Altro che solo polizze. Da un'integrazione dell'asset management di Generali con i francesi di Natixis potrebbe presto nascere il secondo operatore di risparmio gestito di tutta Europa, con poco meno di 2.000 miliardi di masse. Un colosso capace di posizionarsi subito alle spalle di Amundi, che già oggi dispone di circa 2.200 miliardi e potrebbe prendere altri 700 miliardi da un'operazione con Allianz.
Con la sua nuova mossa Generali potrebbe guadagnare quindi la seconda posizione nel Vecchio Continente e diventare il nono gestore del mondo in un comparto dove le altre assicurazioni sembrano sfilarsi, o comunque allentare un po' la presa. Non solo Allianz, che sta appunto trattando con Amundi, la società del Crédit Agricole, per cedere Allianz Global Investors (mantenendo però a quanto pare un presidio. Ma pure Axa, che è pronta a cedere, per 5,1 miliardi, la sua società di asset management, Axa Investment Managers a Bnp Paribas, dando vita a una piattaforma con masse per 1.500 miliardi.
A Trieste si muovono evidentemente in controtendenza già da qualche anno.Tutto è iniziato nel 2017 quando il ceo Philippe Donnet, che aveva preso le redini dei Generali un anno prima, annunciò la nuova strategia per l'asset management: il gruppo non sarebbe stato più soltanto una compagnia assicurativa ma avrebbe diversificato il suo business anche nel risparmio gestito, puntando in particolare su un modello multi-boutique con gestori specializzati in singoli comparti. «La volontà», aveva spiegato Donnet, era di «sfruttare le sinergie tra il settore del risparmio gestito e quello assicurativo», specie per un gruppo come Generali dove il ramo Vita rappresenta circa il 55% delle attività totali rispetto al 45% di quello Danni.
Così Generali aveva iniziato subito a creare e ad aggregare boutique di risparmio gestito in tutto il mondo. La prima operazione è stata nel 2028 quando il gruppo assicurativo ha rilevato l'intero capitale di CM Investment Solutions Limited (Cmisl) da Bank of America Merrill Lynch: una società fondata nel 2007, specializzata in gestioni alternative, ribattezzata Lumyna Investments Limited. A quella era seguito il lancio di Aperture Investors, con sede a New York e Londra: una partnership tra il Generali e Peter Kraus, l'ex presidente e ceo di AllianceBernstein e nel 2019, era arriva una serie di altre acquisizioni, dalla Francia (con Sycomore) alla Polonia (Union Investment).
La svolta c'è stata però nel 2023, quando Generali ha firmato l'acquisizione di Conning, conclusa ad aprile di quest'anno, che ha apportato 144 miliardi di nuovi asset in gestione in un'operazione tutta carta contro carta che ha rafforzato la presenza del gruppo sia negli Stati Uniti sia in Asia. In pratica Conning Holding è stata conferita da Cathay Life in Generali Investments Holding, la newco create appositamente per supervisionare tutte le attività di asset management del gruppo a livello globale. A seguito del conferimento, Cathay Life, controllata a sia volta da Cathay Financial Holdings, una delle principali istituzioni finanziarie dell'Asia, è quindi diventata azionista di Generali Investments Holding (Gih) con una quota del 16,75%.
Oggi Gih, guidata da Woody Bradford, che era già amministratore delegato è presidente di Conning Holding, è di fatto una piattaforma di 12 società di gestione diverse, con 681 miliardi di attivi (altri poco meno di 160 miliardi fanno capo direttamente a Generali) e un totale di oltre 2.200 professionisti che lavorano nella holding. Questo è quindi l'assetto con cui si presenta alle trattative con i francesi di Natixis, controllati dal Bpce, che raccoglie le banche popolari e le casse di risparmio francesi, terzo gruppo del Paese che, dal canto loro, apporterebbero circa 1.200 miliardi di asset in gestione. La discussione, né smentita né confermata dalle parti coinvolte, sarebbe ancora in una fase iniziale e ruota inevitabilmente anche alla governance che dovrebbe assumere il nuovo aggregato. A guardare le masse la bilancia penderebbe dalla parte dei francesi, ma in più occasioni Donnet ha ribadito che l'intenzione di Generali non è quella di dismettere ma anzi di continuare a crescere nell'asset management: «Vogliamo continuare in questa strada di crescita di sviluppo e di costruzione di una piattaforma sempre più globale sempre più concentrato sul cliente per accelerare la diversificazione del nostro gruppo. Non abbiamo cambiato idea, siamo convinti della potenza dell'abbinamento fra assicurazione vita e asset management come lo fanno tutte le compagnie di assicurazione vita nel mondo», ha detto di recente Donnet e Trieste appare intenzionata a tenere il timone anche del nuovo aggregato.
Il settore del risparmio gestito del resto ha iniziato a dare il suo contributo alla crescita del gruppo: da gennaio a settembre il risultato operativo del segmento asset e wealth managementi di Generali è stato di 837 milioni, in aumento del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una crescita decisamente più marcata a quella dell'intero gruppo che ha chiuso i nove mesi con un risultato operativo di 5,39 miliardi, +7,9%, e un utile netto di 2,88 miliardi (-3,3%). La sfida sarà quindi trovare la quadra sulla governance, come starebbero tentando di fare nell'altra maxi trattativa europea nell'asset management tra Amundi e Allianz, con gli assicuratori tedeschi che vorrebbero mantenere un presidio importante non uscendo completamente dal business. (riproduzione riservata)