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Culture

Daniel Harding vince la sfida del «The Rome Ring»

L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia mette a segno un'inaugurazione che lascia il segno con il Siegfried. Cast stellare e orchestra eccellente sono esaltate dal concept drammaturgico di Vincent Huguet. Che ambienta il monumento musicale di Richard Wagner tra Medioevo e Rinascimento dell’Urbe. Nel ricordo di Giuseppe Sinopoli, che diresse l’opera all'auditorium della capitale negli anni Novanta.

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Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy  ANSC©MUSA)
Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy ANSC©MUSA)

Wagner accende Santa Cecilia con il Siegfried, seconda giornata della Tetralogia dopo La Valchiria dello scorso anno e titolo inaugurale della stagione 2026-27 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Una sfida musicale e produttiva di grande impegno, che conferma la volontà dell'istituzione presieduta da Massimo Biscardi di misurarsi con uno dei monumenti del repertorio operistico, affidando ancora una volta la partitura a Daniel Harding, direttore musicale dell'orchestra.A brillare sopra ogni cosa è proprio la compagine romana. La qualità del suono, la ricchezza delle sfumature e soprattutto una sezione degli ottoni da far invidia alle grandi orchestre tedesche sono il tratto distintivo di una prova di notevole spessore. Harding governa le quasi cinque ore di musica con un equilibrio di concertazione che restituisce trasparenza alla complessa architettura wagneriana, senza rinunciare alla potenza dei grandi episodi sinfonici. Particolarmente suggestivi gli interventi orchestrali che aprono i tre atti e il celebre mormorio della foresta, in cui la natura sembra prendere corpo attraverso il tessuto strumentale.

Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy  ANSC©MUSA)
Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy ANSC©MUSA)

La disposizione delle forze musicali, in una sala da concerto che non dispone di una buca orchestrale, rappresenta una sfida ulteriore. Le voci, collocate su più livelli e distanze, riescono tuttavia a emergere con buona efficacia dal magma orchestrale. Una soluzione che richiama, per la spazializzazione, alcune esperienze storiche di teatro musicale e che consente di seguire con chiarezza i dialoghi, senza sacrificare la densità della partitura. Anche diverse recensioni hanno sottolineato la qualità del lavoro di Harding, in particolare nel secondo atto e nelle pagine del Waldweben, il mormorio della foresta.

Sul versante vocale, tre interpreti meritano una menzione speciale. Michael Volle, già protagonista della Valchiria, disegna un Wanderer-Wotan pensoso, autorevole, lontano da ogni enfasi monumentale: un dio ormai consapevole del tramonto del proprio potere, restituito attraverso una vocalità ricca di sfumature e una notevole intelligenza narrativa. Il Siegfried del tenore americano Clay Hilley affronta con sicurezza una delle parti più impegnative del repertorio tenorile: squillo, resistenza, luminosità degli acuti e una bella capacità di caratterizzare la giovanile irruenza dell'eroe. Terza rivelazione è Anna Kissjudit, Erda dal colore profondo e magnetico, capace di dare alla scena con Wotan una dimensione arcana. Molto efficace anche il Mime di Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, che alterna grottesco e patetico, mentre Wolfgang Koch è un Alberich incisivo e Falk Struckmann un Fafner di notevole presenza. Elisabet Strid dà voce a Brünnhilde nell'ampia scena conclusiva, con una prova di buona tenuta.

Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy  ANSC©MUSA)
Richard Wagner, Siegfried, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, direzione musicale di Daniel Harding, regia di Vincent Huguet, scene di Pierre Yovanovitch, (foto courtesy ANSC©MUSA)

Sul fronte della messa in scena, di per sé eccezionale in una concert hall, Vincent Huguet prosegue il progetto di trasporre le tre giornate del Ring nelle diverse epoche della storia di Roma. Dopo l'antichità della Valchiria, il Siegfried si sposta nella Roma dei papi, tra Medioevo e Rinascimento, con suggestioni vaticane e simboli della storia urbana. Il set firmato da Pierre Yovanovitch attraversa riferimenti che vanno dalle pitture della Villa di Livia a una stilizzata Piramide Cestia, tra architetture, busti e frammenti di romanità. Il Wanderer assume i tratti di un papa rinascimentale, mentre Mime diventa una figura monastica e Brünnhilde una suora. Quest'ultima, addormentata e custodita oltre il cerchio di fuoco, dovrebbe emergere da un sarcofago romano: la soluzione scenica la fa invece apparire da una grande piramide di marmo bianco, con un effetto non del tutto felice.

