Il leader cinese Xi Jinping risponde al Chip Act del presidente americano Joe Biden. La Cina è pronta a lanciare un fondo statale da 300 miliardi di yuan (40 miliardi di dollari) per rafforzare l’industria locale di semiconduttori, in particolare la costruzione delle macchine necessarie a produrre i chip.
La cifra a cui puntano i cinesi è inferiore ai quasi 53 miliardi stanziati dal governo americano. Ma secondo Reuters i 40 miliardi a cui aspira Pechino renderanno il nuovo fondo più corposo dei due già lanciati dal China Integrated Circuit Industry Investment Fund, conosciuto come Big Fund.
Il processo di raccolta dei finanziamenti richiederà mesi, quindi non esiste ancora una data precisa per il lancio del terzo fondo. Quel che è certo, come detto, è che l’obiettivo di 300 miliardi di yuan - a cui il Ministero delle Finanze cinese dovrebbe contribuire con 60 miliardi di yuan - supera i 138,7 miliardi di yuan e i 200 miliardi di yuan raccolti da due fondi simili nel 2014 e nel 2019. Non può che trattarsi, quindi, di tassello decisivo verso l’autosufficienza nel settore dei semiconduttori auspicata da Xi Jinping.
Senza contare che il terzo fondo lanciato da Pechino nel settore rappresenta una risposta decisa ai limiti all’importazione imposti da Washington: già a fine 2022, infatti, Biden ha vietato alle aziende che si servono di macchinari o software americani di indirizzare i propri chip avanzati verso la Cina. Una mossa da cui i cinesi hanno preso spunto quando a luglio hanno ristretto le esportazioni di gallio e germanio, metalli critici nell’industria dei semiconduttori. (riproduzione riservata)