Iniziano a intravedersi gli effetti della stretta monetaria sulle imprese italiane. Nel terzo trimestre di quest'anno le aziende che hanno dichiarato fallimento sono salite a 1.563. Il dato è più alto dell'8,8% rispetto al luglio-settembre del 2022, anche se è più basso di quanto registrato nel terzo trimestre 2021 (-13,5%).
Lo rivela l'Analisi sulle Liquidazioni giudiziali realizzata da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information. L'aumento delle aziende in difficoltà si lega alla riduzione dei crediti verso la clientela. Nello specifico gli impieghi erogati delle prime cinque banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps) sono scesi di oltre 70 miliardi. Il fenomeno si spiega da un lato con il rialzo degli interessi, che ha convinto famiglie e soprattutto imprese a non indebitarsi, puntando piuttosto sulla liquidità accumulata durante la pandemia. Dall'altro lato è emersa anche una minore tolleranza al rischio da parte delle banche, che hanno stretto i cordoni del credito per timore di un incremento degli npl. Una paura che la crescita dei fallimenti del terzo trimestre sembra concretizzare.
«Rispetto al luglio-settembre dell'anno precedente stiamo assistendo a un lieve aumento del numero delle liquidazioni giudiziali, che potrebbe salire ancora nell'ultimo trimestre del 2023 a causa del contesto macro economico in cui viviamo: i problemi di liquidità per le aziende causati dalla stretta monetaria rischiano di amplificarne le fragilità», commenta Marco Preti, ad di Cribis. Il conto diventa meno salato se si amplia l'orizzonte temporale ai primi nove mesi del 2023, ma i valori sono comunque in lieve crescita. Da gennaio a settembre le imprese italiane che hanno dichiarato bancarotta sono salite a 5.468 (+1,48%), dato anche questa volta più basso - di circa un terzo - rispetto allo stesso periodo del 2019 (-32,9%).
Nel terzo trimestre le liquidazioni giudiziali si sono concentrate in Lombardia (316), seguita da Veneto (157) e Lazio (154), mentre le Regioni più virtuose sono state Trentino-Alto Adige (13), Basilicata (8), Molise (7) e Valle D'Aosta (1). Il settore più in crisi è quello del commercio, con le 1.738 liquidazioni giudiziali riscontrate da gennaio a settembre. Dietro si piazzano i servizi (1.374), a cui si accodano industria (941) ed edilizia (923). In tutti e quattro i settori i dati del terzo trimestre sono migliori di quelli del secondo, ma la stretta monetaria non si è ancora manifestata appieno nell'economia reale. (riproduzione riservata)