniziato a stringere la presa al piano superiore ma sempre con lo sguardo rivolto al Leone, in cui ha investito circa 2,5 miliardi.
 

Perché quindi, ha voluto confermare in questi giorni la salita in Piazzetta Cuccia con grande rilevanza mediatica quando solo sei mesi fa il rafforzamento non veniva confermato ma neanche smentito? La sensazione tra gli osservatori delle vicende di quella che una volta era «la galassia del Nord» è che Caltagirone voglia ribadire che la sua battaglia per far uscire Generali dal cono d’ombra di Mediobanca va avanti.

La rilevanza mediatica del rafforzamento di Caltagirone nel capitale di Mediobanca e la presentazione del piano di Nagel

Non è un caso che l’avvertimento dell’Ingegnere arrivi prima della presentazione del nuovo business plan di Mediobanca il 24 maggio. I due principali soci si aspettano di essere coinvolti nella definizione della strategia. Nei confronti del ceo Alberto Nagel, che si gioca il rinnovo, l’atteggiamento ufficiale del gruppo Caltagirone è improntato alla laicità: il banchiere sarà giudicato sulla base del piano industriale e sulla strategia riguardo a Generali.
 

Sarà il passaggio sul piano a indicare la direzione per le future mosse dei due grandi soci oggi senza rappresentanza nel board di Mediobanca. Se non si troverà un accordo con l’attuale capo-azienda, è possibile che riparta un gioco di forza, che potrebbe passare anche dalla presentazione di una lista alternativa o dall’appoggio a quella di un eventuale terzo socio, come quella presentata a sorpresa nel 2020 dal fondo Bluebell, sostenuta dall’islandese Novator Capital. E se nel frattempo passasse la legge sulle liste del cda con il blocco automatico in caso di liste alternative, la partita prenderebbe tutto un altro verso. (riproduzione riservata)



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