Era scontato che il governatore Fabio Panetta avrebbe innovato, pur senza gravi cesure con il passato e la tradizione. Avevamo immaginato che, con la nomina del vicedirettore generale che succederà a Piero Cipollone, Panetta avrebbe «comunicato», avrebbe cioè dato dei chiari segnali sull'indirizzo del suo governatorato e sul ruolo, che verrà ulteriormente sviluppato, della Banca d'Italia. Decidere la nomina di Chiara Scotti, con un importante curriculum in politica monetaria, macroeconomia, comunicazione delle banche centrali e concrete esperienze in ruoli di vertice compiute presso la Federal Reserve, definisce un significativo identikit, per di più migliora la rappresentanza di genere nel direttorio e dà un segnale per il lavoro all'estero: a fronte dei non pochi che, dopo lauree e specializzazioni, lasciano l'Italia per impieghi esteri importanti e ben remunerati, si registra ora un caso pure simbolico inverso, di ritorno al lavoro per il Paese.
Non è la prima volta di una designazione di una personalità esterna all'Istituto: come è stato ricordato, nel 2019 fu nominata l'allora «esterna» Alessandra Perrazzelli, rompendo una linea di continuità per i componenti del direttorio - governatore escluso - costantemente di estrazione interna.
Non credo però, come è stato scritto in alcuni commenti, che la nomina di Chiara Scotti sia stata decisa nel segno dell'internazionalizzazione della Banca d'Italia. Questa - con i suoi governatori, da Einaudi in poi, e il suo personale - ha sempre avuto un ruolo di tutta evidenza e prestigio a livello europeo e internazionale, unanimemente riconosciuto nei diversi consessi.
Se andiamo al secondo decennio del secolo scorso, va ricordato che un vice direttore generale della Banca, Tito Canova, fu chiamato dal Congresso americano per un'audizione che spiegasse come era costituita la Banca stessa, i suoi compiti, le sue prospettive: elementi, questi, importanti e utilizzati poi in sede comparata per la progettazione del Sistema della Federal Reserve. Sono apprezzabili gli scambi di saperi, di capacità, di esperienze. Tutti questi costituiscono una efficace integrazione, ma non denunciano affatto gravi carenze in settori fondamentali della vita dell'Istituto di via Nazionale che ha personale di primo piano il quale forma un «intellettuale collettivo» che gode della stima e della credibilità ampiamente diffusa.
D'altro canto, al progresso della banca, come accennato, contribuiscono fondamentalmente tutte le strutture organizzative, ora strutturate secondo il modello del Dipartimento con alla testa i funzionari generali, in passato qualificati come direttori centrali, le cui analisi, iniziative e proposte, quelle di maggior rilievo e aventi rilevanza esterna, sono sottoposte poi alla valutazione del direttorio. Insomma, è una vera e propria bizzarria sostenere che con la nomina in questione si affermi l'internazionalizzazione della banca, come se essa avesse vissuto in un mondo chiuso e ora si aprisse. Si tenga comunque presente che, più che sulla politica monetaria sulla quale l'Istituto ha sempre fatto scuola, è alla Vigilanza bancaria che andranno dedicate le maggiori cure e ai rapporti che in tale settore sono previsti con la Vigilanza della Bce, la quale ha la maggior parte delle attribuzioni.
La neo designata annovera, come si è detto, anche una competenza nella comunicazione delle banche centrali. Questo è un comparto nevralgico nel quale si riscontrano non pochi ritardi, a cominciare dalla comunicazione dei vertici della Bce. E ciò si rileva a maggior ragione quando si constata che la politica monetaria è diventata sempre più comunicazione. Palazzo Koch è stato, nel tempo, antesignano nelle diverse forme di comunicazione che non è come il gioco del calcio nel quale non vi è nessuno che non si arroghi piena competenza.
In questo comparto, occorre comunque un deciso rafforzamento. Non vi è bisogno, per le strutture interne, di ricorrere all'esterno, magari a chi non ha una approfondita conoscenza della banca, Si deve far leva su risorse interne, facendo loro compiere anche esperienze all'esterno e avendo, però, sempre presente che la comunicazione non crea il fatto; questo deve esistere soprattutto per una banca centrale.
In ogni caso, agire sulle competenze significa anche valutare la necessità di revisioni nella struttura organizzativa. Pure in questo campo esiste una rispettabile tradizione nell'Istituto che ha sempre concepito gli apporti consulenziali esterni appunto come importanti pareri per poi decidere nella piena autonomia, senza appiattimenti e senza l'utilizzo delle consulenze ad adiuvandum.
I nuovi saperi, a cominciare dall'impiego dell'Intelligenza artificiale per passare all'evoluzione nel campo giuridico, potranno richiedere anche importanti e specifiche modifiche organizzative. Proprio in questi giorni anche la Consob progetta revisioni organizzative. È immaginabile che Panetta tornerà a sorprendere. (riproduzione riservata)