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Il Ponte sullo Stretto di Messina resta sospeso. Si parte con 1,7 miliardi ma bisogna arrivare a 12
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Il Ponte sullo Stretto di Messina resta sospeso. Si parte con 1,7 miliardi ma bisogna arrivare a 12

di Anna Messia
20 ottobre 2023, 23:00 Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2023, 10:48

La manovra prevede 500 milioni per la realizzazione dell’infrastruttura mentre la Regione Sicilia ci mette 1,2 miliardi di euro. Bastano per aprire i cantieri nel 2024 ma all’appello ne mancano altri 10: e parte la caccia per reperire risorse   | Il Cdm copre il Ponte

Quello dello Stretto di Messina sarà il ponte sospeso più lungo al mondo, esteso per 3.660 metri. Il più grande d’Europa. Per costruirlo serviranno poco più di sei anni, con 300 imprese fornitrici, 100 mila lavoratori potenzialmente impiegabili nel corso della vita del progetto e una volta completato, si stima, trasporterà 1,1 milioni di persone l’anno. Per realizzarlo ad oggi sono stati stanziati 1,7 miliardi, mentre, in totale, tra Ponte e infrastrutture necessarie al suo utilizzo, servirebbero più di 12 miliardi. Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda di come lo si guarda.

Nell’ultima legge di Bilancio per la realizzazione dell’opera, la cui prima ideazione risale addirittura al 1969, sono state stanziati 500 milioni, come annunciato dal ministro del Sud, Raffaele Fitto. A questo punto i cantieri potranno aprirsi entro l’estate 2024, ha detto soddisfatto il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini da sempre sponsor dell’opera. O addirittura prima, come auspicato da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, principale azionista del consorzio Eurolink che realizzerà il ponte con una quota del 45%, che immagina la posa della prima pietra già a primavera.

La regione Sicilia ci mette 1,2 miliardi

A sostenere l’opera sarà anche la regione Sicilia, ha fatto sapere nei giorni scorsi il presidente Renato Schifani, annunciando lo stanziamento di altri 1,2 miliardi, il 10% del totale previsto: 1 miliardo arriverà dalla risorse della nuova programmazione del fondo europeo Sviluppo e Coesione per il periodo 2021-2027 e altri 200 milioni saranno frutto di economie relative a risorse nazionali per il ciclo 2014-2020 non ancora spese. «Con questa decisione inviamo un segnale chiaro a tutta Italia per dire che il Ponte è una priorità nazionale e la nostra Regione è pronta a fare la sua parte», ha sottolineato Schifani. Il totale già stanziato sale quindi a 1,7 miliardi (il bicchiere mezzo pieno), ma all’appello mancano altri 10 miliardi (il bicchiere mezzo vuoto). Denari che, vale la pena precisarlo, non andranno tutti per il ponte, hanno spiegato da Webuild in un’audizione parlamentare. L’importo necessario per la sola opera di attraversamento, è di circa 4,5 miliardi, corrispondente a circa il 40% del valore totale del sistema infrastrutturale che include il ponte e tutte le opere accessorie. Il 60% restante è invece relativo alle infrastrutture di collegamento necessarie e al potenziamento della rete stradale e ferroviaria sui versanti Sicilia e Calabria, oltre a un numero considerevole di interventi di riqualifica del territorio e mitigazione del rischio idrogeologico. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha assicurato che sarà un impegno pluriennale, che avrà la spesa maggiore tra il 2025 e il 2026 e che l’arco temporale complessivo dovrebbe estendersi fino a 2032 (quindi ben oltre il solo ponte).

Cercasi 10 miliardi, confronto aperto con la Bei

Ma l’interrogativo di dove reperire le risorse resta aperto, e qui iniziano le congetture. Tirati per la giacchetta ci sono ancora una volta i fondi Sviluppo e Coesione che da qui al 2027 valgono 70 miliardi. Risorse che in gran parte sono già state impiegate dalle Regioni e da cui avanzerebbero appunto circa 12 miliardi che gli enti locali dovrebbero però tagliare per altre infrastrutture. Il confronto è poi aperto con la Banca Europea degli Investimenti. Lo scorso marzo Salvini aveva incontrato a Roma la vicepresidente Gelsomina Vigliotti, che si era detta disponibile a valutare una partecipazione finanziaria della Bei, dopo la valutazione della compatibilità ambientale dell’opera. Dialogo che a questo punto andrà riaperto, così come quello con altri possibili finanziatori dopo che l’Unione Europea, lo scorso aprile, ha incluso il progetto del Ponte di Messina nel programma della Rete transeuropea di trasporto dichiarandosi disposta a coprire il 50% dei costi per l’aggiornamento degli studi sull'impatto ambientale.

Nuovo progetto da approvare

Intanto a fine settembre il consorzio Eurolink, che già nel 2006 si era aggiudicato dalla Società Stretto di Messina la progettazione e la costruzione dell’opera, ha consegnato la documentazione di aggiornamento del progetto definitivo. L’ultima presentazione risaliva al 2011. Poi, nel 2013, era arrivato lo stop al progetto dal governo Monti, con la messa in liquidazione di Società Stretto di Messina spa. Il ritorno all’operatività c’è stato a maggio scorso con il governo Meloni ma il documento andava aggiornato in particolare sul fronte della sicurezza. E andrà di nuovo approvato dalla Società Stretto di Messina e dai ministeri competenti. Per poi passare al Cipes, ridare vita definitiva al piano e chiudere anche un’altra partita che vale oltre 700 milioni. Si tratta dei contenziosi legali e penali aperti dal Consorzio Eurolink all’indomani della decisione del governo Monti. La prossima udienza è fissata per ottobre 2024 ma prima di allora, si spera, i cantieri saranno riaperti cancellando le richieste di risarcimento. (riproduzione riservata)



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