A distanza di quattro anni dal primo (mancato) approccio, e un’ipo a Hong Kong a marzo dello scorso anno, Ferretti Group ha chiuso il cerchio sulla quotazione a piazza Affari. Con l’offerta lampo, durata un giorno e mezzo, il gruppo degli yacht di lusso guidato dal ceo Alberto Galassi è pronto a fare il suo esordio sull’Euronext Milan, debuttando in un dual listing storico perché collegherà per la prima volta con filo diretto la piazza asiatica con il listino milanese.
La data da cerchiare in rosso è martedì 27, quando il suono della campanella sancirà definitivamente l’approdo del gruppo controllato dal colosso cinese Weichai, tramite Ferretti International Holding, che ora ridurrà la sua quota dall’attuale 63,75% al 35%. Così come rivelato da questo giornale, il prezzo di offerta è stato fissato a 3 euro per azione, mentre i proventi lordi ammontano intorno ai 265 milioni per circa il 26,1% del capitale sociale del gruppo noto per marchi come Riva, Wally e Pershing.
Al momento dello sbarco in borsa vedrà la sua capitalizzazione di mercato a circa un miliardo di euro. Uno dei risultati che paiono aver dato molta gioia a Galassi, è stata la partecipazione all’investimento di Danilo Iervolino, patron della Salernitana ed editore di Bfc Media e L’Espresso che, insieme con Karel Komarek (l’imprenditore ceco fondatore del gruppo Kkcg) e Chimera Abu Dhabi, ha sottoscritto complessivamente il 46% del totale delle azioni in offerta (88.454.818) arrivando così a circa il 13% del capitale sociale di Ferretti.
Iervolino si è detto soddisfatto dell’operazione Ferretti, perché rappresenta un brand del lusso italiano storico e un approdo importante a piazza Affari: «Sono molto contento di questa operazione Ferretti perché rappresenta l’eccellenza italiana e la nautica è un settore strategico per il nostro Paese» racconta a MF-Milano Finanza. «Sono riuscito a diventare anchor in questo approdo a Piazza Affari e ne sono orgoglioso, perché si può fare ancora tanto con questo marchio, ha numeri straordinari e sani. Credo nel sistema Italia, nelle capacità dell’Italia e non ultimo credo nella Borsa italiana dove portiamo un nome come Ferretti che fa il paio con Riva e Ferrari, simboli della nostra storia di eccellenza».
L’operazione, per quanto veloce sia stata l’ipo, è durata nei fatti nove mesi. «La fase preparatoria è stata lunga e articolata, con numerose questioni tecniche per arrivare al dual listing, quali la dematerializzazione e altre questioni di mercato; elementi di difficoltà gestiti tuttavia bene, portando a un’operazione di successo», spiega a MF-Milano Finanza Christian Basellini, head of equity capital markets Italy, Ce&ee and international markets di UniCredit, che ha agito come joint global coordinator, joint bookrunner e list agent. A convincere gli investitori è stato il «livello di crescita, di stabilità, di prevedibilità del business della società, così come di competenza a livello manageriale», spiega ancora Basellini, sottolineando il ruolo fondamentale dei risultati raggiunti, che hanno superato perfino i target fissati nel 2019 per quest’anno: «Ferretti si è presentata con tassi di crescita double digit, con un ebitda margin al 14%, ma con proiezioni di arrivare fino al 18,5% e possibilmente superarlo, unita a una grande capacità di finanziarsi».
Anche le armi a disposizione rispetto al 2019, anno in cui era stato aperto il cantiere ipo a Milano, sono numerose. Il presupposto è un management molto forte, che fa dell’esperienza un motivo di crescita, ma soprattutto, conclude Basellini , «la società sta diventando sempre più industriale, quindi il prodotto è non solo esclusivo, bello e unico, ma anche solidamente basato su piattaforme produttive che permetteranno alla società di guadagnare in efficienza». Sarà questo, unito a numeri in rialzo a doppia cifra e alla possibilità di crescita per linee esterne, il nuovo grande punto di forza di Ferretti su cui scommetterà il mercato. (riproduzione riservata)