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Auto elettriche, Tesla contro Byd: chi vince la sfida globale sui veicoli a batteria tra Elon Musk e il colosso cinese

20 ottobre 2023, 20:00

Tesla e Byd si scontrano per il primato globale nella vendita di auto elettriche a batteria. Dopo i dati delle trimestrali, che hanno premiato la società di Shenzhen, ecco un confronto tra gli elementi di forza delle due società: integrazione verticale e costi bassi per i cinesi, appeal da big tech e brand per l’azienda di Musk

La sfida per essere la prima casa mondiale di auto elettriche al mondo non è mai stata così aperta. Da una parte un colosso americano famoso in tutto il mondo, che da anni detiene la leadership globale ma sta iniziando a soffrire. Dall’altra un gruppo cinese emergente, che da anni cresce in modo costante e continua a farlo, minacciando di prendersi la vetta. E così il derby tutto elettrico tra Tesla e Byd è entrato nel vivo.

Byd accelera: gli utili raddoppiano nel terzo trimestre

A dirlo sono gli ultimi dati trimestrali rilasciati in settimana, a nemmeno 24 ore di distanza l’una dall’altra, dalle due società e la reazione opposta con cui il mercato ha accolto questi numeri. Mercoledì 18 le azioni di Byd hanno guadagnato quasi il 7% in borsa, miglior performance da inizio anno, dopo che il costruttore cinese di auto elettriche ha pubblicato utili preliminari record relativi al terzo trimestre dell’anno. La casa che ha sede a Shenzhen ha macinato profitti per 1,6 miliardi di dollari, ovvero il doppio rispetto all’anno prima. In più, nei primi nove mesi del 2023 il profitto è stato di 3,8 miliardi e ha già superato gli utili complessivi del 2022. Numeri dietro ai quali, secondo il gruppo cinese, ci sono le vendite record del terzo trimestre: nonostante un mercato interno che cresce ma a un ritmo sempre più basso, Byd ha venduto 431.603 auto elettriche a batteria, soltanto 3.456 in meno delle 435.059 vendute da Tesla.

Tesla frena: calano i profitti e la redditività

Il colosso guidato da Musk è invece andato ko in borsa (-9%) giovedì 19 dopo che la sera prima Tesla ha rilasciato una trimestrale che ha deluso le aspettative. Lo ha fatto sui ricavi (23,35 miliardi rispetto ai 24 attesi), ma soprattutto sull’utile netto. I profitti sono calati del 44% sull’anno scorso a 1,85 miliardi, perché è proprio sull’ultima voce del bilancio che si va a scaricare l’effetto della politica di tagli ai prezzi adottata da Musk nel tentativo di stimolare la domanda e aumentare le vendite di fronte alla concorrenza che avanza e a Byd che si avvicina (come detto, ormai solo 3 mila auto elettriche vendute in meno). Il problema è che i tagli ai listini senza un proporzionata riduzione dei costi stanno comprimendo i margini di profitto del colosso automobilistico: quello operativo in 12 mesi è sceso dal 17,2% al 7,6%. Ed è questo che la borsa ha punito.

Come per i tradizionali produttori di auto europei e americani, anche per Elon Musk la minaccia più grande arriva quindi da oriente e per darle un volto bisogna fare il nome di Wang Chuanfu, fondatore, presidente e ceo di quello che è diventato il primo produttore cinese di veicoli elettrici. Sarà lui a battere l’uomo più ricco del mondo e a vincere il derby delle auto elettriche tra Tesla e Byd?

I vantaggi competitivi di Byd: integrazione verticale e costi bassi

Sul fronte della capitalizzazione di borsa, in realtà non c’è partita: Tesla vale quasi 700 miliardi di dollari contro i 93 della rivale cinese. «Eppure nel terzo trimestre del 2023 Byd ha quasi venduto come Tesla», sottolinea Gianmarco Roncarolo, analista e responsabile Italia per Graniteshares. Il gruppo cinese ci è riuscito perché «ha una strategia di espansione aggressiva, anche per contrastare gli effetti di un mercato interno che soffre la crisi immobiliare e la difficile ripresa post Covid, puntando a esportare 400 mila veicoli nel 2024», prosegue l’analista, «e ha piani per costruire fabbriche in Brasile e in Thailandia ed espandere la sua presenza europea. Nato come semplice produttore di batterie, Byd è quindi ormai un colosso in grado di far paura a Tesla».

In effetti la storia del gruppo cinese e di come si è evoluto è uno dei suoi elementi di forza. «Uno dei vantaggi principali è la fortissima integrazione verticale della produzione», spiega Roncarolo sottolineando la particolarità di Byd: «La società produce internamente sia le batterie, è il secondo produttore mondiale dopo l’altra cinese Catl, che i chip per i veicoli e in questa direzione va anche il recente acquisto di alcuni rami asiatici di Jabil, società statunitense che produce componenti elettronici». Ed è in questo aspetto che risiede il vantaggio competitivo della rivale cinese di Tesla. «Questo set-up permette un abbattimento dei costi e risparmi di risorse, che si traducono in prezzi di produzione inferiori. Certo, se poi dietro vi siano anche sovvenzioni governative, sarà la Commissione Europea a stabilirlo ed eventualmente a prendere provvedimenti con maggiori dazi. I quali ovviamente rappresentano un potenziale rischio per l’espansione europea della società». Altri punti di forza di Byd sono «un mix di veicoli differenziato, un design che ora sa piacere anche in Europa e l’ingresso nel lusso con il brand Yangwang».

Tesla ha l’appeal dei titoli tech e la forza del brand

Anche Tesla allora dovrà subire inerme l’avanzata cinese? Difficile immaginarlo. «Nonostante i risultati trimestrali deludenti», continua l’esperto di Graniteshares, «rimane indubbiamente all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, in primis per quanto riguarda i sistemi di guida autonoma e gli aspetti relativi all’intelligenza artificiale». Lo dimostra il valore in borsa. «Tesla è chiaramente percepita dagli investitori come più tech e infatti è negoziata ad un multiplo prezzo/utili di circa 70, contro quello di Byd che si aggira intorno ai 30». Questo vuol dire che «il mercato le riconosce un vantaggio competitivo tecnologico, un contesto di operatività meno dipendente da politiche governative e un brand globalmente riconosciuto».

Con lo stop Ue a benzina e diesel nel 2035, le elettriche vivranno una crescita verticale. Di certo le incertezze geopolitiche sulle relazioni commerciali internazionali e i rischi di protezionismo hanno un peso importante su chi avrà più successo nei prossimi anni. «Ma rilevante sarà anche la capacità di espandersi in mercati enormi come l’India e di mantenere redditività pur essendo competitivi sui prezzi», aggiunge Roncarolo, concludendo che «Tesla, almeno per quanto riguarda l’occidente, rimane per ora in una posizione di vantaggio. Ma è anche vero che chi recentemente è stato in centro a Milano non può non aver notato lo store di Byd in Piazza Duomo». Un segnale, anche in Italia, del fatto che Musk non può stare così tranquillo. (riproduzione riservata)



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