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GIUSEPPE GOLA OPEN FIBER
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Open Fiber, il ceo Gola: già coperto con la fibra il 92% delle aree a fallimento di mercato

18 novembre 2024, 20:00

Nel 2024 la società della fibra di proprietà di Cdp ed Enel ha investito complessivamente 2024 tra aree bianche e aree grigie. Per il 2025 è in arrivo nuova finanza per 2 miliardi dagli azionisti e dalle banche. I rapporti con Fibercop? C’è una sana competizione. Parla l’amministratore delegato Giuseppe Gola

Ottobre è stato un mese record con 96 mila nuovi clienti collegati, 1,8 miliardi di investimenti complessivi per il 2024 e 2 miliardi di rifinanziamento in arrivo. Operazione che dovrebbe chiudersi entro i prossimi due mesi. Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber, in questa intervista a Class CNBC guarda al lavoro svolto con soddisfazione sia per la parte che definisce «operativa» che per quella finanziaria. L’anno fondamentale però resta il 2025: «Sarà molto impegnativo ma sono molto ottimista sui risultati».

Domanda. Quali sono i motivi di fiducia?

Risposta. Abbiamo fatto tanto lavoro quest'anno per migliorare la nostra capacità di realizzazione della rete e accelerare acquisizione di clienti e migrazione sulla fibra. Abbiamo due macro-progetti, entrambi con fondi pubblici: il piano Bul per le aree bianche, di cui siamo al 92% di realizzazione e che prevediamo di chiudere entro il 2025, e il progetto per le aree grigie, dove stiamo accelerando molto sul piano commerciale. Si tratta di zone a totale fallimento di mercato dove, senza il supporto pubblico, non avrebbe investito nessun privato.

D. Da investire c’è ancora molto. Com’è la situazione finanziaria di Open Fiber?
R. Complessivamente quest'anno investiremo circa 1,8 mimliardi di euro. Si tratta di un importo molto importante, considerando che siamo un'azienda con 1.750 dipendenti. E siamo a buon punto sul fronte del rifinanziamento, con un accordo di massima raggiunto a giugno con tutte le banche. Stiamo realizzando tutti gli step intermedi previsti dall’intesa e nei prossimi mesi dovremmo chiudere l’accordo, che prevede un importante contributo aggiuntivo sia dalle banche che dagli azionisti per un totale di circa 2 miliardi. Ciascuno si impegnerà per un miliardo.

D. Gli azionisti continuano a credere in questo progetto?
R.
Assolutamente sì: entrambi gli azionisti - Cassa Depositi e Prestiti e Mercury - stanno investendo nuovo equity perché credono che Open Fiber sia un impegno strategico per loro e ci stanno dando tutto il necessario supporto.

D. Dallo spin-off di Tim però è nata FiberCop, anch’essa con un socio pubblico e una missione identica alla vostra. Questo cambia le cose?
R.
Diciamo che la situazione è più equilibrata, perché anche Tim è diventato un operatore retail. Ci saranno aree dove, tra noi e Fibercop, ci sarà una sana competizione di mercato. L’obiettivo del Paese resta quello di accelerare la migrazione dal rame alla fibra. E la presenza di un operatore integrato monopolista non ha facilitato questo processo. Adesso ci sono le condizioni per accelerare. In Italia siamo ancora intorno al 30% di backup sull'infrastruttura realizzata, quindi c'è ancora molto margine di crescita.


D. Ma la presenza di due società sul mercato è sostenibile? O avrebbe senso una fusione?
R.
Un’eventuale fusione è tema degli azionisti e lascio a loro la decisione. Per quanto riguarda il mercato, noi abbiamo un business plan stand alone e lo riteniamo sostenibile. La prova è che anche le banche e gli azionisti ci credono. Bisogna solo evitare di costruire doppie infrastrutture nella stessa area, errore commesso anche in passato e che ha creato inefficienze.

D. Tim ora è un acquirente di fibra come gli altri e Open Fiber ha formulato offerte. Ci sono condizioni speciali?
R.
Si tratta di una proposta a condizioni non molto diverse da quelle che offriamo agli altri operatori. Tim ha confermato che comprerà anche direttamente da Open Fiber e quindi diciamo che quello che succede è normale. Siamo sul mercato e non vedo nulla di anomalo. Anzi, questa situazione può diventare un acceleratore per la migrazione dal rame alla fibra. L’Ue ne ha fissato il termine al 2030: è un obbiettivo molto difficile, ma dobbiamo andare in quella direzione.

D. Open Fiber a che punto è?
R.
Non c'è dubbio che ci sono stati dei ritardi sulle aree bianche. Il tempo di completamento previsto inizialmente era di pochi anni, mentre arriveremo a chiudere nel 2025. Qaunto alle aree grigie, finanziate dal Pnrr, stiamo lavorando per completarle entro metà 2026. Quest'anno abbiamo migliorato moltissimo la capacità di realizzazione della rete e siamo avanti rispetto al piano presentato a marzo. Nell’ultimo mese abbiamo avuto più di 30 mila ordini. Abbiamo 350 mila clienti sulle aree bianche e oltre 3 milioni su quelle nere. Siamo a buon punto, ma c’è ancora tanto da fare.


D. Come immagina il futuro?
R.
In questo momento abbiamo un vantaggio: non esiste una tecnologia che superi la fibra. Ciò ci permette di avere una visione di lungo periodo. È chiaro che poi dovremo dotarla di intelligenza di sviluppo e innovazione. Noi stiamo già iniziando a offrire, in parallelo, nuovi servizi al mercato business, come i data center. Il prossimo anno sarà fondamentale e io sono molto ottimista sui risultati.

ha collaborato Adolfo Valente



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