Più voli non significa automaticamente maggior successo in borsa. Non c’è dubbio che per la maggior parte delle compagnie aeree quotate il 2023 si stia rivelando un anno positivo sul fronte degli incassi, ma su quello azionario i guadagni si sono concentrati nei primissimi mesi, influenzati poi da molte variabili che il mercato guarda con attenzione per bilanciare entusiasmi e timori.
Guardando ai titoli delle maggiori e più seguite compagnie aeree europee, in pochi hanno mantenuto un segno positivo anche nel pieno dell’estate, pur se nel periodo 1° gennaio-18 agosto il saldo resta a favore e per il futuro prevale un cauto ottimismo. Per TD Asset Management questa doppia velocità si spiega col fatto che, seppure la domanda di viaggi sia tornata ai livelli del 2019 e l’asticella dei ricavi 2023 sarà persino più alta del pre-Covid, le azioni di molte compagnie aeree hanno iniziato ad accusare altre e diverse pressioni. Una zavorra è rappresentata dai costi più alti (carburante e retribuzioni), che non sempre sono compensati adeguatamente dagli utili.
Ma pesano soprattutto alcune incertezze sul resto dell’anno, come l’inflazione e i rialzi dei tassi d’interesse sui mutui, che potrebbero frenare il ritorno di fiamma verso i voli.
Lo ha ammesso anche Michael O’Leary, patron di Ryanair. «Siamo preoccupati per l'impatto di queste tendenze macroeconomiche che potrebbero influenzare la spesa dei consumatori nella seconda metà dell'anno», ha detto agli analisti. La contromisura? Tornare ad abbassare il costo dei biglietti.
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Nei cieli europei, che si sono dimostrati più turbolenti di quelli nordamericani, la performance migliore è comunque messa a segno proprio da Ryanair. Il titolo della low cost irlandese ha guadagnato al Nasdaq oltre il 32% tra il 1° gennaio e il 18 agosto. Ryanair domina anche la classifica del traffico aereo. Secondo l’ultima ricognizione di Eurocontrol, assieme alle sue controllate detiene il primato con oltre 3.350 voli giornalieri registrati nella settimana di Ferragosto. Ora l’attenzione del mercato è puntata sulle decisioni che prenderà l’assemblea degli azionisti del 14 settembre. Il management, infatti, ha deciso di mettere ai voti l’operazione straordinaria da 40 miliardi di dollari per l’acquisto di ben 300 Boeing 737 Max-10 entro il 2030, dati l’eccezionalità dell’ordine e l’impegno ad autofinanziare l’esborso contando sulla generazione di cassa. Intanto la compagnia, quotata anche all’Euronext Dublin, ha dalla sua 18 giudizi buy - un plebiscito - con target price medio intorno ai 24 euro dai 15,5 delle attuali quotazioni.
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Ryanair è presente, unica europea, anche nelle classifiche globali più recenti pubblicate da Seeking Alpha e Forbes, che collocano il titolo tra i migliori nell’ambito del trasporto aereo assieme ad Alaska Air, Allegiant Travel, American Airlines, Azul, Copa Holding, Controladora Vuela Compania de Aviacion, Delta, Gol Linhas Aereas Inteligentes, JetBlue Airways, SkyWest, SouthWest Airlines e United Airlines.
Discorso differente per la seconda in classifica: EasyJet. Se il saldo da inizio anno resta più che positivo con un guadagno vicino al 28%, la più diretta rivale di Ryanair ha innestato la retromarcia nonostante l’aumento dei passeggeri e la stima di un utile di 80 milioni di sterline per il 2023. Gli analisti spiegano il mancato pieno decollo del titolo con la ciclicità del trasporto aereo e con il timore di cancellazioni e ritardi dovuti alle agitazioni dei controllori di volo. La questione è così sentita dal comparto che è stata avviata una petizione da inoltrare alla Commissione Europea per richiedere che tutti gli Stati membri proteggano i sorvoli anche durante gli scioperi Atc, come già avviene in Grecia, Italia e Spagna. Tuttavia il consensus sta recuperando ottimismo e i buy sono saliti da 9 a 10 nell’ultimo mese, con prezzo obiettivo in leggero aumento dall’attuale livello di 426 centesimi di sterlina.
Anche Lufthansa ha subito numerose oscillazioni, riducendo il guadagno da inizio 2023 al 6,5%. La compagnia tedesca, che sta per acquisire il 41% di Ita Airways, ha però dalla sua una maggioranza di valutazioni buy dopo la pubblicazione dei conti del secondo trimestre, che hanno visto l’utile netto raggiungere un nuovo massimo di 881 milioni di euro dai 259 milioni di euro dell’analogo trimestre 2022. I giudizi più recenti sono arrivati da Ubs e Deutsche Bank, che hanno rispettivamente alzato il target price da 14,25 a 15 euro e da 11 a 13 euro, mentre Barclays ha mantenuto il buy ma ha abbassato il prezzo obiettivo da 16 a 15,5 euro.
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Air France-Klm ugualmente ha subito rallentamenti in borsa, pur mantenendo un guadagno vicino al 10% da gennaio a oggi. I conti del secondo trimestre sono andati meglio del previsto, con un risultato operativo di 733 milioni di euro rispetto alla stima di circa 650 milioni. Ma il successo è stato oscurato dalle dichiarazioni del management a proposito dei costi unitari complessivi in aumento, attribuiti anche alle retribuzioni più elevate.
Il titolo, che viaggia su una media di 1,4 euro, resta neutral per Bernstein e Deutsche Bank, mentre è buy per Barclays, Jp Morgan e Ubs. In particolare, Barclays ha leggermente aumentato il prezzo obiettivo da 2,45 a 2,6 euro. Anche Jp Morgan lo ha lievemente corretto al rialzo, da 2,35 a 2,4 euro, mentre Ubs lo ha portato da 2,4 a 2,5 euro.
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Anche per Iag (International Airlines Group) - il gruppo che mette insieme British Airways, Aer Lingus, Iberia e Vueling - il secondo trimestre ha portato risultati sopra le attese con profitti per 1,25 miliardi di euro rispetto alle stime di 895 milioni, con una previsione di utili per fine anno superiori ai 2,3 miliardi di euro. Il consensus punta su un prezzo obiettivo di 186 centesimi di sterlina, rispetto alla quotazione del titolo di circa 161. (riproduzione riservata)