La riforma del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese entra nel decreto Anticipi sotto forma di emendamento nel pacchetto di governo e relatori. L’intervento, finanziato al momento per tutto il 2024, scongiura il ritorno alla vecchia operatività dello strumento, precedente al periodo pandemico.
La riforma conferma l’importo massimo garantito previsto nel quadro temporaneo per fare fronte al Covid, fissato a 5 milioni, evitando quindi di riportare la cifra ai 2,5 milioni previsti dalla normativa del 2019. Sono previste tre tipologie di interventi coperti: capitale di rischio, liquidità (con distinzione per macrofasce) e investimenti.
Le percentuali di garanzia saranno del 55% per le imprese in fascia 1 e 2, del 60% per quelle in fascia 3 e 4 e 80% per tutti gli investimenti e startup. Una novità di rilievo, introdotta dopo le interlocuzioni con Confindustria, è l’inclusione delle small e mid cap tra i possibili beneficiari, cui è destinato un plafond pari al 15% delle disponibilità annuali e che potranno godere di garanzie del 30% sulla liquidità e del 40% sugli investimenti.
L’altro importante elemento di cambiamento è l’estensione del fondo i agli enti del terzo settore, anche attraverso l’istituzione di apposita sezione speciale al ministero del Lavoro, ricomprendendo il mondo associativo e degli enti religiosi, con un importo massimo garantito di 60 mila euro e accesso senza valutazione. Inoltre sono previsti limiti ridotti per il microcredito (40 mila euro) e per i Confidi autorizzati (80 mila euro), in attesa per questi ultimi che da inizio 2014 entri nel vivo la discussione sulla bozza di riforma. Mentre per facilitare l’acceso a forme alternative di finanza è stato fissato a 500 mila euro l’importo minimo delle obbligazioni che entreranno in un basket bond.
Il fondo sarà gratuito per le microimprese anche per effetto delle commissioni applicate su piccole imprese (0,5% del garantito), medie imprese (1%) e small mid cap (1,25%).
«È un importate traguardo», commenta il sottosegretario alle Imprese, Massimo Bitonci, che negli ultimi sei mesi ha lavorato al testo della riforma. «La riforma è frutto di un lavoro di condivisione e dialogo con il ministero dell’Economia, l’Abi, la Confindustria, gli artigiani, il terzo settore e i Confidi», aggiunge Bitonci. «Dal 1° gennaio inizieremo a lavorare sul triennio 2025-2026-2027. Le risorse e le coperture previste dal Cipess sono fino al 31 dicembre 2024. Ci muoveremo da subito per estenderle agli anni successivi».
Nel pacchetto degli emendamenti di governo e relatori (i senatori Dario Damiani, Claudio Borghi e Vita Maria Nocco) rientrano misure per garantire la privacy dei dipendenti nelle comunicazioni delle scelte su otto, cinque e due per mille da parte dei sostituti d’imposta o la centralizzazione dei pareri dell’Agenzia delle Entrate per le transazioni fiscali onerose.
Viene inoltre differito al 18 dicembre il termine dei versamenti tributari e contributivi e degli adempimenti tributari in scadenza a novembre e dicembre per le imprese e le famiglie toscane e viene introdotto un codice identificativo nazionale per gli affitti brevi. Costerà 400 mila euro l’anno l'equiparazione ai redditi da lavoro dipendente dell’indennità per le cariche elettive e le funzioni del Csm. Inoltre in ambito Pnrr Palazzo Chigi potrà avvalersi di pensionati remunerati. (riproduzione riservata)