Lavorare da remoto non è sempre sinonimo di smart working. Per chi non ha a disposizione gli spazi necessari, il metodo figlio della pandemia rischia di trasformarsi in una fonte di stress tra le mura di casa. È questo lo scenario in cui si inserisce la neonata piattaforma di Giovanni Peracin e Alberto Nathansohn che punta a riaccendere la creatività dei dipendenti aiutando allo stesso tempo le società a contenere le spese.
Domanda. Parliamo di Urbnx. Come è nata l’idea di un’applicazione per connettere persone e spazi di lavoro?
Risposta. Come molti altri fondatori di start up mi sono ispirato a un’esperienza personale. Ero a Londra per incontrare un cliente e non riuscivo a trovare all’interno della struttura in cui alloggiavo un luogo adatto per svolgere una riunione. Urbnx vuole fornire a tutti i lavoratori da remoto, dai dipendenti in smart working ai freelence, gli spazi dove portare avanti le loro attività e relazionarsi con gli altri. Prendere quel caffè tra un appuntamento e l’altro che ti permette di costruire relazioni umane e risvegliare la creatività.
D. Quali sono gli spazi che si possono prenotare sulla vostra app? Parliamo di ville, hotel o locali brandizzati?
R. Sicuramente i primi due, i locali brandizzati magari tra qualche tempo. Per ora permettiamo di affittare una scrivania nei lounge degli hotel in centro città o nelle cascine in campagna, per qualche ora o per l’intera giornata. Il servizio è a carico dell’utente, ma vorremmo coinvolgere direttamente le aziende affinché forniscano voucher ai propri dipendenti per lavorare in smart in maniera efficiente. Le prime realtà che abbiamo coinvolto sono rimaste entusiaste.
D. Abbiamo parlato dei vostri clienti, quali sono invece i vostri concorrenti?
R. In Italia non esistono ancora realtà che propongono esattamente i nostri servizi. All’estero si possono trovare più esempi, come Liquid space che mette a disposizione uffici a Londra e negli Stati Uniti. Noi vorremmo affittare spazi più accoglienti, sulla falsa riga di NeoNomad in Francia.
D. Ma i siti per affittare case vacanze non svolgono un’attività molto simile?
R. Non del tutto. Noi puntiamo a fornire un servizio quotidiano per le persone che soffrono a lavorare da casa e creare così una comunità di professionisti che riscopre la vita nel lavoro di tutti i giorni, non durante le vacanze.
D. Passando ai numeri, cosa vi aspettate da quest’anno?
R. In Europa ci sono quasi 35 milioni di lavoratori da remoto e il numero sta continuando a crescere. In questa prima fase pilota ci concentreremo sul nord Italia puntando a raggiungere 20 mila utenti, ma con uno sguardo già proiettato a Parigi, Londra e Berlino dove ci sono molti giovani alla ricerca di spazi per lavorare. A breve apriremo un round di investimento che ci permetterà di capire quanto in fretta possiamo espanderci. Un altro dato importante per quantificare il nostro giro d’affari è il numero di prenotazioni al mese per utente che in queste prime fasi potrebbe aggirarsi intorno alle due o tre volte.
D. Il decreto Milleproroghe ha notevolmente ridimensionato lo smart working. Come reagiranno le aziende?
R. Nonostante i paletti imposti dal governo, ormai lo smart working è entrato a far parte del modo di lavorare delle persone, tanto da essere considerato un benefit aziendale che le imprese propongono e i dipendenti richiedono. È prevedibile dunque che le aziende decideranno arbitrariamente di applicarlo ai contratti di molti dipendenti, complice anche la necessità di contenere i crescenti costi energetici.
D. Le nuove generazioni richiedono in media almeno due giorni di smart alla settimana. Dovremmo tutti lavorare più spesso da remoto?
R. Non sempre. Credo che sia giusto lavorare dall’ufficio almeno per una parte della settimana. Ma gli studi confermano che lo smart working è una soluzione creativa e produttiva per i dipendenti, oltre a permettere all’aziende di stringere un po’ la cinghia. La risposta sta nel mezzo, nel lavoro ibrido.
D. Ora che le aziende provano a lasciarsi la pandemia alle spalle e riaprire gli uffici, non temete che per i pochi giorni di lavoro da remoto concessi al mese i dipendenti preferiscano restare a casa?
R. Alcuni sicuramente sì. Ma noi ci riterremmo già soddisfatti ad acquisire il 10% dei 4 milioni di lavoratori da remoto in tutta Italia, almeno per partire. (riproduzione riservata)