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Manovra, l’aumento della Tobin Tax entrerà nel ddl Bilancio per ridimensionare la batosta sui dividendi
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Manovra, l’aumento della Tobin Tax entrerà nel ddl Bilancio per ridimensionare la batosta sui dividendi

05 dicembre 2025, 00:30

ll rialzo allo 0,3% del prelievo sul trading consente di escludere pmi e investimenti lunghi dalla stretta fiscale sulle cedole

Resta la tassa che colpisce tutte le transazioni sui mercati finanziari. Perché servono risorse per evitare un’altra batosta prevista in manovra, quella sui dividendi delle imprese. Lo riferiscono autorevoli fonti di governo a MF-Milano Finanza. D’altronde sin dal primo giorno tutti gli esponenti dell’esecutivo non hanno perso occasione per ribadire forse l’unica certezza relativa al ddl Bilancio 2026: le modifiche parlamentari al provvedimento devono essere a saldo zero. Ossia rispettare il vincolo dei 18,7 miliardi. Ecco che per trovare le coperture per riuscire almeno a ridimensionare l’aumento del carico fiscale sulle cedole delle holding prescritto dall’articolo 18 della manovra, i partiti di maggioranza hanno giocato a fare gli equilibristi.

Sarebbe quindi pronta a diventare più gravosa dopo 13 anni, grazie a una proposta di Fratelli d’Italia, la Tobin Tax, introdotta nel 2012 come eredità degli anni convulsi dello spread. Concretamente l’emendamento alla manovra a prima firma del senatore Raoul Russo propone un incremento graduale del prelievo sulle operazioni di borsa, portando l’attuale aliquota sui trasferimenti dello 0,1% allo 0,3% nel 2027 per poi salire «allo 0,35% nel 2028» e arrivare allo «0,4% da gennaio 2029». Così nelle casse pubbliche dovrebbero entrare 250-300 milioni in più all’anno, giungendo a 1 miliardo nel 2029 quando l’imposta quadruplicherà.

Bisognerà aspettare il 9 dicembre, quando la commissione Bilancio del Senato inizierà a votare gli emendamenti alla manovra depositati da maggioranza e opposizione, per sapere se questa ipotesi diventerà realtà. Ma è bastata la proposta del rincaro fiscale sulle transazioni di borsa per far piovere critiche nella convinzione che la misura scoraggerà gli investitori. E il tempismo non aiuta: proprio in queste settimane è all’esame in Parlamento la riforma del Testo Unico della Finanza che vorrebbe incentivare la quotazione delle pmi.

Come ridurre la batosta sui dividendi

L’idea del governo è però fare cassa con le operazioni di trading in borsa per finanziare le proposte parlamentari di modifica al testo originario della manovra. Stessa ragione per cui si è reso necessario un nuovo accordo con banche e assicurazioni per aumentare il loro contributo alla legge di bilancio. Il nodo più spinoso è sicuramente l’articolo 18 della manovra che, richiamandosi alla direttiva europea sulle aziende madre-figlie, aumenta il carico fiscale dall’1,2% al 24% per le imprese che incassano dividendi da società di cui detengono quote inferiori al 10%. Tale modifica dovrebbe generare un 1 miliardo di entrate all’anno in più per i prossimi tre anni. Con il rischio però di disincentivare gli investitori soprattutto esteri.

Punto che ha fatto levare immediatamente gli scudi agli operatori di mercato e a diversi esponenti politici anche di maggioranza. Da subito si è quindi lavorato su come poter almeno ridurre la batosta per le società, e a oggi l’opzione più percorribile per correggere il tiro sembra essere l’esclusione dal rialzo delle partecipazioni di lungo periodo e in imprese con una capitalizzazione inferiore a 1 miliardo. Un doppio scudo per le pmi e per gli investimenti non speculativi. (riproduzione riservata)



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