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VINCENZO FORTUNATO MINISTERO ECONOMIA
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Ponte sullo Stretto. Ecco tutti i passaggi per l’operatività della in house che gestisce la realizzazione dell’opera

di Andrea Pira
22 aprile 2023, 02:00

Entro aprile ci sarà il passaggio da Anas al Mef della Stretto di Messina spa. Prima c’è da approvare il bilancio e definire come reclutare nuovo personale. Parla il commissario Fortunato  | Il Ponte costa 5 miliardi in più

Già quando dieci anni fa il governo mise in liquidazione la Stretto di Messina Spa, l’indicazione data dai ministri fu di «conservare e tutelare il progetto» del Ponte che dovrà collegare Sicilia e Continente. Una scelta che all’epoca non aveva ancora il valore di questi giorni. A cambiare le carte in tavola è la decisione del governo di revocare lo stato di liquidazione della società concessionaria, costituita nel 1981, dieci anni dopo la legge che ne prevedeva la nascita, per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio dell’infrastruttura tra le due sponde dello Stretto, i e di ripartire proprio dal progetto messo nel cassetto dal governo presieduto da Mario Monti.

Il progetto «custodito gelosamente, è il vero e unico patrimonio della società», spiega a MF-Milano Finanza l’avvocato Vincenzo Fortunato, già commissario liquidatore e da qualche settimana commissario straordinario della Stretto di Messina spa in attesa di passare le consegne al cda nel quale entreranno due esponenti designati dal Tesoro, d’intesa con il ministero delle Infrastrutture, che saranno anche presidente e amministratore delegato, uno designato dalla Regione Calabria, uno dalla Sicilia e uno scelto congiuntamente da Rfi e Anas.

Passaggio di consegne entro il 30 aprile

Il decreto Ponte, varato su impulso del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, prevede che la nomina dei nuovi organi avvenga il 30 aprile, ossia entro 30 giorni dalla revoca dello stato di liquidazione. C’è tuttavia un nodo, sottolinea Fortunato. «È il trasferimento delle azioni da Anas al ministero. In base al decreto occorre una perizia per valutare il valore della società e questo potrebbe richiedere ulteriori 15 o 20 giorni. Da parte mia ho chiesto al ministero se sia possibile convocare l’assemblea anche se non è escluso che si possa procedere direttamente senza attendere il passaggio delle azioni».

Il passaggio della maggioranza da Anas al ministero dell’Economia, che avrà il 51% del capitale è dettato da norme comunitarie. «Il diritto comunitario ha innovato rispetto al passato prevendo che per procedere all’affidamento sia necessaria la costituzione di una società in house. Si è quindi deciso di procedere secondo standard europei» ricorda Fortunato.

Gli ultimi giorni da commissario prevedono ancora alcuni passaggi. Quanto resta da fare è in realtà poco «Siamo al lavoro con Anas e Rfi su due protocolli per disciplinare le modalità di reclutamento del personale dalle due società. C’è un elenco di dipendenti passati dopo la liquidazione da Stretto di Messina ad Anas. Un altro aspetto da chiudere è la logistica, con il passaggio della sede nei locali ora di Anas. Infine c’è da approvare il bilancio». A questo proposito in una recente audizione alla Camera, dove è in corso la discussione sul decreto Ponte, proprio Fortunato, ha sollevato il tema di alcuni ostacoli burocratici, che potrebbe rallentare l’iter.

Il nodo 312 milioni

«La precedente normativa prevedeva che i costi sostenuti dalla Stretto di Messina fossero tutti rimborsati dallo Stato. Nell’ultimo decreto il governo ha inserito una previsione che riduce il rimborso delle spese fatte dalla Stretto di Messina da inserire nel piano economico finanziario ai soli costi funzionali al riavvio dell’opere. La società aveva diritto a 312 milioni.

Occorre capire se il bilancio potrà essere approvato in continuità salvo poi eseguire una svalutazione nel caso le somme non dovessero rientrare nel Pef. Bisognerebbe quindi valutare quali sono i costi funzionali al riavvio delle opere. Ritengo probabile che i revisori diano via libera, previo un approfondimento limitato agli anni dal 2006 al 2008, durante i quali il progetto di realizzazione del ponte fu bloccato dal governo Prodi». Quanto al bilancio «chiuderà in attivo. I costi ogni anno si aggirano tra i 300 e i 400 mila euro, con entrate superiori. E l’ampia liquidità permette di coprire le spese che sono limitate».

Contenziosi in sospeso

Il commissario si sente invece di escludere per il futuro l’insorgere di problemi per il fatto di essere ripartiti dal vecchio progetto senza mettere nuovamente l’opera a gara. «Il progetto deve essere soltanto aggiornato per adeguarlo ai cambiamenti normativi e tecnologici avvenuti negli ultimi dieci anni. La costruzione giuridica decisa dal governo prevede la riattivazione dei vecchi contratti per i quali una gara fu fatta e fu vinta. Siamo davanti allo stesso progetto con mero un aggiornamento dei costi».

C’è poi il nodo contenziosi, quello tra la pubblica amministrazione e il contraente generale Eurolink (guidato da We Build, già Salini Impregilo) che chiede 700 milioni e quello intavolato dal project manager «Sono stati sospesi con la legge di Bilancio sino al 31 marzo. Ora la sospensione è venuta meno ma probabilmente ci si può aspettare che le parti rinuncino ora che il progetto è stato riavviato. Per quanto riguarda il Project Manager Consulting si è in attesa del provvedimento del Tribunale di Roma. In merito all’altro contenzioso una nuova udienza è fissata a maggio, ma sarà chiesto un rinvio. E l’indennizzo richiesto dalla stessa Stretto di Messina? «Ho provveduto a rinunciare alla domanda, come richiesto dalla legge di bilancio». (riproduzione riservata)



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