Ma come fanno Marina e Pier Silvio Berlusconi ad arrivare al 53% di Fininvest in forza del testamento redatto dal padre? Si tratta di un puro calcolo aritmetico. I due figli più grandi del Cavaliere avevano già in mano ciascuno il 7,65% della cassaforte tramite la Holding quarta (Marina) e la Holding Quinta (Pier Silvio), mentre Silvio Berlusconi deteneva il 61,21% tramite le holding Prima, Seconda, Terza e Ottava.
I due terzi del 61,21% in mano al de cuius rappresentano la quota di legittima suddivisa tra i cinque figli (Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi): si tratta del 40,8% del capitale di Fininvest, vale a dire l'8,16% a testa. Il restante 20,4% è invece la quota disponibile che finirà in mano a Marina e Pier Silvio, come da volontà testamentarie (il 10,2% a testa).
Calcolatrice alla mano, dunque, i figli che l'ex premier ha avuto da Carla Dall'Oglio avranno in mano, oltre al 15,3% che già posseggono (7,65+7,65), il 20,4% derivante dalla quota disponibile (10,2+10,2) e il 16,32% di legittima (8,16+8,16). Per un totale del 52% circa al quale vanno aggiunte in quota parte le azioni proprie (2,06% del capitale) detenute dalla stessa Fininvest. Con la sola quota di legittima, invece, Barbara, Eleonora e Luigi avranno complessivamente il 24,48% che si somma al 21,4% già detenuto attraverso la Quattordici. Per un totale del 45,88% più la quota parte delle azioni proprie.
In base a queste rilevanze, come sottolinea Marina nella pec inviata questa mattina, nessun singolo fratello controlla Fininvest. Inoltre, a quota di minoranza in mano ai tre figli minori è in grado di costituire una minoranza di blocco in assemblea e dunque nei prossimi mesi Fininvest sarà probabilmente chiamata ad adottare uno schema di governance adeguato ai nuovi equilibri. (riproduzione riservata)