E’ stato un trimestre a due, anzi tre facce: inizio molto positivo per le azioni e i bond dopo i crolli del 2022, poi a marzo è arrivata la doccia fredda dei crack di Svb e Signature Bank e lo shock della crisi di Credit Suisse. Quindi nelle ultime settimane il mercato si è stabilizzato cercando il recupero. Come osservano i gestori di Kairos, tra i pochi che a fine febbraio, con Amundi, avevano anticipato la possibilità di una pausa al rally. «Dopo i primi due mesi del nuovo anno iniziati nel migliore dei modi, il percorso di normalizzazione dei tassi avviato dalle principali banche centrali ha portato a diverse situazioni di insofferenza, con le banche regionali americane come prime vittime di una situazione globale ben più complessa, sfociata anche in Europa». Risultato: nei tre mesi il Ftse Mib è salito del 14,3%, l’Eurostoxx 50 delle borse europee ha fatto +13,7%, il Dax tedesco il +12,2%, il Cac 40 francese il +13,1%. Gli Usa hanno avuto un andamento a due velocità sulla scia della ripresa dei titoli tecnologici: il Dow Jones ha annullato tutti i guadagni da inizio anno chiudendo il trimestre sulla parità, il Nasdaq ha fatto +16%, l’S&P 500 +6,5%. In Asia Hong Kong ha segnato il +3,1% e Shanghai il +4,5%. il Nikkei giapponese +7,4%. «Alle banche centrali è richiesto il difficilissimo esercizio di equilibrismo fra la necessità di proseguire la lotta all’inflazione, da un lato, e preservare la stabilità finanziaria dall’altro», osservano i gestori Kairos secondo cui in ogni caso «quella di marzo si può leggere come una pausa nel recupero iniziato a ottobre scorso ed è apprezzabile la capacità di adattamento alla prospettiva di tassi strutturalmente più elevati. I livelli di liquidità sono elevati e va contemplata anche la possibilità che i dati congiunturali sorprendano in positivo, sia riguardo alla crescita sia riguardo all’inflazione, cogliendo alla sprovvista la media degli investitori». In questo inizio 2023 sulle montagne russe, ma tutto sommato positivo, ecco chi tra i fondi e le sicav a portata di risparmiatore retail italiano ha saputo approfittare meglio dei rialzi, difendendo i portafogli dalle discese di marzo. Nelle tabelle in pagina sono riportati i rendimenti dei migliori e peggiori comparti nelle dieci più ampie categorie (dati Fida), con un focus anche sulla classifica assoluta dei prodotti che hanno reso di più da inizio anno (in alcuni casi sono gli stessi delle tabelle per specializzazione).
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Ne emerge un quadro che evidenzia una netta divergenza tra rendimenti. A partire dall’azionario Italia, dove in testa spicca il fondo Target Italy, della boutique di gestione Albemarle Am, con il +17,5%. E’ gestito dal lancio, nel 2007, da Umberto Borghesi. Tra le sue prime posizioni figurano (dati a fine febbraio) Fila con un peso del 7,5%, Mondadori con il 6,1%, Datalogic con il 5,9%, Technogym con il 5,5% e Piovan con il 5,3%. Nel mese di febbraio, spiega la società di gestione, «le principali operazioni compiute sono state la vendita di Saes Getters, Iveco e Piaggio e l’acquisto di azioni Datalogic, Esprinet e Sabaf». Seguono nella classifica dei migliori su Piazza Affari il Fidelity Italia con il +14,9% e il Fideuram Italia con il +14,1%. All’opposto Mediolanum Italian Equity ha fatto il +4,8%, Banor Raffaello il +3,7% e Arca Economia Reale Equity Italia il +3,4%. Questa differenza nel caso dell’azionario Italia è dovuta al fatto che nel periodo le mid e small cap di Piazza Affari sono state penalizzate rispetto alle grandi capitalizzazioni, come le banche, dove invece sono specializzati i migliori del trimestre. Anche per il fondo Target Italy che ha focus sulle pmi italiane quotate, i titoli che hanno contribuito di più alle performance nel periodo sono state grandi capitalizzazioni come Iveco, Stellantis, accanto a Brembo e Cementir. Nell’azionario Europa si mette in luce il fondo Europe Opportunity di Morgan Stanley Investment Management. Tra le partecipazioni di questo comparto gestito da Kristian Heugh, in Morgan Stanley dal 2001, c’è anche l’italiana Moncler con un peso dell’8,4% (dati a fine febbraio). «Il team di questo fondo investe nell’azionario europeo dal 2006 e ha generato rendimento nei diversi cicli di mercato», sottolinea il gruppo. Il portafoglio è molto concentrato e le 10 principali posizioni rappresentano in genere oltre il 50% del totale. Dal lancio nel 2016 il fondo (classe A) ha reso il 7,1% annualizzato netto. E’ di Morgan Stanley Investment Management anche il primo fondo tra gli azionari globali: il Global Endurance con il +26,7%.
