Eni investe con Google e Bill Gates nell'aumento di capitale da 1,8 miliardi di Commonwealth Fusion Systems. Come anticipato da MF-Milano Finanza, lo spinoff del Mit di Boston ha chiuso il terzo round di finanziamento, portando a oltre 2 miliardi di dollari la raccolta totale. Eni ha partecipato anche alle due precedenti iniezioni di capitale e, pur non rivelandone nell'ammontare, ha dato un contributo significativo anche a quest'ultima, probabilmente nell'ordine delle tre cifre. Il Cane a Sei Zampe è già il maggiore azionista di Cfs e ha sin dall'inizio sostenuto finanziariamente e tecnologicamente il suo piano di imitare il sole per generare energia sulla Terra da fonti pulite e pressoché inesauribili. La società punta infatti a portare a compimento la fusione di nuclei di idrogeno, controllando il processo tramite campi magnetici potentissimi, e a realizzare il primo reattore commerciale nel 2025 per poi immettere nella rete energia entro i primi anni del prossimo decennio. I nuovi fondi serviranno proprio a supportare questo percorso dal laboratorio alla realtà industriale. Si tratta di un progetto a dir poco ambizioso e la cui fattibilità tecnica è contestata da alcuni studiosi e da diversi concorrenti attivi nella ricerca atomica. Oltre che sul prestigio del Massachusetts Institute of Technology, tuttavia, Eni può contare sul supporto di soci competenti e solidi economicamente. L'ultimo round da 1,8 miliardi di dollari è stato infatti guidato dal più blasonato dei fondi di venture capital, Tiger Global, e ha coinvolto fra gli altri Google, Bill Gates e del fondatore di Salesforce, Marc Benioff. All'aumento di capitale hanno preso parte anche gli azionisti già presenti nel capitale di Cfs come il fondo dei Paperoni americani Breakthrough Energy Ventures, il fondo del finanziere George Soros, Equinor, Temasek e appunto Eni. «Fin dal primo momento abbiamo creduto fortemente in questa tecnologia che rappresenta una svolta nel percorso di decarbonizzazione», ha ricordato l'ad di Eni, Claudio Descalzi. «La fusione a confinamento magnetico può contribuire ad accelerare significativamente il ritmo con cui il mondo riduce le proprie emissioni di anidride carbonica», ha aggiunto. «Negli ultimi anni abbiamo collaborato intensamente con il team di Cfs perché abbiamo riconosciuto nel loro lavoro una tecnologia in grado di trasformare il panorama energetico. Grazie a queste svolte tecnologiche, un impianto commerciale per la produzione di energia da fusione sarà presto a portata di mano. Siamo orgogliosi di supportare l'azienda con nuovi significativi investimenti, insieme alla gestione dei progetti e alle competenze ingegneristiche per trasformare questa prospettiva in realtà».
La fusione nucleare costituirebbe una rivoluzione in campo energetico e assicurerebbe un enorme vantaggio competitivo a chi per primo riuscisse a realizzarla in sicurezza. Non a caso, sulla tecnologia sono al lavoro anche il consorzio internazionale Iter e la canadese General Fusion, sostenuta dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, e pronta a costruire un impianto-pilota in Regno Unito. Proprio ieri General Fusion ha chiuso un round da 130 milioni di dollari grazie al supporto di Temasek, Gic e di nuovo Bezos, mentre a inizio novembre l'americana Helion ha ottenuto 2,2 miliardi di dollari dal ceo di OpenAI, Sam Altman, e dal co-fondatore di Facebook, Dustin Moskovitz. A fine agosto, infine, l'italo-britannica Newcleo, fondata da Stefano Buono, ha raccolto 118 milioni di dollari da diversi investitori istituzionali fra cui Exor Seeds e il Club degli Investitori. (riproduzione riservata)