A livello europeo siamo in presenza di norme e procedure che vanno al di là del brocardo «summum ius, summa iniuria». E che finiscono con un premio per chi sbaglia.
La Commissione Ue otto anni fa decreta che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è dello Stato, quindi la sua attivazione è aiuto di Stato. Ne consegue che il salvataggio di Tercas è considerato da Bruxelles illegittimo. Non solo: anche l'impiego del Fitd nel caso delle gravi difficoltà di Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Popolare Etruria sarebbe illegittimo, perciò non si può attivare. Queste banche vanno dunque in risoluzione. Si sconvolge un panorama bancario che poteva vedere invece il salvataggio delle banche, la non diffusione di un negativo effetto-annuncio, la certezza di regole e comportamenti dei supervisori. Il danno è enorme.
A livello nazionale inizialmente si appare incerti nella reazione. Su queste pagine si sostiene invece la necessità di contrastare urgentemente la pronuncia della Commissione in sede giurisdizionale o comunque di disattendere l'indirizzo (informale) di Bruxelles, dato che è evidente la natura non pubblica né tantomeno statale del Fitd. Chi scrive è costretto a scontrarsi con assurde tesi «nonsipuotiste». Le sollecitazioni e le spinte restano prive di riscontro. Anzi, si sostiene la bizzarra tesi secondo cui, poiché la Commissione non si esprime con le dovute formalità, nulla si può fare, dando vita così a un singolare caso di elusione degli obblighi: basta che un soggetto pubblico non si esprima per dover desistere dal reagire. Dopo un certo tempo però il governo e il Fitd decidono di adire la giurisdizione europea ricorrendo al Tribunale di prima istanza, che si pronuncia bocciando la decisione di Bruxelles, considerata un errore di diritto. Non contenta, la Commissione ricorre alla Corte di Giustizia, da cui riceve una seconda bocciatura.
A questo punto ci si sarebbe attesi che si potesse imboccare la strada della riparazione, se non del risarcimento. Strada però non percorribile, visto che il dolo è escluso dalle sentenze che stabiliscono appunto l’errore di diritto. Eppure ci sarebbe da chiedersi, data la parificazione negli ordinamenti della colpa grave al dolo, se l'errore in questione non evidenzi proprio una colpa grave, data l'agevole possibilità di evitarlo con un rapido esame delle norme concernenti il Fitd. In ogni caso, nell'eventuale impossibilità di atti riparatori occorre un'iniziativa per riformare la materia. Non si può provocare un cataclisma e poi, rilevato l’errore commesso, concludere con «chi ha avuto ha avuto e chi ha dato, ha dato». Non si può considerare quanto avvenuto una parentesi che non si ripeterà più. Bisogna introdurre misure sanzionatorie. È un principio del diritto quello di dover riparare a un danno «iniuria datum».
Ma la questione Fitd non è finita. Lo scorso giovedì 21 la Commissione si è riunita, ha esaminato le sentenze anzidette e ha concluso che l'intervento del Fitd nel caso Tercas non costituiva un aiuto di Stato. A distanza di tempo la Commissione assume una decisione ovvia, poiché sarebbe finito in una pochade l'eventuale distaccarsi dalle pronunce giurisdizionali, valide ed efficaci anche a prescindere da questa vacua presa d'atto, che semmai, avrebbe potuto essere l'occasione per esporre gli indirizzi ai quali ci si atterrà in futuro nella materia.
Ancora tuttavia non siamo alle conclusioni. Margrethe Vestager, la commissaria europea alla Concorrenza che aveva sostenuto testardamente la linea dell’aiuto di Stato, ora si è mesa in aspettativa per candidarsi alla presidenza della Bei. Manca solo il finale di una sua nomina alla prestigiosa carica per dare una degna conclusione a una vergognosa vicenda in cui si finisce con l'affermare il principio non del «chi sbaglia, paga» ma del «chi sbaglia viene promosso». Poi si sproloquia, anche a Bruxelles, sulla meritocrazia. (riproduzione riservata)