BusinessSport system italiano, il business dei Giochi vale tra 1,3 e 2,6 miliardi
Le aziende del Made in Italy sono pronte per la sfida delle Olimpiadi di Parigi, il cui impatto è stimato tra il 10 e 20% su un fatturato di 13 miliardi. «Il 65% dei ricavi viene dall’export», dice Anna Ferrino, presidente di Assosport
Archiviati gli Europei di calcio, purtroppo deludenti per la Nazionale italiana, si avvicina l’appuntamento delle Olimpiadi di Parigi che saranno inaugurate venerdì 26 luglio. L’industria italiana dello sportsystem è pronta per incassare i benefici del più importante appuntamento mondiale per le discipline sportive.
Il boost a cinque cerchi calcolato dalla presidente di Assosport, Anna Ferrino, varia tra il 10 e il 20% dei ricavi totali, che significa un fatturato aggiuntivo compreso tra 1,3 e 2,6 miliardi di euro, il giro d’affari complessivo dello sportsystem italiano è di 13 miliardi di euro, ma salgono a 20 miliardi considerando il contributo delle discipline motoristiche, a seconda dei risultati centrati dagli atleti collegati alle imprese coinvolte.
E questo non dipende necessariamente dai successi azzurri perché, come ha evidenziato Ferrino: «Per quanto possa essere importante il mercato interno, il giro d’affari delle aziende italiane deriva per il 60-65% dall’export e proprio la Francia, che ospita i giochi, è un Paese fondamentale. Si tratta infatti del nostro secondo mercato estero dopo gli Stati Uniti».
A prescindere dagli atleti vincenti, le Olimpiadi rappresentano un momento chiave perché, ha evidenziato la presidente di Assosport: «I giochi sono un grande evento, in grado di spingere la crescita dei praticanti nelle varie discipline sportive. Ora è il momento d’oro del tennis, anche e soprattutto in Italia grazie a Jannik Sinner, ma il ritorno in auge di questo sport favorisce lo sviluppo del padel e del pickleball. I benefici riguardano non solo le aziende che producono abbigliamento e attrezzature ma anche quelle specializzate nella realizzazione di infrastrutture e, infine, tutti gli addetti al training».
Un altro comparto in fase di crescita è quello legato all’arrampicata, diventata uno sport olimpico nei giochi di Tokyo 2020 (disputati l’anno successivo, causa covid) e particolarmente importante per la industry tricolore perché il distretto di Montebelluna è legato a doppio filo con il mondo della montagna. Per il ciclismo, invece, la situazione appare più complessa.
«Dopo tre anni di robusta crescita, una fase di assestamento ci può stare», riconosce Ferrino, che in ogni caso intravede prospettive di rilancio per lo sport a due ruote e quindi per tutta la parte legata all’abbigliamento tecnico e alle protezioni, dove operano aziende italiane leader a livello mondiale. Infine il calcio. Qui le difficoltà per le aziende italiane specializzate sono legate non tanto agli insuccessi della nostra Nazionale, quanto al fatto di dover competere con colossi come Nike e Adidas, che investono in sponsorizzazioni cifre inavvicinabili per i player tricolori.
Ferrino invita i propri associati a non demordere, affermando che: «Si può affrontare la sfida sia con un approccio più territoriale sia con logiche di servizio innovative, come ad esempio sta facendo Macron che è diventata leader globale nel suo ambito, innovando il modello di business della fornitura delle divise alle società sportive. Il calcio offre una visibilità enorme a livello globale e va affrontato seguendo le sue mille sfaccettature». (riproduzione riservata)