Il giro di vite sulla condivisione delle password di Netflix, prima solo annunciato, potrebbe diventare realtà prima di quanto si pensasse. Il big dello streaming potrebbe infatti porre fine alla possibilità di condividere la password con persone esterne al proprio nucleo familiare già a partire dall'inizio del 2023. A rivelarlo è il Wall Street Journal, dando un riferimento temporale all'attuazione di una mossa che il colosso dello streaming californiano aveva annunciato ad aprile. Quello della condivisione delle password è da tempo al vaglio dei vertici aziendali ed è indicato come la principale causa ascrivibile al crollo degli abbonamenti. Si stima che per 222 milioni di famiglie abbonate ce ne siano 100 milioni che utilizzano account di amici o parenti per accedere ai contenuti della piattaforma. Fino a qualche anno fa, complice l'aumento costante del numero dei propri clienti, Netflix aveva provato a fare buon viso a cattivo gioco, ma il calo delle entrate dell'ultimo anno e la prima perdita di abbonati in dieci anni ha però spinto l'amministratore delegato Reed Hastings ad agire diversamente.
Si inizierà dagli Usa, anche se nell'headquarter ci si continua a chiedere quale sarà l'effetto sugli abbonati. Nell'ultimo periodo, il colosso di Los Gatos, in California, ha molti più concorrenti in forte crescita (su tutti Disney+ e Prime Video), per cui regole più stringenti potrebbero anche tradursi in una nuova fuga di sottoscrittori del servizio dopo quella registrata agli inizi dell'anno. Un'eventualità che spaventa Netflix, la quale, dopo il boom registrato durante i mesi della pandemia, ha assistito a un 2022 nero per tutti i servizi digitali: Nel primo trimestre ha registrato il primo grosso calo degli abbonamenti (200 mila in meno), con il titolo crollato al Nasdaq del 54% rispetto ai picchi di novembre 2021, quando aveva toccato il suo massimo storico.
Ma come potrebbe avvenire la stretta? Nulla di certo ancora ma per evitare la condivisione delle password, Netflix potrebbe agire sul controllo degli Id (il nome utente di chi accede) e quello degli gli indirizzi Ip, il codice numerico usato dai dispositivi che si connettono a internet. Una misura in sostanza simile a quella adottata quest'anno da Dazn. (riproduzione riservata)