L’ultimo decennio di tassi ai minimi ha ridotto molto l’appeal dei buoni fruttiferi che una volta zie e nonne regalavano ai nipoti per costruire la base di un gruzzoletto da usare per gli studi o da alimentare una volta adulti. Il repentino aumento del costo del denaro li ha riportati in auge, anche se i tassi comunque restano più bassi dell’inflazione e dei Btp di pari scadenza. Mentre risultano più generosi dei conti correnti, che continuano a non rendere e, in alcuni casi, anche dei conti di deposito vincolati. Ne esistono varie versioni e tra i più redditizi oggi ci sono i buoni Rinnova con rendimento annuo lordo dopo sei anni del 3,25%, poco meno di un Btp di pari scadenza, il 2029, (circa il 3,6%). I buoni dedicati ai minori offrono invece fino al 4,5% annuo a 16 anni. Le migliori offerte dei conti di depositi vincolati nella scadenza più lunga, cinque anni, arrivano al 4,5% lordo annuo: è il caso di Banca Progetto che però prevede l’apertura del conto corrente. Ma il fisco avvantaggia i buoni perché la tassazione sui rendimenti è del 12,5% come per i titoli di Stato rispetto all’aliquota standard del 26% che è anche quella dei conti di deposito. Oltre a essere esenti da imposta di successione (ma pagano l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul capitale per investimenti oltre 5 mila euro, mentre tutti gli altri strumenti non hanno limiti di importo, tranne i fondi pensione e le polizze vita tradizionali che sono esenti). I buoni, come i conti di deposito, non hanno costi di sottoscrizione e rimborso. Possono inoltre essere acquistati online con App. Anche i libretti postali (che non hanno spese) puntano a fare concorrenza ai conti di deposito: fino all’8 maggio le Poste offrono a un anno il tasso del 3% lordo sulla nuova liquidità (si paga il bollo dello 0,2% sul capitale e la tassazione sui rendimenti è del 26% come per i conti di deposito). Conti, buoni e libretti sono garantiti dallo Stato perché le Poste sono partecipate da Cdp e Ministero dell’Economia (rimasti in maggioranza dopo la quotazione del gruppo). Invece i conti bancari sono coperti dal Fondo Interbancario fino a 100 mila euro per depositante. (riproduzione riservata)