Il prelievo automatico dai conti correnti per sanare i debiti con il Fisco non è in manovra, così come promesso dalla premier Giorgia Meloni. In realtà non c'è mai stato. Al limite si permetteva al riscossore, prima di procedere a un pignoramento, di accedere, mediante collegamento telematico diretto, alle informazioni relative alle disponibilità giacenti sui conti correnti del debitore, senza quindi interpellare gli istituti di credito e tagliando potenzialmente i tempi della riscossione. Nella versione definitiva del disegno di legge di Bilancio trasmesso al Senato entra però l'accesso filtrato ai c/c con una procedura di cooperazione applicativa dalla quale è atteso tra il 2025 e il 2026 un gettito complessivo di 729 milioni di euro, di cui 243,11 milioni il primo anno e 486,4 milioni il secondo.
In realtà l'extra-gettito atteso supera il miliardo di euro. Gli uffici della Ragioneria di Stato hanno però deciso, in via prudenziale, di tagliare del 30% le stime perché le procedure e soprattutto le soluzioni applicative saranno decise con decreto ministeriale, sentito il Garante della privacy, che quindi potrebbero attutire l'impatto.
Proprio per la necessità di limare al meglio gli attuativi, nel 2024 continueranno a restare in vigore le attuali modalità di recupero coattivo, che già prevedono un dialogo con le banche. Le nuove regole partiranno quindi soltanto dal 2025.
Non è la sola novità del testo approdato in Parlamento e dal quale il presidente del Senato, Ignazio La Russa, su parere della commissione Bilancio, ha deciso di stralciare la norma sulle donazioni. L'articolo 13, come sottolineato da MF-Milano Finanza, prevedeva che l'azione di riduzione, che può essere richiesta dagli eredi nel caso venga intaccata la legittima, ossia la quota di patrimonio di cui si dispone, non potrà più essere effettuata. Un meccanismo per proteggere terzi che hanno acquisito beni oggetto di donazione, inserito tuttavia in un norma di carattere procedurale che pertanto non può andare nella legge di Bilancio, ma dovrà entrare in uno del decreti collegati come emendamento.
La relazione tecnica che accompagna la manovra dà anche dettagli sull'esclusione dei Btp dal calcolo dell'Isee: avrà un peso irrilevante per chi ha un indicatore di ricchezza familiare basso e sarà più incisivo mano a mano che l'Isee crescerà. La misura costerà 44 milioni in più all'anno per alzare dell'assegno unico per i figli delle famiglie con titoli di Stato in portafoglio.
Si fermano a poco più di 17 milioni la stime, per il 2025, dell'aumento dal 21% al 26% della cedolare secca sugli affitti brevi. La norme, peraltro, spiega che l'incremento scatterà in caso di affitti di più appartamenti, senza specificare, come invece sembrava uscito dal vertice di maggioranza di lunedì 30 ottobre, che la maggiorazione non si applica al primo immobile e lasciando il testo identico a quello delle bozze circolate sabato 28 ottobre.
Sono invece 17mila i lavoratori che si stima possano andare in pensione nel 2024 grazie a quota 103, ossia con 62 anni di età e 41 di contributi. Tale numero salirebbe a 25mila nel 2025. La manovra introduce poi l'obbligo di polizze catastrofali per le imprese e rivedere le garanzie Sace, permettendo al gruppo assicurativo controllato dal Mef assumere impegni fino a 60 miliardi, con una copertura per il 2024 peri a 3 miliardi. Tali copertura saranno in vigore fino al 2029.
Intanto in un prossimo Consiglio dei ministri il governo varerà la governance del Piano Mattei per la cooperazione con l'Africa. Secondo quanto si apprende nella struttura saranno coinvolti tutti i ministeri, la Conferenza delle regioni e delle province autonome, le varie organizzazioni per lo sviluppo, i rappresentati di imprese a partecipazione pubblica, dell'Università, della ricerca, del terzo settore e di esperti di materie che verranno trattate. Lo scopo sarà finalizzare il piano e aggiornarlo in costante dialogo con i Paesi africani. (riproduzione riservata)