La previdenza complementare, pur avendo avuto un sensibile impulso dalla riforma del 2007, non è ancora sufficientemente diffusa come sarebbe necessario. La Covip nelle proprie relazioni annuali evidenzia sovente la necessità di un salto di paradigma, migliorando il livello di inclusione di quelle categorie come giovani e donne particolarmente esposte al rischio previdenziale ma ancora non sufficientemente coperte dai fondi pensione per una ridotta adesione per cui è auspicabile che si introducano misure rivolte a tal fine. Ma quale è il ritratto statistico della previdenza complementare?
Considerando gli ultimi dati Covip al 30 settembre 2023 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 10,6 milioni, +3% da fine 2022. A tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 9,515 milioni (+3 %). Nei fondi negoziali si registrano 188 mila posizioni in più rispetto alla fine dell’anno precedente (+4,9%), per un totale che sfiora i 4 milioni. Gli incrementi più alti continuano a registrarsi nel fondo rivolto al settore edile (+86.700), destinatario dell’adesione contrattuale di lavoratori attraverso il versamento di un contributo, ancorché di importo modesto, a carico del solo datore di lavoro, e nel fondo del pubblico impiego (+28.900 posizioni), per il quale è attiva l’adesione anche tramite silenzio-assenso per gli impiegati di nuova assunzione; seguono il fondo destinato al settore del commercio, turismo e servizi (+13.300) e quello rivolto all’industria metalmeccanica (+10.300). Si conferma allora l’effetto benefico dei meccanismi di spinta gentile nel favorire una più diffusa presenza del risparmio previdenziale, fermo restando che devono essere accompagnati da una efficace informativa previdenziale tesa a sensibilizzare i lavoratori sul ruolo e l’utilità della previdenza complementare. Nelle forme pensionistiche di mercato, si rilevano 71 mila posizioni in più nei fondi aperti (+3,8 %); meno dinamico il segmento dei pip (polizze individuali pensionistiche) con 40 mila posizioni in più (+1,1 %); alla fine di settembre, il totale delle posizioni in essere in tali forme è pari, rispettivamente, a 1,912 milioni e 3,738 milioni di unità.
Nel complesso i fondi pensione con il loro ruolo di investitori istituzionali valgono circa 142 miliardi. L’attivo netto è di 64,5 miliardi di euro nei fondi negoziali, in crescita del 5,6 % rispetto a dicembre; esso si attesta a 30,3 miliardi nei fondi aperti e a 48 miliardi nei pip, rispettivamente, il 7,9 e il 5,4 % in più nel confronto con la fine dell’anno precedente. Nel corso dei primi nove mesi del 2023 i contributi incassati da fondi negoziali, fondi aperti e pip sono stati pari a 9,8 miliardi di euro, +6 % rispetto al corrispondente periodo del 2022. L’incremento si riscontra in tutte le forme pensionistiche, variando dall’8 % nei fondi negoziali, al 6,4 nei fondi aperti, al 2,5% nei pip. Attenzione particolare ai rendimenti con riferimento ai quali dopo la crisi del 2022 dell’anno scorso si segnala una forte ripresa. Per i comparti azionari si riscontrano rendimenti in media pari al 4,5 % nei fondi negoziali, al 5,5% nei fondi aperti e al 6% nei pip. Per le linee bilanciate i risultati sono in media del 2,1 % nei fondi negoziali, 2,2% nei pip e 3 % nei fondi aperti; più contenuti sono i rendimenti dei comparti obbligazionari e garantiti, in media dell’ordine dell’1-2%. (riproduzione riservata)