L’Africa «avrà un posto d’onore nell’agenda italiana di presidenza del G7», questa è una «scelta di politica estera precisa», ha spiegato la premier Giorgia Meloni al vertice Italia-Africa che si è tenuto a Roma. Dal 1° gennaio 2024 l’Italia ha assunto, per la settima volta, la presidenza del G7: il gruppo che riunisce Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America, al quale partecipa anche l’Unione Europea.
Aprendo la conferenza nell’aula del Senato, la premier ha parlato del Piano Mattei per l’Africa che «può contare su una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro tra crediti operazioni a dono e garanzie». Alla cena organizzata nella sede del Quirinale, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto i leader di 25 Paesi africani.
In vista dell’avvio del piano di sostegno alla crescita economica del continente africano, MF-Milano Finanza è andata a vedere come si presenta il mondo del debito del continente. Nelle attese dei gestori di M&G, l’area sub-sahariana dovrebbe crescere del 4,5% nel 2024, contro l’1,2% dell’Eurozona e l’1,5% degli Stati Uniti. Sono due i temi a favore degli investimenti nei bond africani e in generale dei Paesi emergenti: sono spesso emessi in dollari e nei prossimi mesi la Fed dovrebbe tagliare i tassi, rendendo il debito meno oneroso per gli emittenti. I rendimenti sul mercato, come si può leggere nella tabella, arrivano a sfiorare il 20%.
Nella selezione di titoli sono state inserite solo obbligazioni in valuta forte (quindi dollari ed euro) e non locale, soggette queste ultime a possibili importanti deprezzamenti. I bond sono accessibili solo a portafogli importanti, in media da 100mila euro in su. Attenzione che nessuna obbligazione è stata collocata da emittenti investment grade, hanno tutte un rischio medio e alto. Per esempio, il bond emesso dalla Tunisia con scadenza nel 2026, in euro, rende il 19,5% e prezza ben sotto la parità (76 centesimi). Il rating di Moody’s è Caa2, a pochi passi dal C che per l’agenzia equivale al default. L’emissione con scadenza nel 2030 dell’Egitto rende il 15,8% a scadenza, il rating è simile, Caa1.
Sul fronte opposto, il Marocco ha un’obbligazione che scade nel 2026, collocata in euro, che rende poco sopra il 4%. Questo perché il regno nordafricano è un BB+ per S&P Global, solo un notch sotto l’area investment grade. Situazione simile a quella del Sudafrica: l’emissione in euro, con scadenza al 2026 rende il 4,26%.
Nessuno dei bond africani considerati, dalla Nigeria al Senegal, dal Congo al Kenya, al Ruanda o all’Angola presenta un rendimento vicino al 40% come nel caso dell’Argentina. (riproduzione riservata)