L'operazione si inserisce in una tendenza internazionale che vede il Ring confrontarsi con la storia e con l'immaginario delle grandi capitali europee. Anche a Monaco di Baviera, nel nuovo ciclo della Bayerische Staatsoper firmato da Tobias Kratzer, il mito wagneriano viene calato nella contemporaneità urbana, fino a evocare le cavalcate delle Valchirie nello spazio cittadino. Il mestiere teatrale di Huguet appare ancora meno affinato rispetto a quello del collega tedesco, ma alcuni spunti sono interessanti: resta da trovare una sintesi più convincente tra la simbologia cristiana e la matrice pagana della saga. Non a caso, alcune delle recensioni uscite dopo le prime rappresentazioni hanno espresso riserve anche severe sulla regia, pur riconoscendo quasi unanimemente il valore della prova musicale.

C'è poi un filo storico che lega questa nuova impresa alla tradizione wagneriana romana: il ricordo di Giuseppe Sinopoli, che aveva diretto Wagner a Santa Cecilia negli anni Novanta e al quale l'Accademia dedica anche una mostra fotografica e documentaria nel foyer, con materiali provenienti dai propri archivi. Un omaggio che restituisce profondità a un progetto destinato a proseguire fino al 2028, quando il Ring sarà completato.

L'inaugurazione wagneriana è anche il biglietto da visita di una stagione che Massimo Biscardi, presidente e sovrintendente dell'Accademia, ha presentato puntando sulla continuità del progetto artistico e su un cartellone di grandi interpreti. Il programma sinfonico prevede 28 appuntamenti, ciascuno replicato tre volte, dal 21 ottobre al 5 giugno. Al centro c'è il bicentenario beethoveniano del 2027, con un percorso che culminerà nella Nona Sinfonia diretta da Harding, ma anche due prime assolute: Viaggio di Carlo Boccadoro e Rischiarare la gioia di Stefano Gervasoni.

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Tra i primi appuntamenti di maggior richiamo c'è il ritorno di Kirill Petrenko, direttore principale dei Berliner Philharmoniker, dal 12 al 14 novembre, con Hindemith, Richard Strauss e la Terza Sinfonia di Schumann, insieme al tenore Benjamin Bernheim. Seguiranno Antonio Pappano, in due programmi, e altri nomi di primo piano come Manfred Honeck, Tugan Sokhiev, Jakub Hruša e Semyon Bychkov. Da segnalare anche il ritorno di Charles Dutoit, che a novant'anni conserva una presenza di grande prestigio, e quello di Martha Argerich, attesa sia nella stagione sinfonica sia in quella cameristica.

Proprio la varietà della proposta cameristica completa il disegno di Biscardi, con il ritorno di grandi pianisti come Grigory Sokolov, Mikhail Pletnev, Nikolai Lugansky e Igor Levit, oltre all'incontro alla tastiera tra Evgeny Kissin e András Schiff. In chiusura di stagione arriverà anche Joe Hisaishi, il compositore giapponese celebre per le colonne sonore dei film di Hayao Miyazaki, sul podio per dirigere le proprie musiche.

Un cartellone che alterna dunque grandi ritorni, anniversari, nuove commissioni e aperture verso pubblici diversi. Ma è Wagner, con il suo progetto pluriennale, a dare il segno più ambizioso alla stagione. E se la scena del Siegfried lascia qualche interrogativo, la risposta musicale di Harding e dell'orchestra ceciliana è già una promessa per le prossime tappe dell'Anello. (riproduzione riservata)


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Orario di pubblicazione: 22/10/2026 09:33
Ultimo aggiornamento: 02/11/2026 19:59
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