Passando all’azionario asiatico figurano in prima posizione due comparti di Fidelity: il China Focus con il +7,2% sulla Cina (gestito da Nitin Bajaj, Alice Li) e il Japan Growth sul Giappone con una performance a tre mesi del 14,2%. «La crescita economica dell’ultimo decennio, la resilienza dimostrata in occasione di shock globali, porteranno la Cina entro il 2024 verso il primato di prima potenza mondiale, rubando la scena agli Stati Uniti. Oltre alla Cina, ben tre Paesi asiatici si classificheranno nella top cinque delle maggiori economie mondiali entro il 2024, tra cui, India, Giappone e Indonesia», afferma Fidelity. Blackrock invece si mette in evidenza tra gli azionari Usa con il comparto Us Growth seguito dai money manager Phil Ruvinsky e Caroline Bottinelli. I titoli con maggior peso nel paniere di questo fondo (dati a fine febbraio) sono Apple, Microsoft, Amazon e Visa. Secondo Wei Li, chief investment strategist di Blacrock Investment Institute «persiste la divergenza tra l'inflazione che scende con difficoltà e le aspettative del mercato di tagli dei tassi. Il rialzo del Nasdaq è il migliore in quasi tre anni. Il rendimento del titolo decennale del Tesoro statunitense a due anni si è stabilizzato intorno al 4% circa un punto percentuale al di sotto del massimo da 16 anni di marzo, con i mercati che puntano ancora a tagli dei tassi della Fed di 50 punti quest'anno. Noi pensiamo che sia la Fed sia la Bce manterranno i tassi alti per via di un’inflazione che quest’anno resterà elevata».
Sul fronte obbligazionario, l’asset class che quest’anno è tornata a produrre rendimento dopo anni di tassi a zero, i rendimenti sono stati in media inferiori rispetto alle azioni, ma comunque positivi: tra gli obbligazionari che investono in bond corporate europei primo è il fondo Dws Invest Euro Hugh Yield Corporate con il +3,7% nei tre mesi, mentre tra i comparti sulle emissioni societarie Usa Neuberger Berman Strategic Income è primo con il +2,6%. In queste categorie le differenze tra i rendimenti dei migliori e i peggiori non sono così marcate come per i bilanciati e i prodotti a ritorno assoluto: tra i primi in testa c’è Compam Flexible con il 28% rispetto al -6,2% di AcomeA Patrimonio Esente, tra i secondi brilla il Dws Invest Esg Mobility con il +16,8% rispetto al -19% dello Schroder Gaia Blue Trend. Ciò a causa dalle particolari strategie che questi fondi adottano. Il Compam Flexible è anche il primo nella classifica assoluta, seguono il citato Global Endurance di Morgan Stanley Im con il 26,7% e T. Rowe Global Technology Equity con il 23,8%, specializzato sui titoli tecnologici tornati in luce grazie al recupero del settore, sostenuto dai massicci tagli operati dalle big tech per migliorare i bilanci e dalle attese di uno stop ai rialzi dei tassi (che penalizzano i titoli growth). Non a caso nella top ten figurano anche altri prodotti che investono sull’hi-tech, incluso il tema del Metaverso e dell’intelligenza artificiale tra cui l’Axa Metaverse con il +21% e il Janus Henderson Global Tehcnology and Innovation (+20,6%), il Franklin Intelligent Machines (+20,5%) e il Jpm Us Tehnology con il +20,4%. (riproduzione riservata)