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Urso: Arabia Saudita interessata a entrare nel Fondo per il Made in Italy

MF - Numero 173 pag. 2 del 05/09/2023

Il governo italiano vuole rafforzare i rapporti con l'Arabia Saudita aprendo le porte a una partecipazione diretta all'interno del Fondo strategico per le filiere del Made in Italy. Ieri a Milano si è tenuto il primo Forum italo-saudita sugli investimenti, in cui i due Paesi hanno siglato un memorandum of understanding: da una parte il ministro delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) Adolfo Urso, dall'altra quello degli Investimenti saudita Khalid Al-Falih. Il protocollo d'intesa, spiega il Mimit, «è volto a sostenere il dialogo tra le istituzioni e le imprese interessate alla promozione degli investimenti tra i due Paesi e a incoraggiare la cooperazione negli investimenti diretti, sostenendo gli investitori in tutte le fasi dei progetti qualora siano stati indicati come aventi importanza economica strategica per uno dei due Stati».

L'appuntamento - in cui sono stati annunciati già 20 accordi tra aziende italiane e saudite del valore di alcuni miliardi - è diventato l'occasione per Urso per spalancare ufficialmente le porte agli investimenti sauditi nel fondo, in via di definizione, dedicato alle eccellenze italiane. «Con il ministro degli Investimenti dell'Arabia Saudita mi sono confrontato sulla possibilità che il loro fondo sovrano, o comunque altri attori sauditi, possano partecipare agli investimenti in partnership che saranno realizzati attraverso il Fondo Strategico per le filiere del Made in Italy», ha spiegato Urso a margine.

Il ministro ha ricordato che per l'ufficializzazione del Fondo per il Made in Italy - la cui dotazione iniziale dovrebbe essere di un miliardo, che potrebbe salire a 2 con il contributo dei privati - bisognerà aspettare il voto del Parlamento, «verosimilmente entro metà ottobre». Dopodiché «già a fine anno arriveranno i primi risultati concreti». Intanto appare certa è la «disponibilità dell'Arabia Saudita a un confronto immediato per quanto riguarda la partecipazione agli investimenti del Fondo strategico per il Made in Italy».

I sauditi potrebbero non essere gli unici soggetti coinvolti. «Da quando lo abbiamo presentato in Consiglio dei Ministri ho parlato del Fondo a tanti colleghi di Paesi tradizionalmente investitori nel nostro continente», ha aggiunto il ministro durante l'evento di ieri, a cui hanno partecipato circa 1.200 imprese italiane - 500 in presenza e oltre 700 in remoto - e più di 150 saudite. Nel corso del forum sono stati annunciati 20 accordi il cui valore complessivo, come spiegato a margine dallo stesso Urso, è di alcuni miliardi di euro, ma altre nuove partnership potrebbero ancora nascere.

Tra le intese raggiunte spiccano quelle di Acwa Power, la più grande azienda privata di desalinizzazione dell'acqua al mondo, specializzata nella transizione energetica e first mover nel settore dell'idrogeno verde. Mentre i sauditi hanno firmato accordi strategici con sei partner: Confindustria, Eni, A2A, Industrie De Nora, Italmatch Chemicals e Rina. Il cane a sei zampe ha concluso un contratto anche con Bin-Shihon Group, che lo renderà il licenziatario esclusivo della società araba a Riyad. (riproduzione riservata)



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