«La tv in streaming, pur tra contraccolpi e svolte, continua la marcia per egemonizzare il mercato. Resta il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti Usa, che muovono tutti alla conquista dell'Europa (e dell'Asia) e, pur di acquisire quote di mercato rilevanti, adottano politiche di prezzo (e modelli di business) sempre più convergenti e competitivi, anche sotto il profilo pubblicitario». Non ha dubbi il presidente di Auditel, Andrea Imperiali, presentando al Parlamento la Relazione annuale dal titolo “Globalizzazione, mercato, sistemi di misurazione: il ruolo dei Jic nel nuovo contesto mediatico”. Sopratutto oggi, in cui sullo stesso mercato si intrecciano sei diversi settori: tv; streaming; videogames; hardware (produttori di smart tv); cinema (studios internazionali). Considerando come lo scenario competitivo sia più complicato, mettendo a rischio la democrazia digitale, spetta ai sistemi di rilevazione dell'audience esercitare un ruolo fondamentale sia per la regolazione di tutti i mercati connessi sia per l'integrità e la sostenibilità di un settore che presenta profili di rilevante interesse generale. Il cuore della Relazione sta proprio qui, nel capire come sia il Joint Industry Committee (Jic), l'organismo a controllo incrociato che unisce tutte le componenti del mercato televisivo (come nel caso di Auditel), a poter garantire le migliori pratiche in termini di trasparenza, indipendenza e inclusività di tutti i soggetti. Sia perché, orientando l'allocazione delle risorse economiche, equilibra le dinamiche competitive (in questa fase meno eque), sia perché consente di rilevare in maniera imparziale e tempestiva i cambiamenti di comportamento di consumo, garantendo un vero pluralismo e una compiuta democrazia dell'informazione.
Dopo aver sottolineato come i fenomeni in atto a livello macro impattino «inevitabilmente l'indipendenza e il pluralismo dei media dell'Unione» – nonostante «i broadcaster del Vecchio Continente non siano rimasti passivi di fronte all'invasione degli Ott (si veda Mfe, ndr)» – Imperiali ha snoccialato alcuni dati sull'estensione della copertura broadband, «che oggi interessa il 90% delle famiglie» e cui «è seguito un boom degli schermi connessi: passati, in 5 anni, da 70 a oltre 93 milioni su circa 120 milioni di schermi complessivi». Incremento, ha concluso Imperiali, «dovuto alla Smart TV, cresciuta in 5 anni del 210% passando da 5 a oltre 18 milioni». (riproduzione riservata)