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Da regine a Cenerentole, le challenger bank italiane cercano il riscatto. Ecco tutte le strategie del settore
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Da regine a Cenerentole, le challenger bank italiane cercano il riscatto. Ecco tutte le strategie del settore

24 maggio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 22:22

Dopo gli exploit degli anni scorsi, molti istituti specializzati oggi sono alle prese con titoli in calo e cambi di strategia. Da Bff a Banca Sistema fino a Illimity. Ecco tutto quello che sta succedendo nel settore

Il caso Bff ha acceso un riflettore sul mondo delle banche specializzate italiane. Nel gergo delle società di consulenza sono state battezzate challenger bank, per richiamare gli analoghi esempi comparsi sulla scena inglese.

La geografia del settore

Più precisamente si potrebbe parlare di un ibrido tra banche digitali e operatori di specialty finance, intesa come credito specializzato alle imprese e alle famiglie. I modelli sono diversi ma accomunati da alcuni tratti generali: basso assorbimento di capitale e ritorni del capitale a doppia cifra impensabili per gran parte delle banche tradizionali. Caratteristiche che si sono tradotte in generose politiche di remunerazione, con payout ratio in alcuni casi vicini al 100%.

In questi ultimi mesi il settore è in ebollizione. Le pressioni sul funding, il rallentamento di alcuni business strategici come il recupero dei crediti deteriorati, le problematiche regolamentari e le altalene borsistiche stanno rimescolando la geografia del comparto.

Il caso di Bff

Oggi tiene banco il caso Bff. L’istituto milanese guidato da Massimiliano Belingheri e attivo nello smobilizzo di crediti pro soluto verso la pubblica amministrazione è finito nel mirino del mercato dopo i rilievi sollevati dalla Banca d’Italia. La Vigilanza ha acceso un faro sulla classificazione dei finanziamenti verso la pa, chiedendo un nuovo approccio che potrebbe comportare un aumento degli assorbimenti patrimoniali e degli accantonamenti prudenziali di calendar provisioning.

Bisognerà attende i prossimi mesi per conoscere l’esito delle discussioni tra la banca e via Nazionale. Nel frattempo però il titolo ha subito un duro contraccolpo. In un paio di settimane Bff ha bruciato il 25% della capitalizzazione, vedendo il valore delle azioni scendere da 12,22 a 9,22 euro e attirando l’attenzione di qualche fondo alla ricerca di opportunità di investimento.

La linea della Vigilanza

Per ora il terremoto Bff è un caso isolato nel mondo delle challenger bank, anche se qualche osservatore ha letto l’intervento di Bankitalia come un messaggio rivolto a tutto il settore: in un contesto macro incerto come quello attuale, anche gli intermediari capital light devono adottare politiche patrimoniali conservative, rinunciando a parte della redditività e ridimensionando le strategie di remunerazione più generose. L’indicazione è controversa, ma la cautela del mercato è scontata già nei prezzi.

La strategia di Banca Sistema

Se Bff è in difficoltà, altri istituti specializzati stanno cercando di lasciarsi alle spalle un periodo complesso. Questo è il caso di Banca Sistema, l’istituto guidato da Gianluca Garbi che nei giorni scorsi ha presentato il nuovo piano industriale. Fino al 2022 la sua è stata una storia di crescita, ma la salita dei tassi ha creato problemi per la difficoltà a compensare il brusco rincaro del funding con il riprezzamento di alcune classi di attivo come i crediti nella cessione del quinto.

Per questo effetto dai massimi di fine 2021 all’autunno scorso il titolo ha più che dimezzato la capitalizzazione, con un multiplo prezzo/patrimonio planato da 0,9 a 0,4 volte. Da allora è iniziato un cauto recupero, alimentato dalle attese di taglio dei tassi, ma il prezzo delle azioni resta lontano dai livelli di due anni fa. Anche nel nuovo piano industriale il top management si è mantenuto prudente, soprattutto per quanto riguarda le previsioni sul costo della raccolta. La scommessa però è quella di incrementare ricavi e profitti, distribuendo agli azionisti 18 milioni di dividendi cumulati.

E la scommessa di Illimity

È invece atteso nella seconda metà dell’anno il piano industriale di Illimity. Anche la banca fondata prima della pandemia da Corrado Passera non è stata immune da criticità negli ultimi due anni e ha scelto di reimpostare la strategia. Raccolti 600 milioni dagli investitori con la spac, al debutto in borsa nel 2019 le azioni valevano 7,6 euro.

Un prezzo quasi raddoppiato nei 30 mesi successivi fino a sfiorare quota 14 euro nel novembre 2021. A quel punto però è arrivata l’inversione di tendenza, in scia alla caduta del comparto tecnologico globale. Dai massimi di fine 2021 il titolo Illimity è sceso del 65% agli attuali 4,8 euro. La risposta è stata una rifocalizzazione del business che, lasciato il settore dei crediti deteriorati, punterà sugli impieghi in bonis e sui servizi innovativi al mondo delle pmi.

Procede invece sui binari della continuità la strategia di Banca Ifis, anche perché sotto la guida del ceo Frederik Geertman l’istituto (che ha guadagnato il 33,2% nell’ultimo anno, toccando nuovi massimi a inizio maggio) ha già ribilanciato il business model, adattandolo al nuovo contesto di mercato.

La fiducia degli analisti

Se il settore sta attraversando una fase di profonde trasformazioni, il mercato sembra disposto a scommettere sul nuovo corso. Gli analisti non hanno scritto un solo sell nei loro report e vedono anzi un potenziale upside per l’intera categoria, con percentuali di crescita delle azioni comprese tra il 14,7% di Ifis e il 20,4% di Illimity. Tradotto: se non ci saranno altre docce gelate, i soci delle challenger bank tricolori potrebbero brindare ancora. In molti ci sperano. (riproduzione riservata)



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