Il 2022 è stato un anno segnato dalla volatilità per il mercato delle materie prime. Ad agosto i futures sul gas al Ttf di Amsterdam hanno raggiunto il massimo storico di 342 euro al megawattora, mentre quelli sul petrolio hanno superato i 120 dollari al barile all’inizio dell’estate. Tuttavia, con l’arrivo dell’inverno – e l’entrata in vigore delle sanzioni occidentali contro la Russia – i prezzi si sono sgonfiati, annullando i ricavi dell’intero anno. La tranquillità però non durerà ancora a lungo: secondo gli esperti di Dbrs anche il 2023 per il settore sarà un anno sulle montagne russe.
Secondo gli esperti, dietro la volatilità dei prezzi dell’energia ci sono l’incertezza sul lato della domanda e l’ampiamente anticipata recessione globale. Dall’altra parte dell’equazione, anche l’offerta di gas e petrolio giocherà un ruolo fondamentale nella stabilità dei prezzi. A pesare in questo caso saranno gli sviluppi della guerra tra Russia e Ucraina, l’effetto a lungo termine delle sanzioni, in particolare degli embarghi e del tetto ai prezzi. Anche le decisioni dell’Opec+ sulla produzione di greggio influenzeranno il mercato nei prossimi mesi, aggiungono gli esperti di Dbrs. A inizio dicembre l’alleanza dei Paesi esportatori (nella sua forma allargata) ha confermato la riduzione della produzione di 2 milioni di barili al giorno approvata nella precedente riunione. Esclusi gli incontri di monitoraggio, l’Opec+ non ha messo in agenda alcuna riunione ufficiale prima del 4 giugno 2023, ben sette mesi dopo l’ultimo appuntamento.
Dopo la chiusura delle borse europee, martedì 10 gennaio il petrolio spuntava un rialzo dell’1% su entrambi i listini di riferimento, con il Wti che viaggia intorno ai 75,6 dollari al barile e il Brent a 80,5 dollari. Sul future americano dli esperti di Dbrs hanno confermato le loro previsioni: il Wti scenderà a 65 dollari nel 2023 e a 60 negli anni successivi. Intanto, al Ttf il gas scende del 5,8% appena sotto i 70 euro al megawattora. (riproduzione riservata)